Ingovernabilità: quali gli scenari futuri?

26/02/2013 di Giacomo Bandini

Una sola parola, un solo spauracchio per tutti coloro capaci di illudersi e sperare che queste elezioni sarebbero finite in modo diverso: ingovernabilità. Sicuramente la situazione meno auspicabile per un paese incapace di uscire da un lungo periodo di crisi politica e istituzionale oltre che economica e culturale. Ingovernabilità data da un Senato nel quale la legge attuale non permette al partito di maggioranza relativa di governare con la maggioranza assoluta dei seggi. Il momento storico dunque si presenta così, critico e indecifrabile.

Critico perché la necessità di un governo forte – palese in queste elezioni – non è stata soddisfatta. Stiamo sbattendo contro l’ennesimo muro della nostra storia politica. Indecifrabile, in primis per i sondaggisti, incapaci di comprendere i cambiamenti ma abilissimi nel mandare in confusione tutti i media italiani. Sembrava quasi un teatrino dell’assurdo. In secondo luogo perché è davvero difficile ora valutare come affrontare nel modo migliore possibile questa situazione di incertezza.

E’ proprio la difficoltà nel trovare una soluzione immediata e univoca a permetterci di prendere in considerazione un ventaglio di opzioni per rispondere al quesito principale: quali sono le vie percorribili dopo un quadro simile?  Procediamo per ordine.

La prima possibilità prospettata in ordine cronologico è quella di nuove elezioni immediate. Tuttavia è impossibile l’immediato ricorso alle urne in quanto appena iniziato il “semestre bianco”, il periodo che precede l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica e nel quale il Presidente uscente non può sciogliere le Camere. Occorre, prima di tutto, eleggere il nuovo inquilino del Quirinale. E’ stata una prima proposta a caldo, fatta senza riflettere sul quadro costituzionale e dunque impossibile.

Sempre in tema di voto anticipato la possibilità più concreta, se si volesse seguire questa via, è quindi quella di eleggere un nuovo Presidente della Repubblica che sciolga le Camere – magari dopo una modifica della legge elettorale – e andare quindi al voto. Ipotesi complicata in prima istanza, in quanto la lontananza dei soggetti politici riguardo la questione non promette semplicità in una decisione simile. Ipotesi che incapace di dare solidità politica al Paese alla vista di un’ Europa stupefatta e preoccupata. Si aggiungono poi le dichiarazioni dei due leader Bersani e Berlusconi: nessuno dei due vorrebbe tornare alle urne, temendo, forse, un tracollo definitivo in favore di Grillo. Tuttavia si dimostra nei fatti una delle più probabili, vista la difficoltà attuale a governare stabilmente. Inoltre sembrerebbe gradita ad una parte della base Pd che vede in questa opzione la possibilità di andare alle urne con Renzi a capo della coalizione.

Al terzo posto, fra le ipotesi prospettate, vi è ovviamente la via del governo Centrosinistra+Mov. 5 Stelle, ma ora come ora sembra oggettivamente anni  luce lontana da qualcosa di verosimile. I grillini, giustamente carichi dopo una vittoria schiacciante e sicuri della loro immagine di virtuosi che non scendono a compromessi con niente e nessuno, difficilmente accetterebbero un accordo con un partito al quale hanno strappato un gran numero di voti e che rappresenta in parte la vecchia politica contro cui lottano da anni. Questa ipotesi registra infatti una scarsa percentuale di probabilità, nonostante sia auspicata da Vendola e proprio questo, forse, dovrebbe far riflettere.

Quarta proposta avanzata è quella delle grandi intese. Un governo sostenuto congiuntamente da Pd e Pdl. Bersani ha appena concluso il suo discorso negando un grande governo di compromesso. E dopo una campagna elettorale infuocata fra le parti, fatta di non pochi insulti e parole pesanti, occorrerà capire come possa evolvere la situazione. Il Cavaliere stesso, comunque, dal canto suo, invita alla riflessione. Un’alleanza, comunque, dovrebbe essere proposta anzitutto da chi governerà ossia dal PD.

L’ultima proposta è quella di un nuovo governo tecnico che sia in grado di realizzare le grandi riforme necessarie, partendo ovviamente da quella elettorale, e che sia in grado di far maturare i tempi  e gli animi per una nuova tornata elettorale. Le difficoltà che si presentano sono anche in questo caso molteplici. Si parte dal brutto ricordo lasciato dall’esperienza Monti, uscito distrutto dalla campagna elettorale. Inoltre pare difficile individuare una figura capace di ricoprire tale ruolo, a meno che Draghi non lasci la Bce. Sicuro, comunque, che i cittadini non accetterebbero la scelta.

In ultima analisi le due ipotesi più probabili e ragionevoli, per quanto per nulla facili ed immediate, sembrano essere quella del voto anticipato da qui a un anno, dopo la modifica della legge elettorale e magari dopo la sostituzione di Bersani con Matteo Renzi, e quella delle larghe intese, in via provvisoria e auspicabilmente non solo fra Pd e Pdl. Non è escluso che il centrosinistra cerchi il dialogo coi grillini, soprattutto dopo l’appello di Bersani a farsi carico delle responsabilità derivanti dallo stare in Parlamento. Nel frattempo è bene non dimenticare, per sciogliere questo nodo di Gordio, che gli occhi dell’Europa sono puntati tutti su di noi. Saremo all’altezza di una sfida così ardua?

 

 

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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