Miklós Horthy, Reggente d’Ungheria

28/01/2016 di Cristina Ioannilli

Al termine del primo conflitto mondiale, l'Ungheria era alla ricerca di una nuova identità: in seguito all'alternarsi di governi e rivoluzioni, il Parlamento decise di conservare l'ordinamento monarchico, approvò l'istituzione della Reggenza e Miklós Horthy fu nominato Capo dello Stato. Con efficace sintesi si può dire che l'Ungheria fu una "monarchia senza re" governata da un "ammiraglio senza flotta".

Miklos Horthy

Miklós Horthy fu uno dei personaggi chiave della storia dell’Ungheria contemporanea, Aiutante di Campo dell’Imperatore e Re Francesco Giuseppe e, dopo il primo conflitto mondiale, Reggente d’Ungheria dal 1920 al 1944. La nazione ungherese, al termine della Grande Guerra, si trovò isolata a livello internazionale e subì anni di continue lotte interne per far nascere un nuovo sistema istituzionale; Horthy, con la sua esperienza acquisita alla corte di Vienna, seppe tenere nelle sue mani il destino del suo Paese allontanandolo dal pericolo bolscevico da una parte e impedendo la restaurazione del regno asburgico dall’altra.

Grazie alle sue Memorie è stato possibile ricostruire dettagliatamente la vita e l’intera carriera del futuro Reggente: nacque nel 1868 a Kenderes, in Ungheria orientale, da una famiglia di religione protestante calvinista, esponente della piccola nobiltà terriera, resa nobile dal re Ferdinando II nel 1635. Era il quinto di nove figli, sette maschi e due femmine. Molto presto si trasferì a Debrecen, lontano dalla sua famiglia, per proseguire gli studi; nel 1882 si arruolò nell’Accademia militare di Marina, dove si veniva educati ad una ferrea disciplina. Nel 1909, dopo vari incarichi, divenne Aiutante di Campo di Sua Maestà Francesco Giuseppe, nonostante fosse il candidato più giovane. Questa fase, che terminò nel 1914, fu da lui descritta come la più felice di tutta la sua vita; trovò infatti nella persona del sovrano la guida ideale che gli permise di governare rettamente la sua Ungheria.

Miklos HorthyDal 1914, Horthy partecipò alla guerra e fu nominato Ammiraglio della flotta austroungarica; quando nel 1916 gli venne comunicata la morte di Francesco Giuseppe, sentì che un’epoca giungeva al termine: scomparsa la «vecchia guardia», nessuno sarebbe stato in grado di sostituire una tale personalità. Prese parte anche all’incoronazione di Carlo I, divenuto erede al trono dopo l’uccisione di Francesco Ferdinando: secondo Horthy assunse il potere sovrano in uno dei momenti più difficili della storia dell’Austria-Ungheria. Al termine della guerra, il 28 ottobre 1918, l’Ammiraglio dovette consegnare la flotta al Comitato jugoslavo: fu per lui il giorno «più triste nel corso di una vita senza dubbio felice». Terminò così la sua carriera sul mare e fece ritorno in Ungheria, dove ormai imperversava la rivoluzione.

Coinvolta in un clima di disorientamento generale, durante il primo dopoguerra l’Ungheria subì infatti un passaggio di governi, frutto di coalizioni instabili e provvisorie. Il paese trovò un equilibrio solo dopo un biennio di tentativi, durante i quali si passò dalla rivoluzione bolscevica di Béla Kun a governi sindacali e di coalizione, fino ad arrivare alla Controrivoluzione promossa dai conservatori, tra i quali Horthy, che si rese protagonista della liberazione dal pericolo comunista: a capo di un’Armata Nazionale, il 16 novembre 1919 entrò con l’esercito a Budapest.

La soluzione ai disordini fu rintracciata proprio nella persona di Horthy, eletto Reggente con una maggioranza schiacciante. Il problema fondamentale da affrontare fu la firma dei trattati di pace: il 4 giugno 1919 venne firmato dalla delegazione ungherese il Trattato del Trianon che privò l’Ungheria dei due terzi del suo territorio. Lo Stato ungherese uscì dal totale isolamento diplomatico postbellico solamente grazie ad una nuova rete di relazioni tessuta proprio da Horthy; nel 1922 l’Ungheria fu infatti accettata all’interno della Società delle Nazioni e, nel 1927, venne firmato un Trattato di amicizia con l’Italia di Mussolini: il fascismo fu modello e punto di riferimento. Durante i primi anni ’30, il governo ungherese intrattenne rapporti anche con la Germania di Hitler: verso quest’ultimo l’Ammiraglio non provava simpatie, al contrario, ma ammirava la Germania in virtù dei suoi radicati sentimenti antibolscevichi.

Horthy e HitlerCon lo scoppio della seconda guerra mondiale, l’Ungheria ovviamente entrò nel conflitto al fianco delle potenze dell’Asse; nel 1944, però, tentò aperture segrete agli Alleati per uscire dal conflitto: il 19 marzo le truppe tedesche occuparono così il territorio ungherese. Hitler costrinse Horthy a nominare Primo ministro Ferenc Szálasi, capo del movimento apertamente nazista delle Croci Frecciate. Il 15 ottobre dello stesso anno, Horthy chiese un armistizio all’Unione Sovietica e agli angloamericani; due giorni dopo, fu arrestato, deportato in Germania e confinato in Baviera sotto la sorveglianza delle SS. Dopo essere stato liberato, concluse la sua vita ad Estoril, in Portogallo, dove morì il 9 febbraio 1957.

L’esperienza horthysta rappresentò in qualche modo un unicum storico e politico in Europa, dal momento che fu il risultato dello scontro aspro tra un modo di intendere la politica e di gestire lo Stato tipici dell’Ancien Régime asburgico e tutti quegli elementi nuovi che erano stati portati a galla dall’esplosione della prima guerra mondiale. Per tutta la durata della sua reggenza, la costante delle sue decisioni, come delle sue “indecisioni”, parve essere nient’altro che la ragion di Stato. Il reggente fu un uomo di indubbie doti oratorie, praticate nella frequentazione dei salotti dell’alta società di tutto il mondo; la disciplina militare e la devozione all’Imperatore furono i binari sui quali si svolse la sua carriera.

Horthy, statuaDurante il comunismo in Ungheria, la figura di Horthy venne ovviamente condannata e dimenticata ma, nel 1993, dopo la caduta del muro di Berlino, la sua salma venne rimpatriata dal Portogallo e traslata nella cittadina natale di Kenderes, a est di Budapest, in presenza di tutto il governo e di decine di migliaia di persone. Il premier dell’epoca, Jószef Antall, definì l’ammiraglio Horthy un eroe. A partire dal 2012 molti monumenti e lapidi sono stati eretti in sua memoria soprattutto nelle località a forte presenza calvinista. L’attuale premier Viktor Orbán continua ad avere opinioni molto positive nei suoi confronti ed è stato accusato, da più parti, di essere un revisionista e un provocatore.

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Cristina Ioannilli

Nata a Roma il 18 agosto 1993. Diplomata al Liceo Classico “Marco Terenzio Varrone” di Rieti, si è laureata nel 2015 in Storia e Filosofia presso l’Università Europea di Roma. Appassionata di storia contemporanea, dedica i suoi studi ai momenti di transizione e ai processi di formazione delle identità nazionali in Europa.
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