Inside Out, il riscatto della tristezza

24/09/2015 di Isabella Iagrosso

Un film da interpretare su più piani di lettura, divertente, piacevole per i bambini, complesso e carico di significati per chi ha già vissuto in prima persona il dramma emotivo di Riley, che altro non è che il Cambiamento che si presenta in ognuno di noi nelle diverse fasi della vita.

Inside Out

Impossibile non rimanere colpiti dal nuovo capolavoro della Pixar, impossibile non rimanere estasiati di fronte a una storia tanto semplice quanto emozionante come quella della piccola Riley: fondamentalmente la storia di ognuno di noi. Una storia di cambiamento, di crescita, di emozioni forti e soprattutto complesse, ecco cosa racconta “Inside Out”, il film d’animazione firmato Peter Docter (autore già dei primi Toy Story, Up e Monster & co.).

La protagonista è l’undicenne Riley, una ragazzina rimasta allegra e spensierata fino al trasloco forzato a San Francisco. Da questo evento si innescano una serie di reazioni interiori, che portano la bambina a vivere il cambiamento in modo negativo: ha dovuto abbandonare l’hockey, i suoi amici d’infanzia, la sua vecchia casa e le sue abitudini. Dentro di lei comincia a non trovare più spazio Gioia, lei che era stata la leader del mondo interiore della ragazza fino a quel momento. Gioia e Tristezza infatti, a causa di un errore, vengono trascinate nel settore della memoria a lungo termine, sperdute assieme ai ricordi più importanti per Riley, con l’unica missione di riportarli indietro prima che sia troppo tardi e prima che la felicità della ragazzina sia compromessa per sempre. Il pessimismo di Tristezza si contrappone all’ottimismo di Gioia nel viaggio di ritorno verso il cervello, mentre Disgusto, Paura e Rabbia da soli non riescono a gestire la situazione.

Il film è un alternarsi di lacrime e risate. Come non divertirsi a cantare la canzoncina di Bing Bong, un amico immaginario ormai in pensione a forma di elefante rosa? La complessità del mondo interiore di Riley, ricreata attraverso lunghi corridoi pieni di sfere di ricordi, set cinematografici per sogni, fabbriche per la distruzione dei ricordi inutili e il nero abisso dei ricordi dimenticati, è devastante. Devastante nella sua semplicità ma allo stesso tempo nella sua efficacia. È vero, un trenino che scorre per il nostro cervello è infantile, una macchina che vola alimentata da una canzone è follia, Rabbia, Gioia, Paura, Disgusto e Tristezza, sono solo macchiette nell’oceano delle emozioni umane reali. Tutto vero. Ma nonostante tutto, riesce a toccare le corde più profonde dello spettatore.

Durante l’intera pellicola ci chiediamo quando e come potrà mai arrivare il riscatto di Tristezza, pigra e pessimista sì, ma la più razionale e intelligente delle emozioni. Si tende sempre a volerla mettere da parte, a pensare che se si è tristi non si può essere soddisfatti. Ricerchiamo in continuazione la felicità e questa appare irraggiungibile perché questa dannata tristezza sembra non scomparire mai. Consideriamo fondamentale che i nostri figli non sappiano neanche cosa voglia dire questa parola durante l’infanzia. Dunque a cosa potrà mai servire la paffutella personcina blu nella nostra testa che a prima vista crea solo danni? La risposta la dà la stessa Gioia, in una delle parti più toccanti del film: la tristezza ci rende più fragili ma genera empatia, e l’empatia porta le persone che ci vogliono bene a essere ancora più vicine a noi.

Non vi è quindi Gioia senza Tristezza, si completano e si aiutano a vicenda. Messaggio banale da film d’animazione? No, per niente. Nel mondo moderno siamo convinti che tutto debba andar bene per forza. E se ciò non accade, e non possiamo fare niente per cambiarlo, ci convinciamo che sia meglio l’indifferenza e un muro di fronte alla tristezza (Gioia infatti inizialmente isola Tristezza in un cerchio da lei disegnato). Ma come ci insegna Riley così si rischia solo di soffocare i sentimenti, di diventare ebeti e automi, distruggendo le isole della nostra personalità fino ad allora costruite. Bisogna accettare tutte le molteplici e complesse emozioni di cui siamo dotati, anche quelle che vorremmo bandire.

Un film da interpretare su più piani di lettura, divertente, piacevole per i bambini, complesso e carico di significati per chi ha già vissuto in prima persona il dramma emotivo di Riley, che altro non è che il Cambiamento che si presenta in ognuno di noi nelle diverse fasi della vita.

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Isabella Iagrosso

Nasce a roma il 19/03/1994, iscritta alla facoltà di scienze politiche della Luiss Guido Carli. Appassionata di viaggi e di culture straniere. Da sempre coltiva l'interesse per tutto ciò che riguarda l'estero e le relazioni internazionali
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