Iraq, Califfato e cristiani: dov’è l’Europa dei valori di Renzi?

08/08/2014 di Andrea Viscardi

Ad un mese dal discorso di insediamento a Strasburgo di Matteo Renzi, gli Stati membri (ed il Premier) tacciono rispetto alla situazione dei cristiani perseguitati dal nuovo Califfato Islamico

La persecuzione dei cristiani in Iraq e il silenzio europeo

Europa, Iraq, Cristiani e Califfato. Che cosa vedremmo se l’Europa si facesse un selfie? Oggi, forse, solo un grande velo di vergogna a coprire i volti dei leader dei 28. “Voi rappresentate un faro di civiltà, la civilizzazione della globalizzazione. Se di fronte ad una donna ferma da quattro anni perché cristiana, non vi è l’Europa che si indigna, vuole dire che noi non stiamo corrispondendo al nostro destino. Se di fronte alle ragazze in Nigeria, rapite perché educate secondo i valori occidentali, non c’è la nostra reazione, non possiamo definirci degni della grande responsabilità che abbiamo.” Con queste parole il premier aveva inaugurato – tra gli applausi – la parte conclusiva del proprio discorso a Strasburgo ma oggi, a distanza di poco più di un mese, l’Europa (e Matteo Renzi) sembrano aver pronunciato, per l’ennesima volta, quegli “slogan vuoti, quelle frasi fatte e parole retoriche” verso cui era stato portato il j’accuse del Segretario del PD.

Cristiani e persecuzioni. Ecco, allora, che dopo la gestione fallimentare e tardiva della crisi ucraina – e l’interesse marginale verso quella palestinese – vi è la possibilità, almeno a parole, di prendere una durissima posizione verso il genocidio che avviene nei territori contesi – e conquistati – dall’ISIS o, meglio, da quello che si è proclamato il nuovo Califfato Islamico. Vittime? I cristiani. Quelli le cui persecuzioni – non si comprende bene il perché – l’Occidente ha sempre ignorato: pensiamo alla triste escalation degli ultimi anni in Nigeria, ma anche alle situazioni in Egitto, in Siria e, non per ultimi, nel Pakistan e in Nord Corea. Basti pensare che si parla, tra il 2001 e il 2010, di oltre 100 mila cristiani assassinati per la loro fede. L’Europa, però, se ne dimentica. Ed oggi, innanzi alla fuga e alla persecuzione di centomila persone, tutto tace.

Qaraqosh, cristiani e Iraq
fonte: jadaliyya.com

Il Califfato anti cristiano. È infatti questo il numero, approssimativo, della diaspora che sta avvenendo nel nelle città dell’Iraq del Nord, innanzi all’avanzata dell’esercito islamista e alla conquista di Qaraqosh e dei centri urbani attigui, nella piana di Ninive. Un territorio la cui presenza cristiana è antichissima e che vive oggi un dramma senza precedenti. Il disastro umanitario vissuto dai cristiani e dalle minoranze curde nei territori conquistati nelle scorse settimane – in particolare a Mosul – è semplice, e le opzioni, sostanzialmente, due: o i fedeli di altre religioni pagano una tassa, la cosiddetta jizyah, sproporzionata e insostenibile (circa 250 dollari) oppure accetta la conversione o l’espulsione, vedendosi requisiti tutti i beni. Intanto, un gran numero di donne rapite, è stato messo in vendita nei mercati di Mosul. Ora è la volta dell’antica città assira: saccheggi e rapine, distruzione dei simboli religiosi della città e una buona percentuale dei profughi che, ora, rischia la vita per mancanza di cibo e sete. Fonti dell’Unicef affermano che le prime decine di vittime, per lo più bambini, si siano già registrati nelle ultime ore.

In Europa, solo Hollande. Fa specie che, innanzi a tale situazione, potenzialmente più grave – anche da un punto di vista geopolitico – di quella vissuta a Gaza, l’Europa e l’Italia continuino a mantenere il proprio silenzio, o comunque a titubare nel prendere una posizione autorevole. Significativo, ancora di più, che solo nelle ultime ore vi sia stata una prima mossa da parte di Hollande e della Francia – storicamente protettrice dei cristiani in medio oriente. In contatto con il leader curdo iraqeno Massud Barzani, il presidente francese si è dichiarato pronto ad appoggiare e portare sostegno al combattimento contro le forze islamiste del Califfato, anche se non è ben chiaro secondo quali modalità. E mentre Obama pensa a mirati raid aerei, è proprio la Francia a chiedere una convocazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, prevista per la giornata odierna. Per il resto, il Continente culla del cristianesimo stende innanzi a sè un velo di vergogna, dietro al quale può solo nascondersi.

Ma l’Europa dei valori di Renzi? Fa ancora più specie il comportamento del nostro Premier che, dopo il giusto discorso di Strasburgo, dimentica le sue stesse parole. Troppo impegnato dietro alle riforme al vaglio in Parlamento e ad ascoltare i richiami di Mario Draghi, il premier e l’esecutivo non prendono posizione, nè lanciano, perlomeno, appelli perché l’Europa e gli Stati Membri facciano qualcosa. Così, le parole di Papa Francesco per richiamare l’attenzione su quanto sta accadendo restano, al momento, per lo più inascoltate. Il nostro ministro degli esteri, le poche volte che si è espressa, l’ha fatto per lo più in termini politici e generalisti, evitando la questione cristiani; mentre il vice ministro Pistelli, quasi in sordina, si reca in Iraq anche per esprimere la vicinanza di Roma e, da Erbil, descrive una situazione drammatica, pur affermando il ruolo e l’impegno crescente della comunità internazionale. Ma chi lo dice, ora, a Matteo Renzi, che il suo silenzio è quanto lui stesso condannava solo trenta giorni fa, ed è inaccettabile per un’Europa (ed un’Italia) che deve riscoprire, anzitutto, i propri valori?

The following two tabs change content below.
Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus