L’invecchiamento frenerà la crescita mondiale

28/08/2014 di Federico Nascimben

Secondo un rapporto di Moody's l'aumento dell'età media della popolazione ridurrà la crescita dell'economia mondiale nei prossimi due decenni

L’agenzia di rating Moody’s ha pubblicato un rapporto in cui si sostiene che l’invecchiamento della popolazione frenerà la crescita dell’economia mondiale nei prossimi due decenni: il “dividendo demografico“, dopo aver guidato lo sviluppo economico nel passato, si è ora trasformato in una “tassa demografica” che rappresenterà un freno alla crescita nella maggior parte dei Paesi di tutto il mondo.

Secondo la definizione data dall’ONU, “stanno invecchiando” (aging) gli Stati in cui gli ultra sessantacinquenni rappresentano almeno il 7% della popolazione; mentre vengono considerati “anziani” (aged) quelli in cui tale rapporto è pari almeno almeno al 14%, e “super-anziani” (super-aged) quelli in cui viene superata la soglia del 20%. Delle 112 economie recensite da Moody’s, a partire dal 2015, 68 rientreranno nella prima definizione (60% del totale); di queste 34 saranno “anziane” e 5 “super anziane”.

Attualmente i Paesi “super-aged” sono 3 (Germania, Italia e Giappone), ma dal prossimo anno si aggiungeranno Finlandia e Grecia; entro il 2020 troveremo Bulgaria, Croazia, Francia, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia e Svezia; ed entro il 2025 si aggiungeranno Austria, Belgio, Canada, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Hong Kong, Ungheria, Polonia, Spagna, Svizzera e Regno Unito.

Com’è possibile notare dalla figura 1, attualmente gli Stati “anziani” sono soprattutto europei; i pochi non europei sono Australia, Canada, Cuba, Hong Kong, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Uruguay.

Figura 1: invecchiamento della popolazione mondiale. Fonte: elaborazione Moody's investors service su dati ONU.
Figura 1: invecchiamento della popolazione mondiale.
Fonte: elaborazione Moody’s investors service su dati ONU.

Nel 2015, fra i cinque Paesi in cui più del 20% della popolazione sarà ultra sessantacinquenne troviamo: Giappone (26,4%), Italia (21,7%), Germania (21,4%), Finlandia (20,4%) e Grecia (20,2%). Il Belpaese vedrà salire tali cifre al 24,4% nel 2025 e al 26,8% nel 2030. Si segnalano le previsioni, particolarmente elevate in termini d’età, per Germania (28,2% al 2030) e per il “super-aged” Giappone (30,7%, problematicamente vicino al terzo della popolazione).

Com’è possibile notare sempre dalla Figura 1, l’invecchiamento non è solo un problema delle economie sviluppate, molti mercati emergenti infatti sono già classificati come “aging” ed, in alcuni di essi, il ritmo di invecchiamento è addirittura superiore rispetto a quello dei Paesi del primo mondo. Come indicato nel rapporto, “la transizione demografica, frequentemente considerata un problema di lungo termine, è già in atto“. Secondo Elena Duggar, Senior Vice President di Moody’s, ciò “rallenterà significativamente la crescita economica: le stime mostrano che l’invecchiamento ridurrà la crescita complessiva annuale dello 0,4% nel 2014-2019 e ben dello 0,9% nel 2020-2025“.

Secondo le previsioni di Moody’s, “la crescita della popolazione mondiale in età lavorativa fra il 2015 e il 2030 sarà la metà di quella dei precedenti quindici anni (cioè 13,6% vs 24,6%). Tutti i Paesi, eccetto una manciata in Africa, si troveranno ad affrontare una crescita più lenta o in calo della popolazione in età lavorativa“. Il rallentamento dello sviluppo economico sarà causato sia dalla minore offerta di lavoro, sia dal declino del tasso di risparmio che, conseguentemente, ridurrà gli investimenti.

Secondo Madhavi Bokil, Assistant Vice President di Moody’s, “le riforme che nel medio periodo migliorano il tasso di partecipazione alla forza lavoro, ottimizzano le migrazioni e migliorano i flussi finanziari possono parzialmente mitigare l’impatto dell’invecchiamento della popolazione sulla crescita economica. Inoltre, nel lungo periodo, l’innovazione e il progresso tecnologico che portano ad un incremento della produttività, hanno il potenziale per ridurre gli effetti negativi derivanti dai rapidi cambiamenti demografici“.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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