IS: il confine turco-siriano e il ruolo di Washington e Ankara

16/09/2015 di Stefano Sarsale

Facciamo un punto sulla situazione in Siria, lungo il confine turco: lo Stato Islamico avanza fino a Marea, mentre la base aerea di Abu al-Duhur cade per mano dell’Esercito della Conquista, e lascia Assad ancora più isolato nella zona.

Is

Dalla scorsa settimana i combattenti dello Stato Islamico hanno intensificato gli scontri avanzando fino a raggiungere la città di Marea, situata a circa 25 chilometri dal confine con la Turchia. Marea rappresenta una città chiave lungo un tratto di circa 100 chilometri del confine turco-siriano che la Turchia con l’aiuto degli Stati Uniti intende liberare dalla morsa dei combattenti dello Stato Islamico. L’11 settembre scorso, i combattenti dello Stato Islamico sono infatti riusciti ad entrare nella città anche se sono stati successivamente respinti dai ribelli e dai residenti Marea. In ogni caso, nel corso dell’ultimo mese, i ribelli hanno perso il controllo di tre villaggi siti intorno alla città.

Questi eventi fanno seguito a quanto accaduto sempre la scorsa settimana, il 9 Settembre, quando l’Esercito della Conquista ha preso il controllo della base aerea di Abu al-Duhur, ultima roccaforte delle forze leali a Bashar Al-Assad nella regione dell’Idlib (città della Siria nord-occidentale, situata vicino al confine con la Turchia). L’Esercito della Conquista è composto da una coalizione di gruppi jihadisti capeggiata dal al-Nusra ed è riuscito ad ottenere questa vittoria grazie a alla più fitta tempesta di sabbia degli ultimi 15 anni che si è abbattuta sui territori della Turchia, Siria, Libano e Israele. Le condizioni meteo hanno infatti reso impossibile il volo dei caccia siriani, impedendo di fornire il supporto aereo alle forze di terra e facilitando l’avanzata jihadista. La presa di Abu al-Duhur va inoltre inserita nel contesto generale, caratterizzato ormai da mesi di arretramento delle forze siriane, in particolare nella regione centro-settentrionale del Paese. Motivo di fondo di questa crisi è senza dubbio il logoramento dovuto sia ai lunghi anni di guerra civile, ma anche all’ingrossarsi delle file di coloro che disertano. Per questi due motivi le forze lealiste siriane hanno visto ridurre le proprie file di circa 100.000 unità e di conseguenza la loro efficacia sul campo di battaglia.

Per lo Stato Islamico, la cattura della città di Marea significa compiere un passo per prendere il controllo del vicino valico di frontiera di Bab al-salaama con la Turchia, soprattutto dopo aver perso, durante l’estate, quello di Tal Abyad (sito più di 150 chilometri verso est), conquistato dai miliziani curdi siriani. L’importanza di questi valichi e le strade che conducono ad essi rappresentano svincoli cruciali per lo Stato Islamico, dato che rappresentano le uniche vie di rifornimento per armi e altri beni essenziali. Ad oggi lo Stato islamico controlla un altro valico di frontiera più ad est alla città siriana di Jarablus. Tuttavia, questo è bloccato sul lato settentrionale grazie al recente incremento degli sforzi della Turchia.

Anzitutto, il governo di Ankara ha autorizzato i caccia statunitensi ad appoggiarsi ad una base aerea meridionale, riducendo così drasticamente il tempo necessario per gli aerei da guerra della coalizione per raggiungere un obiettivo nel nord della Siria. A ciò, va aggiunta anche la campagna aerea promossa dalla Turchia stessa, che ha dato avvio ad una serie di raid volti – oltre che su obiettivi curdi – a far arretrare i jihadisti. La coalizione guidata dagli Stati Uniti ha effettuato almeno una dozzina di attacchi aerei contro gli obiettivi dello Stato Islamico, in particolare in prossimità della città di Marea, segno che l’America e i suoi alleati stanno intensificando il sostegno ai ribelli nella zona. Funzionari americani hanno infatti ammesso una sorta di ‘coordinamento’: vi è per essi la possibilità di richiedere supporto aereo durante le battaglie contro Stato islamico. Questo coordinamento va tuttavia inteso con estrema cautela. Un funzionario di alto livello dell’amministrazione statunitense ha infatti ammesso che l’area nord-occidentale della Siria è piena di gruppi in competizione tra di loro per i propri interessi, situazione la cui conseguenza è la difficile individuazione di un partner affidabile. Lo stesso funzionario ha poi aggiunto come gli Stati Uniti abbiano già da tempo cominciato a supportare delle unità siriane nella zona che dovrebbe servire come forze di prima linea contro lo Stato islamico.

La nuova campagna nel nord-ovest della Siria è senza dubbio ancora nelle sue fasi iniziali e sarà necessario attendere prima di vedere effetti concreti sul territorio. Tuttavia la notizia che il 14 settembre raid compiuti dall’aviazione turca nell’ambito della Coalizione internazionale anti-Isis abbiano colpito la ‘capitale’ del Califfato in Siria, Raqqa, fanno ben intendere la portata di questa nuova offensiva.

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Stefano Sarsale

Dopo la laurea triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali a Pisa 2011, consegue quella Magistale presso la LUISS Guido Carli di Roma con votazione 110. Consegue succesivamente una seconda laurea Magistale in Security and Terrorism presso l'università di Kent, Canterbury. Esperienze lavorative presso il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) a Roma, Il Conflict Analysis Research Centre (CARC) a Canterbury, l'nstitute for National SecurityStudies (INSS) a Tel Aviv e l'European Strategic Intelligence and Security Centre (ESISC) a Bruxelles.
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