Il caso Irlanda-Apple contro la Commissione europea

20/12/2016 di Alessandro Mauri

La sfida tra Irlanda ed Apple da una parte e Commissione europea dall’altra sulla tassazione delle multinazionali è un ulteriore evidenza di quanto l’Europa non sia in grado di gestire una politica economica unitaria e condivisa.

Apple Irlanda

La multa record – Lo scorso agosto la Commissione europea aveva multato il colosso della tecnologia Apple, ingiungendole di pagare 13 miliardi di euro di imposte non versate in Irlanda. Secondo l’Europa infatti l’azienda di Cupertino avrebbe beneficiato di un trattamento fiscale di favore da parte dell’ Irlanda. Nei prossimi giorni dovrebbero essere rese note le motivazioni che hanno portato ad una tale decisione ma, qualunque siano i dettagli, è evidente come la multa rientra in una più vasta lotta alle multinazionali informatiche e tecnologiche, che aggirano costantemente le leggi fiscali comunitarie, con il risultato di pagare al fisco una cifra irrisoria rispetto ai volumi fatturati. Nonostante questo nel caso dell’ Irlanda si tratta di una questione leggermente diversa: non sarebbe stata Apple a sfruttare i cavilli delle leggi fiscali, bensì il governo stesso ad accordare alla Mela un trattamento fiscale di favore.

Il doppio ricorso – Per questo motivo non solo Apple, come comprensibile, ma anche la stessa Irlanda ha annunciato ricorso contro la decisione della Commissione, contestando i due pilastri su cui si basa.  Se il primo punto riguarda la differente interpretazione del sistema fiscale irlandese, e quindi basato sui dettagli delle norme fiscali (per Dublino non c’è stato alcun accordo con Apple, ma si tratterebbe del normale regime previsto per le imprese non residenti), il secondo punto, se accolto, potrebbe portare alla luce l’ennesima criticità del sistema Europa. L’ Irlanda accusa infatti la Commissione di ingerenza nelle politiche nazionali, e di cercare di influenzare decisioni sulle quali non avrebbe competenza. La stessa commissione infatti, non potendo intervenire direttamente sul sistema fiscale irlandese ha utilizzato come pretesto per multare Apple la normativa sugli aiuti di Stato.

Competenze di altri – E’ proprio questo secondo punto su cui la Commissione perde la sua credibilità, non solamente in quest’occasione. Sebbene il principio di tassare in maniera equa le multinazionali sia assolutamente condivisibile, il metodo con cui viene perseguito è altrettanto discutibile: se la commissione non ha i poteri per intervenire dovrebbe astenersi da astrusi giochi di interpretazione. Fino a prova contraria gli Stati hanno ancora discrezionalità su come costruire i propri sistemi fiscali, e non spetta alla Commissione modificarli in maniera più o meno diretta. La strada, molto lunga e tortuosa, di una omogeneizzazione delle politiche fiscali europee è l’unica percorribile in questo senso. In caso contrario il rischio è quello di essere percepiti come una mera burocrazia che impone la propria visione senza averne i poteri e la legittimità.

E’ evidente inoltre un’altra, forte incongruenza: la commissione, negli ultimi anni, si è mostrata sempre una decisa sostenitrice del libero mercato, e la possibilità per i paesi di studiare incentivi fiscali per attirare le imprese segue proprio questa via. Punire Stati, come l’ Irlanda, che sono in grado di garantire regimi fiscali favorevoli per non danneggiare troppo altri stati gravati da un peso enorme del pubblico (che deve essere mantenuto da una elevata tassazione), è esattamente l’opposto del libero mercato. Qualunque imposizione dall’alto, con o senza legittimità, è inoltre percepita come un’ingerenza difficilmente tollerabile dall’opinione pubblica, contribuendo ad aggravare il già ben presente anti-europeismo.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.