L’inutile bad bank all’italiana

04/02/2016 di Alessandro Mauri

La bad bank uscita dalla trattativa fra l'Italia e la Commissione europea non porterà grandi benefici alle banche: analisi di uno strumento costruito al ribasso

Le trattative tra il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e la commissione europea hanno portato ad un’intesa sulla bad bank che dovrebbe aiutare il sistema bancario italiano a liberarsi dal peso enorme delle sofferenze. Ma la soluzione trovata pare essere al ribasso.

Le trattative – Per giungere all’accordo sulla bad bank le trattative sono state più lunghe e complicate del previsto, a testimoniare l’ampia divergenza di vedute. La necessità di creare un meccanismo che fosse in grado di aiutare le banche a ripulire i propri bilanci da crediti deteriorati entra in conflitto con le regole europee in tema di aiuti di Stato, per cui non è stato possibile portare avanti una piena garanzia pubblica sull’acquisto di sofferenze. Al tempo stesso non era ragionevole imporre prezzi di vendita troppo bassi, come invece voleva la Commissione, perché questo avrebbe comportato ulteriori, e insostenibili, perdite al sistema bancario italiano.

Dettagli da definire – Un altro sintomo della difficoltà di giungere ad un compromesso è rappresentato dal fatto che i dettagli tecnici della nuova bad bank non sono stati trattati durante l’incontro tra il ministro Padoan e la commissione. Questo non è un aspetto secondario, in quanto sulla base dei meccanismi scelti, e sull’effettivo valore delle garanzie e dei crediti ceduti, l’impatto della bad bank potrà essere effettivamente efficace o meno. Sicuramente si tratterà di creare un soggetto apposito con il compito di acquistare i crediti deteriorati dalle banche, finanziando tale acquisto mediante l’emissione di titoli finanziari, che saranno ceduti sul  mercato. Il tutto coadiuvato da una garanzia statale che è prevista solamente per la tranche senior dei titoli emessi, vale a dire quella con maggiore probabilità di essere restituita. Si tratta dunque di un intervento che poco agevolerà il piazzamento delle tranche più rischiose, il vero problema in questo tipo di operazioni.

Crediti in sofferenza – Lo strumento della Bad bank arriva in ogni caso con notevole ritardo, a ben 8 anni dallo scoppio della crisi, e quando le banche hanno accumulato, secondo le parole del Governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco, 360 miliardi di euro di crediti deteriorati, di cui più della metà sofferenze. Si tratta di crediti concessi a imprese e famiglie che quasi certamente non saranno recuperati, ma da cui ci si può aspettare solo un parziale ritorno, spesso escutendo le garanzie poste su quei crediti. Il problema a questo punto riguarda anche i tempi di recupero delle garanzie in Italia, che supera i 7 anni, e che crea così un accumulo molto maggiore che in altri Paesi. Su altri fronti invece il sistema bancario italiano è al passo, se non in posizione migliore, di altri Paesi europei, per esempio sui tassi di copertura dei crediti o sulle svalutazione già operate sia sui deteriorati che sulle sofferenze.

Strumento utile? –  Un pieno giudizio sullo strumento potrà essere dato solamente quando saranno evidenti tutti i suoi meccanismi; al momento possiamo dire che la bad bank “all’italiana”, così come appare oggi, è uno strumento tardivo e poco efficace, come testimoniato anche dalla pessima reazione dei mercati. La cessione a prezzi di mercato dei titoli e la garanzia pubblica limitata rende di fatto questa poco più di una semplice cartolarizzazione e, sebbene la Bce abbia sostenuto il mercato di questo genere di titoli, si tratta comunque di un mercato poco liquido e poco sviluppato, specialmente in Italia. Inoltre il costo per le banche resterà sostanzialmente pari a quello che avrebbero sostenuto senza garanzia pubblica, che sono in ogni caso troppo elevati per gli istituti di credito che necessitano maggiormente di cedere le proprie sofferenze. È uno strumento in più a disposizione delle banche per compiere operazioni di mercato, ma difficilmente riuscirà a cambiare in tempi rapidi e certi, come invece la situazione richiederebbe, il trend molto negativo del credito nel nostro Paese.

Insomma, la trattativa sulla bad bank ha portato ad una sostanziale sconfitta dell’Italia, che porta a casa ben poco, rispetto alle reali necessità della nostra economia.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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