Irlanda: la crescita non serve, se non c’è consenso

29/03/2016 di Alessandro Mauri

Il Pil dell'Irlanda corre, ma la popolazione non è contenta. Serve coniugare crescita economica e consenso per avere stabilità politica

Il PIL dell’Irlanda crescerà per il secondo anno consecutivo più del 7%. Il risultato del 2015 (+7,8%) ha superato anche la crescita di molti paesi emergenti, compresa la Cina. Si tratta tuttavia di una crescita anomala, che non soddisfa i cittadini.

Ritorno ai vecchi fasti – Dopo essere cresciuta del 7% nel corso del 2014, nel 2015 l’Irlanda ha sfiorato l’8% di crescita del PIL, con una accelerazione nell’ultimo trimestre del +9%. Numeri assolutamente fuori portata per qualsiasi altro paese europeo, ma anche per buona parte degli emergenti, sempre più in difficoltà in seguito all’aumento dei prezzi delle materie prime e alla stagnazione globale. Risultati simili in quel di Dublino non si vedevano dagli anni ’90, quando la “Tigre celtica” rivaleggiava con le rampanti “Tigri asiatiche”, eppure le differenze con quel periodo sono notevoli, come dimostrano i risultati delle elezioni dello scorso mese, che hanno clamorosamente bocciato l’operato del governo presieduto da Edna Kelly, e lasciando l’Irlanda in un preoccupante stallo politico.

Dalla crisi alla ripresa – Se si guarda ai motivi che avevano portato l’Irlanda a crescere anche del 10% durante gli anni ’90, si può notare come essi siano ben diversi dai driver di crescita dell’ultimo periodo. La spinta principale, all’epoca, è infatti venuta dal settore edilizio, drogato da un’eccessiva concessione di crediti, che si sarebbero drammaticamente rivelati essere inesigibili, portando al crollo nel 2008. Quindi una crescita non sostenuta da un effettivo stato di salute dell’economia, o da un aumento della produttività e della competitività, ma semplicemente ottenuta gonfiando artificialmente la domanda. Il quasi default del Paese ha reso necessario l’intervento di Ue e Fmi, con un’operazione da 70 miliardi di euro, ottenuti in cambio di riforme e politiche di austerity. Grazie a queste politiche l’ Irlanda è tornata a crescere, ma i sacrifici continuano a pesare su buona parte della popolazione.

Un nuovo modello – Il nuovo modello di sviluppo irlandese è infatti ora basata sulla presenza massiccia di multinazionali, specialmente quelle legate al settore del web e a quello farmaceutico, che sono state attirate nel Paese principalmente grazie a una politica fiscale estremamente favorevole. Nonostante gli indubbi benefici in termini di crescita economica e di possibilità di lavoro che questo comporta, la presenza di multinazionali fortemente incentrate sulle esportazioni non permette a buona parte della classe media di beneficiare della crescita del Paese, ma devono ancora fare i conti con l’onda lunga dell’austerity. Resta inoltre sullo sfondo lo spettro di una possibile instabilità politica, con la possibilità che un eventuale uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea comporti nuove divisioni e conflitti tra cattolici e protestanti nell’Irlanda del Nord.

La situazione dell’Irlanda spiega bene l’immobilismo di altri Paesi europei nell’implementare politiche di austerity: sebbene i risultati da un punto di vista economico siano positivi, da un punto di vista politico non conviene, in quanto buona parte della popolazione potrebbe non gradirne il prezzo. Al contrario politiche economiche basate sull’espansione forzata della domanda sono politicamente accettabili, ma economicamente negative, come dimostrato dalla crisi del 2008. Un buon mix di politiche di risanamento dei conti pubblici e di incentivi alla crescita (specialmente in termini di riduzione delle tasse), è invece la via auspicabile per coniugare stabilità politica e stabilità economica.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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