Vaticano: al via le riforme di Papa Francesco

13/07/2013 di Luca Tritto

Ior, Codice Penale e trasparenza. Svolta epocale

Quando venne eletto dal Conclave, in Jorge Mario Bergoglio si riposero tutte le speranze per il rinnovamento della Chiesa Cattolica, dopo l’input fornito da Benedetto XVI. Il Papa Emerito, non riuscendo a reggere la pressione fisica e psicologica, ha reso un grande servizio alla Chiesa cedendo il passo a qualcuno che fosse più giovane, più vicino all’ala pastorale della comunità cattolica, in modo tale da rifondare la Curia Romana, troppo rosa da lotte di potere e lati oscuri. In questi giorni, dopo lo storico viaggio di Lampedusa – macchiato solo da affermazioni poco consone di alcuni politici – dalle parole si è passati ai fatti. La rifondazione di Papa Francesco prende forma.

Lo IOR – L’Istituto per le Opere Religiose, divenuto sempre più famoso per episodi negativi come il transito della maxi-tangente EniMont, è tornato alla ribalta per le lotte di potere svelate dalle carte trafugate dal maggiordomo di Sua Santità, Paolo Gabriele. Dalle veline e dalle ricostruzioni, sembra che lo IOR sia stato un vero e proprio campo di battaglia di interessi occulti aventi poco o niente a che fare con la missione evangelica dell’Istituto. In questi giorni, a seguito dell’arresto e al congelamento dei conti di Monsignor Scarano, accusato di voler far entrare in Italia 20 milioni dalla Svizzera, si sono accelerate le mosse per rimettere ordine. “San Pietro non aveva un conto in banca” ha affermato Papa Francesco. Da qui si sono svelate le carte: il Presidente Ernst von Freyberg, Cavaliere del Sovrano Militare Ordine di Malta, ha annunciato il piano di “Tolleranza Zero”. Il Promontory financial group sta operando una serie di accertamenti per rilevare eventuali operazioni sospette legate all’attività di riciclaggio. Già Ratzinger, nel 2010, aveva fatto conformare lo IOR alle direttive europee in materia di trasparenza e antiriciclaggio. Ora, per come deciso da Bergoglio, l’Istituto dovrà occuparsi solo ed esclusivamente delle opere a carattere evangelico e pastorale. Non più conti gestiti da fondazioni di dubbia consistenza. Non più strani passaggi di denaro. Tutto avverrà alla luce del sole.

La riforma del codice penale – A seguito dello scandalo di Paolo Gabriele, si è deciso innanzitutto di inasprire le pene per chi ruba documenti riservati o li divulga. Il rischio è di 8 anni di reclusione. La svolta più importante, però, del Motu Proprio di Papa Francesco, è l’abolizione dell’ergastolo. Il massimo della pena ora previsto è di 35 anni di reclusione. Inoltre, lo Stato Vaticano si apre alle convenzioni internazionali in molte materie, introducendo nuovi reati. Si va dalle quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 contro i crimini di guerra, passando per la Convenzione internazionale del 1965 sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale, alla Convenzione del 1984 contro la tortura e, infine, alla Convenzione del 1989 sui diritti del fanciullo.

La tutela dei minori – Sempre per rimediare a precedenti scandali – in questo caso quello della pedofilia – il Santo Padre ha voluto rafforzare gli strumenti contro questo fenomeno, specificando le fattispecie di reato: la vendita, la prostituzione, l’arruolamento e la violenza sessuale in loro danno, la pedopornografia, la detenzione di materiale pedopornografico e gli atti sessuali con minori. Un grande segnale. Come per gli altri casi, viene ripresa l’iniziativa di Benedetto XVI, ora finalmente portata a compimento.

Tutte queste novità, avranno valore sia sul territorio della Città del Vaticano, sia nei confronti dei Nunzi Apostolici – l’equivalente degli ambasciatori – sparsi in tutto il mondo, oltre che dei dipendenti delle nunziature e della Curia Romana. In tal modo, si vuole favorire l’attività di indagine e accertamento operata dalla Santa Sede nei confronti di tutti coloro che operano e lavorano in Suo nome.

Dalle parole ai fatti. Il Pontificato di Papa Francesco sembra stia mettendo in pratica ciò che tutti desideravano. Una Chiesa aperta, all’avanguardia, ma anche attenta a perseguire, tornando all’umiltà delle origini, la Sua missione apostolica nel mondo.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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