Intervista a Piera Levi-Montalcini, candidata al Senato in Lombardia

12/02/2013 di Vittorio Vay

Piera Levi-Montalcini, ingegnere elettronico e imprenditrice, Consigliere del Comune di Torino, Presidente dell’associazione non-profit Levi-Montalcini e promotrice della Fondazione Rita Levi-Montalcini Onlus, da sempre unisce l’impegno politico e le attività nel sociale, rivolte alla formazione dei giovani e alla tutela delle donne. Alle elezioni politiche del 24-25 febbraio 2013 corre come capolista al Senato per i Moderati di Giacomo Portas in Lombardia, regione determinante per le sorti della governabilità del Paese.

Come vede la situazione attuale in cui si trova l’Italia?

Attualmente l’Italia sta attraversando un periodo di transizione delicato e pericoloso; le crisi sono la base per la ripresa e il rinnovamento, bisogna essere in grado, però, di sfruttarle in modo da trarre i massimi benefici che derivano dal bisogno di cambiare. Lo sviluppo della situazione Italiana rimane tuttavia incerto in quanto il nostro paese ha abbassato troppo la guardia sui temi dell’istruzione e della ricerca, limitando quindi le possibilità di uno sviluppo industriale di lungo periodo sostenibile e moderno, basato sulla valorizzazione dei talenti e delle competenze. Questa mancanza, dovuta alla poca attenzione che la politica ha dedicato negli ultimi anni a formazione e inserimento professionale, ha dato vita a un forte ritardo rispetto all’Europa. Sono convinta però che il popolo italiano possa ancora risorgere con un rinnovato spirito di cooperazione tra le generazioni in cui i giovani portino innovazione e i meno giovani esperienza.

Per quale motivo ha rifiutato l’invito del Presidente Monti a candidarsi nelle sue liste e ha invece preferito i Moderati di Portas?

Nonostante la notevole stima che nutro verso il Professor Monti, la coerenza che da sempre guida il mio impegno, non solo in politica, mi ha portato a declinare con convinzione l’invito a far parte della brigata centrista da lui capeggiata, orientata verso una visione liberista di destra della società. D’altronde si può dire che l’appartenenza al centro sinistra sia un carattere di famiglia: per noi infatti la parità di condizioni e l’equità della distribuzione delle ricchezze e delle opportunità sono i pilastri fondanti del rapporto dell’individuo con la società e lo Stato. A partire dal mio impegno nel sociale, mi batto da sempre per garantire anche alle fasce più deboli la possibilità di esprimere al meglio le proprie attitudini intellettuali e del saper fare. Così si spiega la mia appartenenza ai Moderati, movimento di centro sinistra con cui già siedo nel Consiglio Comunale della mia città dal maggio 2011, sostenendo Fassino come Sindaco.

Chi sono i Moderati, e perché, all’interno del centro sinistra, ha scelto proprio loro?

Questo movimento è caratterizzato da una struttura fluida e dall’entusiasmo del fare, si parla poco e si agisce molto: mi piace ricordare che esso è nato in un contesto strettamente locale, anche se si è espanso rapidamente nell’ambito nazionale, e che quindi le sue radici risiedono nel rapporto diretto con il cittadino e nell’impegno attivo quotidiano. Quando non sei un politico di professione e lavori a contatto con la società civile riesci a percepire l’effetto diretto delle tue azioni e le conseguenze che ne derivano sugli altri e questo ti spinge a fare il meglio, a utilizzare il buon senso e ad essere, appunto, moderati.

Come pensa che il suo contributo al Senato possa essere determinante?

Innanzitutto il contributo determinante arriva dai Moderati che, una volta eletti, potranno garantire la stabilità necessaria a portare a termine le riforme di cui l’Italia ha sempre più bisogno. Personalmente continuerò a portare avanti i temi cari a mia zia Rita, battendomi per un’istruzione migliore e per tutti, per i fondi alla ricerca e, infine, per donne. Quest’ultime infatti trovano in Italia uno dei paesi più arretrati in Europa sia per cultura che per quanto riguarda le possibilità di carriera a loro offerte. Inoltre, sento di dovermi impegnare a favore della formazione dei giovani perché possano essere degli individui preparati e consapevoli, pronti ad affrontare la le sfide imposte dalla globalizzazione in quanto competizione sul mercato del lavoro e difesa della propria dignità di essere umani e cittadini,  per uno sviluppo sostenibile di lungo periodo.

Ultimamente sempre di più viene sfruttato il nome di parenti illustri per avanzare nella propria carriera personale: come risponderebbe a tale accusa?

A questa provocazione solitamente rispondo che sono quindici anni che m’impegno attivamente in politica al servizio del cittadino; come ho già detto, la mia attività si è sempre concentrata in contesti locali in cui si vede chiaramente se il politico lavora per il bene comune o per suoi interessi. E’ vero,  non sono la prima della famiglia che parallelamente ha curato lavoro e passione politica, ma da sempre unendo competenza e volontà: attitudini che penso prescindano dal nome. Ho avuto un’azienda di ingegneria elettronica applicata al settore metalmeccanico e dunque modo di comprendere la vita di chi lavora nelle fabbriche; inoltre sono tutt’ora impegnata nel non-profit portando avanti progetti ambiziosi rivolti ai giovani italiani e alle donne africane. La politica è un impegno che sento di dover prendere, penso ci sia bisogno di cambiare molte cose e per farlo bisogna mettersi in gioco in prima linea con il proprio nome, senza limitarsi a criticare.

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Vittorio Vay

Consegue prima una Laurea Triennale in Scienze Politiche e di Governo presso l’Università degli Studi di Torino e poi una Laurea Magistrale in Economia e Management delle Amministrazioni Pubbliche e delle Istituzioni Internazionali presso l’Università Commerciale L. Bocconi di Milano. Attualmente, collabora con l’organizzazione di Rappresentanza Confindustriale Assolombarda.
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