Iran: fine delle sanzioni, inizio delle opportunità

21/01/2016 di Alessandro Mauri

In Iran, in seguito alla riduzione delle sanzioni, si apre la corsa agli investimenti: un'opportunità per tutti

La fine delle sanzioni all’Iran avvenuta lo scorso 17 gennaio, ma che procederà gradualmente, apre enormi opportunità per le imprese Occidentali, pronte a fare affari con Teheran. Operazioni che non riguardano solo il petrolio, ma gran parte delle infrastrutture e dei settori ad alto contenuto tecnologico.

La fine delle sanzioni – La storia delle sanzioni imposte all’Iran risale ormai agli anni ’70, quando in seguito alla rivoluzione Khomeinista furono introdotte le prime restrizioni, ed è continuata negli anni per via delle violazioni dei diritti umani prima e dello sviluppo di tecnologie nucleari dopo. La svolta di questi ultimi mesi tuttavia ha sbloccato gran parte delle sanzioni all’ Iran, che in realtà verranno rimosse gradualmente e solo se il processo di arricchimento dell’uranio verrà portato avanti effettivamente per scopi civili. Restano ancora in vigore le sanzioni che gli Stati Uniti avevano imposto in precedenza, anche se sono state fatte aperture anche in questo senso, e dunque l’Europa parte in una situazione di vantaggio sulle nuove commesse. Cina e Russia continueranno a fare affari con l’Iran, come già avveniva in questi anni. La fine delle sanzioni permetterà anche lo scongelamento di attività finanziarie detenute da istituzioni iraniane all’estero – tra queste la banca centrale del Paese – per cifre che variano secondo le stime tra i 30 e i 100 miliardi di dollari.

Tecnologie da rinnovare – A questo punto l’Iran deve recuperare oltre trent’anni di limitazioni varie, e le imprese Occidentali sono pronte a ricevere commesse in ogni settore e a sfruttare tutte le opportunità di investimento che si presentano nel Paese degli Ayatollah. Innanzitutto i settori dei trasporti, sia privati che pubblici, richiedono un rinnovo pressoché totale delle dotazioni attuali: dalle automobili alle ferrovie, passando per l’aeronautica, l’Iran è pronto a mettersi al passo con i tempi, e intende farlo in breve tempo. Per quanto riguarda l’automotive, le previsioni parlano di oltre 2 milioni di immatricolazioni l’anno, nettamente superiori anche agli 1,5 milioni del periodo che ha preceduto le sanzioni sul nucleare, proprio per la necessità di rinnovare le 14 milioni di vetture in circolazione. Anche il settore del trasporto aereo richiede massicci investimenti per rinnovare la flotta, tanto che l’Iran dovrebbe acquistare nei prossimi anni circa 400 aerei, di cui 114 già annunciati da Airbus. E un discorso analogo si può fare per il trasporto ferroviario, che necessità sia di nuovi mezzi, che del rinnovo della rete ferroviaria: in tutti e tre i settori le imprese europee sono già pronte ad intervenire.

Gap tecnologico – Trent’anni di sanzioni hanno inoltre causato un enorme divario tecnologico rispetto alle altre economie mondiali. In particolare, l’Iran deve adeguare i suoi impianti petroliferi ai moderni sistemi di estrazione, per poter rilanciare le estrazioni, che sono crollate negli ultimi anni, fino a toccare gli 1,4 milioni di barili al giorno, contro i 6 milioni degli anni ’70. Il crollo del prezzo del petrolio in realtà ha raffreddato le iniziali previsioni di aumento della produzione, ma restano da sfruttare giacimenti pari all’11,4% delle riserve mondiali provate, per cui le grandi società petrolifere e l’indotto legato ai servizi per il miglioramento delle reti hanno già iniziato a incontrare rappresentanti del governo per pianificare gli investimenti.

Il ruolo dell’Italia –  Si aprono opportunità molto interessanti anche per l’Italia: secondo uno studio di Sace – società del Gruppo Cassa depositi e prestiti attiva nell’export credit, nell’assicurazione del credito e nella protezione degli investimenti – l’incremento delle esportazioni in Iran potrebbe toccare i 3 miliardi di euro da qui al 2018. La crisi economica ha fatto diminuire la presenza italiana in Iran, anche se al momento si tratta del nono Paese esportatore nei confronti di Teheran, ma non mancano le opportunità di recuperare posizioni, specialmente grazie alla meccanica strumentale e ai trasporti.

La fine dello scontro, in buona parte ideologico, che ha visto contrapposti Iran e Stati Uniti (e i suoi alleati), rappresenta non solo un importante evento politico, ma soprattutto economico. Ora dipende dalla capacità dei singoli Paesi di supportare le proprie imprese in una vera e propria corsa all’oro iraniano.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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