Inside Llewyn Davis

11/02/2014 di Jacopo Mercuro

“Se non è nuova e se non invecchia mai, allora è una canzone folk” - Llewyn Davis (Oscar Isaac)

Un protagonista in balia degli eventi, piccato humor nero, bizzarri personaggi che compaiono e scompaiono improvvisamente e una grande resa visiva. Sono tutti gli elementi necessari che reggono una tipica sceneggiatura dei fratelli Coen, che, dopo tre anni, sono tornati nelle sale con il loro Inside Llewyn Davis.

Vincitore del Grand Prix al festival di Cannes e candidato a due premi Oscar, Inside Llewyn Davis, è la storia di un tormentato cantante folk, ispirata dalla vita di Dave Van Ronk. Nella New York del 1961, Davis, è un’artista in cerca di successo con la sua nuova carriera da solista. Le cose non vanno per il meglio, non solo nell’ambito artistico, dove continua a raccogliere insuccessi, ma anche nella vita privata, dove nulla sembra andare per il verso giusto. La casa di Davis è la strada e il suo gelido inverno, dal quale, si ripara, trovando ospitalità sui divani degli amici. Nell’arco di una settimana, assistiamo agli eventi che dominano la vita del cantante, destinato ad esprimere la sua arte in un piccolo cafè, dove il compenso è un misero cestino delle offerte, lasciato dal pubblico.

La locandina del film.
La locandina del film.

Alla lista dei perdenti coeniani si aggiunge il cantante folk Llewyn Davis, un uomo stretto nella morsa del suo carattere e del fato. Se spesso è lo stesso protagonista a mettersi nei guai, non immaginate cosa possa portargli la sua più fedele compagna: la sfortuna, sempre pronta a prenderlo per mano, più delle persone che ha vicino. La storia circolare dei Coen rappresenta la vita di un uomo che, nonostante provi in tutti i modi ad uscire dal cerchio che gli ha delimitato il destino, si ritrova sempre al punto di partenza, in uno stato di profonda immobilità. Lo spettatore, più volte, si interroga, chiedendosi da quale parte penda l’ago della bilancia, se nella sua vita pesino di più i suoi comportamenti o una tragica casualità. La scena finale del film, su questo punto, è abbastanza eloquente. Bob Dylan si esibisce subito dopo il protagonista, quasi a dire che la strada spianata da Davis, la percorrerà, con più successo, Dylan. Il nostro Davis sembra proprio essere un uomo giusto, nel posto giusto, ma nel momento sbagliato.

Llewyn vive nella miseria, ed è continuamente in cerca di riparo, si sposta dalla casa di un amico all’altra. I corridoi degli stabili, esageratamente stretti, sono la sintesi dalla sua escalation al successo, una strada stretta nella quale si passa con difficoltà, uno alla volta e senza la certezza che qualcuno aprirà la porta. I sogni di Davis si infrangono sullo scoglio rappresentato dalle leggi del mercato, dove il talento non è sempre sinonimo di successo. Se quello che fai, per quanto bello e poetico possa essere, non porta soldi, non vale nulla.

L’interpretazione di Oscar Isaac è degna di nota, la sua bravura è messa in evidenza quando si esibisce con voce e chitarra, eseguendo tutto dal vivo e in presa diretta. La macchina da presa toglie qualsiasi dubbio al pubblico profano della musica folk, per quanto possa rimanere ammaliato dalla sua poetica, si chiede, se Davis merita davvero il successo. La risposta dei Coen è diretta; nei momenti canori dell’attore, la camera, isola l’artista, lo mette al centro della scena, si crea un’atmosfera magica, in cui la musica di Davis rappresenta il centro dell’universo, scaldando il cuore degli spettatori e suggerendo tutta la bravura del cantante.

L’opera dei fratelli Coen è più amplia di quanto possa sembrare, il film è un continuo alternarsi di simbolismi, spesso affidati a figure bizzarre che compaiono senza un apparente motivo, come il cantante jazz interpretato da Jhon Goodman o come il gatto (non casualmente chiamato Ulisse) con cui Davis si trova costretto a viaggiare. Non mancano i soliti riferimenti alla religione ebraica, abbracciata dagli stessi fratelli. Llewyn Davis, rappresenta, evidentemente, il popolo ebraico, sradicato dalle proprie radici e costretto a vagare, senza mai riuscire a trovare la terra promessa.

Inside Llewyn Davis è la storia di uno sconfitto che colleziona sconfitte, che più cerca di emergere e più cade in basso. La ruota del fato lo riporta alla scena iniziale del film, perché, spesso, nonostante si provi a dare una sterzata alla propria vita, il destino si prende beffa di te. Puoi esserti battuto, aver affrontato un’odissea, ma per qualcuno il futuro sembra essere già scritto e il punto di arrivo rischia di essere lo stesso punto di partenza

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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