Invecchiare risparmiando: la sfida del futuro

23/11/2014 di Pasquale Cacciatore

Creare strutture per i pazienti geriatrici può essere, a livello programmatico, un’ottima scelta per il futuro del nostro sistema sanitario nazionale. Non solo per evitare che i pazienti in fin di vita si spengano in ospedale ma, soprattutto, come un salvadanaio per le casse dello Stato.

Anziani e assistenza sanitaria

Siamo una popolazione di vecchi, e questa è oramai cosa risaputa. Il tasso demografico di crescita italiano è uno dei più bassi al mondo: se non ci fossero gli immigrati a ripopolare il nostro territorio, nel giro di qualche generazione forse vedremmo chiudere tutti gli asili nido. L’offerta sanitaria, però, evolve contestualmente alla società; per una società di anziani, dunque, è necessario una programmazione per anziani. È quello che – in modo molto caotico – si sta tentando di fare per il futuro, con un graduale shift delle prestazioni assistenziali per la popolazione geriatrica che permetta di diminuire i costi a carico del SSN, riducendo le ospedalizzazioni e favorendo la cura sul territorio, con pazienti anziani sempre più spesso assistiti in residenze protette o ospizi.

La domanda che sorge spontanea, però, è se effettivamente strutture del genere, dove i pazienti anziani possano condurre dignitosamente gli ultimi anni della loro vita, senza gravare sulle spalle della famiglia – perché, purtroppo, al momento accade quasi sempre questo nel nostro Paese -, possano essere economicamente vantaggiose. In altre parole, morire in ospizio o residenza costa meno alle tasche dei contribuenti che morire dopo un’ospedalizzazione post-chiamata del 118? Studi economico-clinici sono sempre stati particolarmente ambivalenti da questo punto di vista. Un recentissimo studio su JAMA, importante rivista medica americana, ha tentato ultimamente di rispondere a questo quesito. Due gruppi, composti ognuno da più di 18 000 pazienti americani con cancro metastatico, sono stati confrontati sulla base dell’accesso o meno in una struttura protetta, e i pazienti seguiti nel corso del tempo fino alla morte.

I pazienti in ospizio avevano dimostrato meno ospedalizzazioni e meno della metà di ricoveri in terapia intensiva, con una riduzione totale di più del 50% dell’assistenza e cinque volte meno probabilità di morire in ospedale. Il tutto, ovviamente, con un risparmio di circa 8700 dollari a paziente; se si moltiplica questa cifra per il numero di pazienti geriatrici, allora escono fuori milioni di dollari (o euro, nel nostro Paese) che non farebbero certamente male al SSN. Una differenza, fra i pazienti assistiti o no, sostanziale anche se si vanno ad analizzare i dettagli: meno procedure invasive, meno ricoveri intensivi, minor probabilità di morire in ospedale (e farlo, magari, nella propria casa).

Ovviamente, uno studio del genere ha un bias di fondo: non è possibile assegnare a priori un paziente ad una residenza o meno, perché si tratta comunque di una scelta autonoma che incide profondamente sulla vita del malato. I due gruppi analizzati, necessariamente, erano composti da persone diverse. Eppure, i dati ricavati, al netto di ogni contaminazione d’errore, hanno permesso di dimostrare un dato che sembra sempre più concreto: creare strutture per i pazienti geriatrici può essere, a livello programmatico, un’ottima scelta per il futuro del nostro sistema sanitario nazionale. Tanto più, come scritto, in un Paese vecchio come l’Italia. Non solo, sentimentalmente, come uno strumento per evitare che i pazienti in fin di vita si spengano in ospedale, ma, pragmaticamente, come un salvadanaio per le casse dello Stato. Letta così, magari la questione può risultare particolarmente interessante ai piani alti del potere.

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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