Israele e Palestina: raggiunto il cessate il fuoco, quanto durerà?

17/07/2014 di Stefano Sarsale

Israele e Palestina, cessate il fuoco

Gli ultimi avvenimenti. Le Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas, che fino a mercoledì 16 hanno rifiutato in blocco la proposta venuta dall’Egitto di un cessate il fuoco generale, avrebbero ceduto questa mattina. Lo stop ai combattimenti entrerebbe in vigore dalle 06:00 di venerdì 18 luglio. Israele, che già nella mattinata di martedì aveva accettato una prima proposta egiziana di cessate il fuoco con Hamas, aveva visto il rifiuto netto del movimento islamista palestinese. La notizia della possibile accettazione di una tregua – secondo le fonti della BBC – arriva allo scadere di quello che è ormai più di una settimana di guerra (9 giorni), con un bilancio di 227 vittime (più del 2012) e oltre 1.400 feriti (secondo fonti palestinesi). Fino a ieri su Israele è continuata incessantemente la pioggia di razzi di Hamas. Il movimento islamista ha altresì rivendicato il lancio verso lo Stato ebraico di alcuni droni, di cui uno sarebbe stato intercettato ed abbattuto su Ashdod (situata nel Distretto Sud di Israele, sulla costa del Mar Mediterraneo).

La proposta egiziana. È stato l’Egitto a lanciare nella serata di lunedì la proposta di una tregua che sarebbe dovuta iniziare a partire dalla mattina di martedì 15 luglio. L’Iniziativa è stata accolta favorevolmente dal premier israeliano Benyamin Netanyahu. Al contrario, Hamas aveva escluso categoricamente una tale ipotesi senza che prima venisse preso un accordo a tutto campo su Gaza. La proposta egiziana prevedeva uno stop immediato degli attacchi, a cui si aggiungeva la disponibilità ad accogliere, entro 48 ore dall’accettazione della tregua, le delegazioni di alto livello di entrambi gli schieramenti per aprire i negoziati.

IsraeleLe risposte. A questa proposta Israele ha risposto convocando il gabinetto di sicurezza per esaminare le condizioni e a questo proposito è arrivato nella giornata di martedì, al Cairo, il segretario di Stato americano John Kerry per discutere i punti di caduta di un eventuale cessate il fuoco. È stato il braccio armato di Hamas, le brigate Ezzedin al-Qassam, a bocciare nella mattinata di martedì ogni ipotesi di tregua, almeno fino ad oggi.Secondoloro,un cessate il fuoco senza giungere a un accordo definitivo è da escludersi a priori, ha dichiarato il portavoce Fawzi Barhoum. Fortunatamente è stata la logica – oppure l’esaurirsi dell’arsenale a disposizione dei fondamentalisti islamici – a prevalere e questa mattina è stata decisa una tregua temporanea di 5 ore per motivi umanitari (dalle 10:00 alle 15:00) in vista del cessate il fuoco di domani. Tuttavia pochi minuti dopo lo scadere della tregua temporanea, le IDF – Israel Defence Force – hanno annunciato che alcuni razzi partiti da Gaza hanno colpito la città di Ashkelon.

In movimento la diplomazia dell’Unione Europea. A rappresentare la volontà europea di un cessate il fuoco generale e di una seria ripresa dei negoziati che portino alla pace e alla stabilità nell’area, ci sono, a partire dall’inizio della settimana, due ministri degli Esteri della Ue: l’italiana Federica Mogherini e il tedesco Frank-Walter Steinmeier. Quest’ultimo ha fatto un appello da Amman, chiedendo la fine dei razzi su Israele. Per entrambi sono programmati incontri con entrambe le leadership, alle quali saranno portate la volontà europea e del resto della diplomazia internazionale di fermare lo scontro.

Le Nazioni Unite. Anche il Segretario Generale dell’Onu, Ban Ki Moon, ha ribadito l’appello ad un cessate il fuoco immediato. Risale a lunedì 14 la telefonata al presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, al fine di esaminare la situazione e gli ultimi aggiornamenti riguardo gli avvenimenti nella striscia di Gaza. I punti per una possibile intesa – nonostante la distanza tra le parti sussista in questo momento più forte che mai – hanno come punto di partenza l’accordo per il cessate il fuoco che è stato raggiunto nel novembre del 2012, proprio grazie alla mediazione egiziana.

Israele, da parte sua chiede ad Hamas la consegna delle riserve di razzi e lo smantellamento di tutti i tunnel tra la Striscia e Israele. Quella della “smilitarizzazione” di Gaza non a caso è stato uno dei punti ribadito dal Gabinetto di sicurezza israeliano nella riunione che durante la notte di lunedì ha confermato la continuazione dei raid aerei sulla Striscia e il richiamo di altri riservisti. Il ministro della Difesa Moshè Yaalon ha dichiarato, senza giri di parole, che Israele continuerà a colpire Hamas fin quando la sua sicurezza sarà minacciata. Gli islamisti chiedevano al contrario, la liberazione di 56 operativi di Hamas arrestati nuovamente da Israele in Cisgiordania con l’accusa di aver partecipato al rapimento dei tre ragazzi ebrei, liberati in precedenza in cambio del rilascio del militare israeliano Gilad Shalit. Al rilascio si aggiunge poi la richiesta di riapertura del valico di Rafah tra la Striscia e l’Egitto e il denaro per pagare gli stipendi dei circa 40.000 impiegati di Hamas a Gaza.

