Informazione e medicina: il paradosso delle epidemie

29/10/2014 di Pasquale Cacciatore

Per pensare a come sia cambiata la velocità dell'informazione nel mondo della medicina e della salute pubblica, basta considerare la terribile epidemia di colera del 1854 e paragonarla a quella odierna che ha l'Ebola per protagonista. Ma cosa comporta questo cambiamento?

Epidemie storia informazione

Era l’estate del 1854; a Londra, città divenuta affollatissima nel post-rivoluzione industriale, la piccola Lewis, lattante di 6 mesi, contraeva il colera nel quartiere di Soho, uno dei più poveri e densamente abitati della città. In poco tempo il batterio contaminò, attraverso le eiezioni di Lewis, la rete di approvvigionamento idrico di Broad Street, scatenando in pochi giorni l’inizio di un’epidemia di colera che decimò, nel giro si alcune settimane, un decimo della popolazione londinese.

Fu quell’occasione a rendere celebre John Snow, oggi considerato il padre dell’epidemiologia, che analizzò la trasmissione della patologia individuando nella pompa d’acqua di Broad Street la causa della diffusione del batterio; fino a quel momento, infatti, la patologia si riteneva trasmissibile per via aerea, attraverso miasmi.Pensare alla diffusione della patologia dell’epoca può far riflettere sulla situazione che oggi viviamo nel contesto globale della recente epidemia di ebola, e di come, questa volta, siam colpiti da un flusso di informazioni, più che di agenti patogeni, incredibile.

A metà ottocento, ci vollero sette giorni dopo l’esordio della malattia nella lattante e quattro dopo le prime morti a Soho affinché notizie giungessero a coprire poche righe nei giornali, e settimane affinché la città si rendesse conto della gravità della cosa. Nella stessa Soho le notizie erano inaffidabili e spesso affidate a rumors, come quelli che consideravano l’intera città stretta dalla morsa dell’epidemia.

Dopo quasi duecento anni, la situazione è completamente diversa. Nella società dell’informazione come quella del XXI secolo, ogni notizia si diffonde quasi più velocemente della peggiore epidemia. Le info sullo stato di salute dell’ultimo contagiato statunitense, il medico Spencer, sono giunte negli scorsi giorni quasi in diretta a tutto il mondo. A Londra ci vollero settimane affinché la notizia dell’epidemia raggiungesse pochi isolati (ed allettasse le autorità); oggi ci vogliono pochi secondi, dirette tv e tweet per aggiornare l’intero globo sui singoli passi fatti per affrontare la patologia.

La Londra di John Snow viveva in un clima di scarsezza informativa, da cui l’assenza di ogni clamore mediatico o timore immotivato; d’altra parte, però, tale limitatezza e lentezza rendeva inefficaci le gestioni di salute pubblica atte a rimuovere pericoli così grandi per la popolazione.

Oggi la velocità dell’informazione permette di reagire in modo molto più scattante: basta un singolo alert di caso in un determinato luogo del mondo per mettere in atto una macchina che – in modo migliore o peggiore – può aiutare a prevenire la diffusione di patologie o comunque intraprendere le opportune iniziative per limitare i danni. CDC e WHO sono costantemente operativi per assicurare la massima copertura in occasioni di casi come l’epidemia di Ebola, garantendo dati certi ed affidabili a cui far riferimento.

D’altra parte, quello che viviamo oggi non è che uno strano fenomeno dell’epidemiologia: la velocità di informazioni è uno scudo formidabile, e dall’altra parte crea immotivato timore, ansia ed un senso di vulnerabilità totalmente infondato, tanto più nelle società occidentali. Siamo meno a rischio, eppure ci sentiamo molto più a rischio. Un paradosso anomalo che ci mantiene al sicuro ma, a volte, è anche capace di creare un senso di nevrosi immotivato.

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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