Tra The Interview e Corea del Nord: sarà rivoluzione nella lotta al ciberterrorismo?

19/12/2014 di Iris De Stefano

La guerra cibernetica e “The Interview”. La questione trascende di molto il confine della “semplice” violazione della libertà di espressione, strutturandosi come una vera e propria crisi geopolitica.

Cyber Terrorismo

Diretto da Evan Goldberg e Seth Rogen, l’oramai celeberrimo The Interview sarebbe dovuto uscire nelle sale americane a Natale. La trama è semplice: due giornalisti agenti della Cia, interpretati da James Franco e lo stesso Rogen, sono addestrati e poi inviati in Corea del Nord per assassinare Kim Jong-un, il feroce dittatore dell’ultima dittatura comunista esistente. A seguito delle minacce di un gruppo di hacker però, la Sony, casa produttrice, ha sospeso a tempo indeterminato la diffusione della pellicola. Attacchi “stile 11 settembre” erano stati annunciati nei cinema dove fosse stata proiettata.

Gli Stati Uniti hanno perso la loro prima guerra cibernetica.” – hanno titolato molte testate americane. Ed è proprio qui il punto. “The Interview” è il primo lampante esempio di come, con l’avvento di internet, il pericolo di una sconfitta – seppur in guerre non classiche – esista anche per i grandi stati, ed in misura sempre maggiore. Non serve infatti, ed è stato provato, attaccare un Governo o un’ Istituzione per affibbiare ad uno Stato un colpo basso o dichiarare guerra alla sicurezza pubblica. Tutto è potenzialmente alla portata dei geni informatici: testate giornalistiche, sistemi governativi e qualsiasi azienda avente output sensibili. Joseph Demarest, assistant director della divisione cyberentica dell’FBI, ha dichiarato in Senato che il Malware che ha colpito la Sony sarebbe in grado, oggi, di violare i sistemi di sicurezza del 90% delle imprese private, e di mettere a dura prova addirittura i sistemi governativi. Gli Stati Uniti, e con loro qualsiasi altra nazione del Mondo, appaiono, allora, relativamente impotenti innanzi ad un’eventuale guerra non convenzionale, come quella cybernetica.

Ed è proprio su questo punto che la vicenda “The interview” rappresenta un precedente gravissimo e, a ragione, si sta trasformando in una questione geopolitica. Il portavoce del National Security Council ha infatti dichiarato che “Il governo degli Stati Uniti sta lavorando senza sosta per assicurare alla giustizia i responsabili di questo attacco e assicura che una serie di opzioni di risposta sono state prese in considerazione.” Diversi esperti, nelle ultime ventiquattro ore, hanno affermato come, nonostante – per l’approccio sino ad oggi messo in atto – quanto accaduto non possa essere considerato un atto di guerra, in realtà occorrerebbe riconsiderare totalmente la visuale con la quale si osserva al cyberterrorismo.

Dave Aitel, ricercatore dell’NSA e CEO di Immunity, ha dichiarato a Businessinsider come “un attacco cibernetico che causi tanti danni quanto quello portato da un attacco cinetico, quale, ad esempio un’azione missilistica, dovrebbero essere considerate allo stesso livello di urgenza e necessità di risposta per il Governo/l’esercito statunitense.” La vicenda di Wikileaks ad esempio, per quanto forse iniziata con un intento morale condivisibile, fu anche più pericolosa. Chi è Julian Assange per decidere se un’informazione classificata e sensibile per la vita di personale americano e non impegnato all’estero va resa di dominio pubblico. E già allora, la reazione statunitense non fu vista come priva di falle.

De facto, la decisione di non proiettare il film, può essere considerata, da molti, come una deroga alla prassi di non piegarsi in negoziazioni rispetto a minacce terroristiche, nonché una censura del principio di libertà di espressione. Negli Stati Uniti la discussione impazza, ed intanto l’FBI ufficializza la presenza del regime nordcoreano e del Bureau 121, un’unità speciale informatica dello stato canaglia, dietro gli attacchi. Come rispondere? Gli strumenti sono limitati, e tutto fuorché certi. Ed è proprio qui che entrano in gioco tutti i limiti di una visione che appare giorno dopo giorno sempre più datata.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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