israele-raidE ora? L’intelligence israeliana ha stimato che circa il 50% dei siti dove vengono costruiti ed assemblati i missili a Gaza (compresi quelli a lunga gittata) sono stati colpiti e distrutti durante il corso dei quasi 1500 raid aerei. Ad Hamas e agli altri gruppi resterebbe circa il 55% dell’arsenale dei razzi stoccati prima che l’operazione iniziasse – ben pochi per pensare di continuare ad attaccare Israele secondo i ritmi dei giorni passati. Nonostante la tenaglia diplomatica continui a stringersi sempre più sul conflitto, la situazione registra quello che è uno scontro durissimo: Gaza è segnata dai raid israeliani dei passati giorni che hanno costretto la popolazione palestinese a chiudersi nelle proprie case. Sul territorio israeliano sono stati lanciati, secondo l’Esercito, centinaia di razzi dall’inizio della settimana. Più di 100 razzi (dei quali solo 15 intercettati dall’Iron Dome) e colpi di mortaio, sono stati diretti verso le zone del centro e del sud del Paese. Sono stati segnalati lanci di razzi anche sul Golan, ma si è poi successivamente appurtato che sarebbero stati lanciati dalla Siria. Dal Libano inoltre è stato lanciato un altro razzo caduto nel nord di Israele, nei pressi della città di Nahariya.

Le prospettive future. Da un punto di vista prettamente militare, la strategia israeliana di colpire Hamas con raid aerei “chirurgici” si sta rivelando un boomerang, dal momento che la capacità connessa a questo modus operandi di eliminare efficacemente le infrastrutture terroristiche della Jihad islamica si sta riducendo sempre di più. Ha inoltre messo Israele in una posizione estremamente scomoda, dal momento che Hamas e altri gruppi terroristici di Gaza hanno efficacemente deciso di usare i civili come scudi umani. Hamas ha anche costruito bunker sotterranei, depositi di razzi e laboratori all’interno di edifici residenziali e ha lanciato razzi da moschee e tetti, rendendo inevitabili le casualità civili.

Smantellamento. Israele ha messo in piedi un’operazione vasta e complessa che si basa sostanzialmente su due pilastri: il primo è quello di battere Hamas da un punto di vista militare, smantellando e distruggendo il maggior quantitativo di armi e razzi in modo tale che, anche qualora Hamas decidesse di far nuovamente fuoco su Israele, la loro capacità offensiva risulterebbe ridotta al minimo. Questo argomento, ovvero il quantitativo di armi distrutte e le capacità offensive legate all’arsenale rimanente, è attualmente oggetto di dibattito in seno al Gabinetto di Sicurezza israeliano. In discussione è stato, inoltre, se tale obiettivo potesse essere raggiunto senza l’ausilio di truppe di terra.

Deterrenza. Il secondo pilastro dell’operazione è la deterrenza: Israele, questa volta, ha deciso di colpire con estrema fermezza e senza esitazioni, in modo tale che in futuro Hamas e gli estremisti riflettano più di una volta prima di provocare Israele. È però evidente che entrambi i pilastri non sono stati fino a questo punto edificati e realizzati in modo efficiente e duraturo. La deterrenza è meno che mai obiettivo raggiunto visto che gli estremisti non solo hanno continuato il lancio di razzi, ma hanno anche rifiutato, in un primo momento, una possibilità di tregua che Israele e parte di Hamas erano più che pronti ad accettare.

Senza l’Egitto, quale futuro? C’è però un elemento, questa volta, capace di fare la differenza in modo sostanziale, che concerne gli armamenti a disposizione e che riguarda l’Egitto. Ogni ora che passa, porta inesorabilmente all’esaurirsi delle capacità militari di Hamas e delle brigate Ezzedin al-Qassam, ma la differenza con quanto è avvenuto le precedenti volte è che essi hanno sempre potuto contrabbandare rapidamente razzi e armi attraverso il territorio egiziano, dotandosi ogni volta dei mezzi per lanciare una nuova offensiva. Con la nuova leadership di al-Sisi la situazione appare, invece, del tutto cambiata.

———-AGGIORNAMENTO———–

In serata, dopo le smentite da parte del premier israeliano della notizia diffusa in tutto il Mondo dalla BBC, l’esercito israeliano ha avviato le operazioni per l’invasione della Striscia via terra.

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Stefano Sarsale

Dopo la laurea triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali a Pisa 2011, consegue quella Magistale presso la LUISS Guido Carli di Roma con votazione 110. Consegue succesivamente una seconda laurea Magistale in Security and Terrorism presso l'università di Kent, Canterbury. Esperienze lavorative presso il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) a Roma, Il Conflict Analysis Research Centre (CARC) a Canterbury, l'nstitute for National SecurityStudies (INSS) a Tel Aviv e l'European Strategic Intelligence and Security Centre (ESISC) a Bruxelles.
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