Irvine Welsh, guardando i treni che passano

26/02/2015 di Isabella Iagrosso

Nato e cresciuto a Leith, Irvine Welsh giunge alla fama grazie a Trainspotting, opera prima scritta mentre si trovava ancora ai servizi sociali, conseguenza di un passato fatto di droga e povertà

Irvine Welsh

Siamo all’inizio degli anni ’90. Gli anni della droga e dell’AIDS. Di Tony Blair e della vittoria dell’Occidente sul comunismo. Siamo ad Edimburgo, in Scozia, più nel dettaglio siamo a Leith, ora distretto della capitale scozzese, un tempo borgo autonomo. Leith è dove Irvine Welsh è nato, cresciuto e ha trascorso l’adolescenza. Forse più famoso da noi qui in Italia per i film tratti dai suoi libri, che per l’attività di romanziere, Welsh giunge alla fama grazie a Trainspotting, opera prima scritta mentre si trovava ancora ai servizi sociali.

Un passato cupo, fatto di droga e povertà. E dalla sua vita, dal punk dei primi anni ’90, dalle esperienze con le sostanze stupefacenti, sono nati i suoi numerosi romanzi che hanno come filo conduttore personaggi disperati, profondamente distrutti dalla vita, dal lavoro, o dalla mancanza di esso, e dalla società del consumismo che in quegli anni raggiungeva il suo apice.

Renton, il protagonista di Trainspotting, è un ragazzo, borghese, nato in una famiglia benestante, da due genitori relativamente acculturati. Eppure non sembra scegliere la strada che ha di fronte. Ha scelto la droga, ha scelto di fuggire dalla realtà e non accettare la filosofia del lavoro, della carriera, della famiglia, del “maxitelevisore del cazzo”. “Io ho scelto di non scegliere la vita: ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?” si chiede all’inizio. Oscilla pericolosamente tra il desiderio di fuggire dalle proprie responsabilità, trovando sollievo nell’eroina e la ricerca disperata di risalire dal baratro in cui sembra essere scivolato.

L’essenza del libro sta proprio nel non avere una risposta alla domanda che si continua a porre: perchè? Quali sono le ragioni che spingono verso la dipendenza?. Non lo sa il protagonista, non ne è a conoscenza l’autore. Tant’è che il suo scopo si allontana da qualunque intento moralizzatore per concentrarsi sull’interiorità dei protagonisti. L’universo dei personaggi di Welsh è tanto variegato quanto uniforme. Nei primi romanzi, come Trainspotting o il suo seguito, Porno, è descritto unicamente il mondo dei giovani, quello che Welsh sentiva più vicino all’epoca. Giovani borghesi, giovani poveri, giovani drogati, giovani alcolizzati. Nessuno si salva. Persino l’unico ragazzo inizialmente immune al fascino dell’eroina e dell’alcol, finisce per rimanere intrappolato nella spirale della droga. Lungi dall’essere romanzi accusatori di una generazione, si configurano piuttosto come piccoli spaccati della quotidianità scozzese. Di un mondo sommerso che stenta a venire fuori per non urtare la sensibilità dei benpensanti. Irvine Welsh ha descritto episodi che ha vissuto in prima persona o che comunque sarebbero potuti accadere nella realtà. I romanzi giovanili erano stati pensati come una raccolta di racconti poi, successivamente, legati da un filo conduttore, fino a divenire un vero e proprio unicum.

La particolarità dello scrittore però non sta tanto nelle storie che racconta, le quali sicuramente hanno le loro peculiarità, quanto nel modo in cui esse vengono narrate. Irvine Welsh non scrive in inglese. O meglio, non nell’inglese ‘british’ che ci aspetteremmo. I suoi romanzi sono in dialetto scozzese, il dialetto di Edimburgo più precisamente. Lo stile è diretto così come il linguaggio. Si alternano volgarità, parolacce, espressioni più che colorite, frasi sgrammaticate, in un testo poco scorrevole anche tradotto in italiano. Le espressioni sono semplici, così come la struttura sintattica, la difficoltà di lettura deriva invece dalla punteggiatura, di cui Welsh spesso abusa. La voce narrante è diversa in ogni capitolo. In ognuno di essi prende voce un personaggio differente, non introdotto dall’autore. Ci si accorge della differenza dal diverso registro linguistico e dalle particolari espressioni verbali che lo scrittore affida a ciascuno.

Ma trainspotting, che vuol dire? Viene considerata l’attività tipica dei disoccupati e consiste nel guardare i treni che passano alla stazione. In un capitolo del romanzo intitolato proprio così, assistiamo ad una scena particolare. C’è il protagonista, Renton, e un suo amico, Begbie, un violento alcolizzato che tende a malmenare chiunque gli rivolga la parola indesideratamente. Alla stazione dei treni di Leith gli si avvicina un barbone che domanda se stessero facendo ‘trainspotting’ appunto. Begbie però stranamente non reagisce, si limita ad andarsene cupo. In realtà quell’uomo era suo padre. Alla fine una causa primaria per il proprio comportamento si trova sempre. E’ la famiglia. La famiglia è presa di mira da Welsh. Begbie è violento ed alcolizzato perchè così era suo padre, oltre ad essere un fallito, sensazione che suo figlio detesta più di ogni altra cosa. Renton è benestante, cerca nell’eroina una via di fuga dall’opprimente monotonia, ripetitività della vita borghese. Si allontana dal consumismo dilagante del ceto medio consumando invece se stesso fino al limite. Spud, come si può evincere dai racconti, è un ragazzo buono ed ingenuo, cresciuto solo dalla madre, una signora povera quanto ignorante. Così è suo figlio. Ignorante, incapace di compiere le proprie scelte in modo autonomo, si lascia influenzare dai suoi amici.

Cosa rimane da fare a questa generazione fallita, che si trascina per le strade di una Edimburgo decadente quanto viva (e vivace), ma di cui non riesce ad assaporare il gusto? Guardare i treni che passano, guardare la loro vita passare, senza mai sentirsene pienamente padroni.

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Isabella Iagrosso

Nasce a roma il 19/03/1994, iscritta alla facoltà di scienze politiche della Luiss Guido Carli. Appassionata di viaggi e di culture straniere. Da sempre coltiva l'interesse per tutto ciò che riguarda l'estero e le relazioni internazionali
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