Indro Montanelli e la Guerra d’Inverno: l’invasione sovietica della Finlandia

20/12/2013 di Lorenzo

Guerra URSS Finlandia, Indro Montanelli

“[…]così è cominciata  questa guerra, la cui eventualità cinque giorni or sono ci sembrava per sempre scartata. Coltine di sorpresa, questi finnici dai riflessi lenti, vi reagiscono con ammirevole freddezza. Qualunque possa essere la sorte di questo popolo di 3 milioni e mezzo di uomini impegnato in lotta contro un colosso di 180, non possiamo che guardarlo con ammirazione…. l’evacuazione è stata dichiarata obbligatoria per vecchi e bambini …una interminabile filastrocca di popolo in marcia a piedi. Uno spettacolo triste, scorante ma interpretato da personaggi che parevano al di sopra della mischia, chiusi in una maschera di indifferenza.”  ( Indro Montanelli, inviato in Finlandia del Corriere della Sera)

Confronto impari. Nelle parole di Montanelli traspaiono la sicurezza dell’impossibilità di un confronto tra la piccola Finlandia, in cui abitavano poco più di tre milioni di persone e l’Unione Sovietica, sul cui suolo ne albergavano 180 milioni. L’idea che la maggior parte dei paesi si fecero fu quella che la giovane repubblica scandinava – nata nel 1919 – avrebbe chinato la testa davanti all’orso sovietico, come già fece con gli zar all’inizio del XIX sec. e, dunque, avrebbe accettato  i suoi diktat.

Obiettivi sovietici. L’oggetto in questione era la cessione di alcuni territori chiave per i sovietici, posti al confine con l’impero comunista e richiesti intensamente da Stalin e dal suo ministro degli esteri Molotov. L’Urss chiedeva  alla Finlandia di privarsi di parte della Carelia e dei bacini minerari intorno al porto artico di Murmansk. Il perché di tali specifiche richieste va ricercato nel terrore sovietico di vedere la città di Leningrado, un simbolo del regime, troppo a ridosso del confine e quindi, in caso di un possibile attacco tedesco, la Finlandia sarebbe diventata molto probabilmente una testa di ponte e ciò avrebbe messo la città sotto scacco. A spingere ancor di più Stalin ad intavolare queste trattative fu il patto Molotov-Ribbentrop, firmato il 23 agosto fra Germania e URSS, che, tra le clausole segrete, spartiva parte degli stati dell’est-Europa, sorti dopo il 1919, tra le due potenze. Hitler, infatti, aveva dato carta bianca ai sovietici su gran parte degli ex-territori dell’Impero Russo: Polonia orientale, Paesi Baltici e la Finlandia.

Sviluppi imprevedibili. Nel racconto di Montanelli ci viene brillantemente descritta la situazione di fine ottobre: il clima era molto teso e la delegazione finlandese, con a capo il diplomatico Juho Kusti Paasiikivi,  era appena partita alla volta di Mosca per trattare i cosiddetti “termini della resa”. Di questo fatto erano tutti certi: gli occidentali, i sovietici, il regime fascista e persino il direttore del Corriere, Aldo Borelli. La logica dei numeri era inattaccabile: il Golia sovietico, dati in suo impressionanti numeri, era in grado di cancellare il Davide finlandese, con i suoi esigui centotrentamila uomini a difesa dei suoi confini cosi tanto ambiti. Non vi poteva essere resistenza, sarebbe stato un atto scellerato, un suicidio annunciato. La faccende sembrava ricalcare ciò che era avvenuto poco prima nei paesi baltici. Il Corriere invitò, dunque, Montanelli a fare le valigie e lasciare Helsinki: oramai, data per certa l’accettazione dei diktat sovietici, la Finlandia non interessava più. Ma il giovane reporter, in barba a tutti, spinse per rimanere lì e, unico giornalista straniero, assistette al ritorno della delegazione finlandese a casa che annunciava di non aver firmato nulla e di aver rigettato le proposte avanzate dallo storico nemico.

Guerra Finlandia Unione SovieticaGuerra lampo? Poco dopo, Molotov tentò un’ultima trattativa, datata 13 novembre 1939, ma la delegazione finlandese vide interrompere i suoi tentativi di mitigare le sempre più insistenti richieste sovietiche da il ministro degli esteri,  Eljas Erkko, che rigettò ogni richiesta di aggiustamento territoriale con l’Unione Sovietica. Al termine di tale incontro, Molotov ebbe a dire: “Noi civili non abbiamo alcun ulteriore ruolo nella questione; ora tocca ai militari dire la loro”. E così fu, il 30 novembre l’Urss diede il via alla mobilitazione dell’imponente Armata Rossa verso i confini finlandesi. Il giorno dopo l’Urss venne espulsa dalla Società delle Nazioni, poiché aveva aggredito un paese membro. I numeri a confronto fanno a dir poco paura: dai 130 mila più altri 230 mila soldati finlandesi mobilitati al quasi milione dei soldati dell’Armata Rossa. In più i sovietici potevano contare anche su circa 2500 carri e 2700 aerei. Non c’era confronto, almeno sulla carta.

Sviluppi imprevisti. Come detto le truppe sovietiche invasero la Finlandia, ma il piano russo di una guerra lampo, sullo stile della Blitzkrieg tedesca, fallì miseramente e vergognosamente davanti alla strenua difesa attuata dai coraggiosi soldati finlandesi. Seppur inferiori nel numero e nei mezzi bellici – oltre che mal equipaggiati -, i finlandesi mostrarono un coraggio tale da far appassionare Montanelli di quel paese e dei suoi abitanti. Ci racconta, infatti, che quell’inverno fu incredibilmente freddo con temperature che rasentavano i -40°C; le truppe finniche furono eccezionali nel tramutare il freddo, le lunghe ore di buio, le fitte foreste della tundra e la quasi assenza di strade a proprio vantaggio. Vestiti con abbigliamenti color bianco ed equipaggiati con sci da fondo, i soldati finnici riuscivano a muoversi molto agilmente e furono spesso anche in grado di passare all’offensiva in alcune zone della Finlandia centrale.

“Quelli si fanno sgozzare tutti, ma non si arrenderanno mai”

Emil Mannerheim
Emil Mannerheim

La “cronaca” di Montanelli. Indro li aveva compresi, al contrario di tutti coloro che avevano predetto una guerra veloce. Da tali parole cominciò l’epopea finlandese raccontata giorno per giorno sulle colonne del Corriere della Sera dal corrispondente in Finlandia che, grazie ai suoi racconti dal fronte, rese nota al grande pubblico l’eccellenza della sua penna che, poi, con il passare del tempo, lo porterà ad essere uno dei più grandi giornalisti italiani. Tra i suoi reportage più famosi compaiono i racconti –in parte brillantemente inventati- dei personaggi mitici della resistenza finnica. Due fra tutti – che appassioneranno migliaia di italiani in quell’inverno – furono l’eroismo del capitano Pajakka, “l’uomo che con 200 lapponi disputava a 40 mila sovietici l’intera regione di Petsamo” e l’erronea descrizione che fece del barone Carl Gustav Emil Mannerheim, comandante supremo delle Forza di Difesa finlandesi, una delle icone principali di questa guerra sul quale Montanelli aggiunse dei particolari quale l’incontro con il barone o la sua media altezza –era invece alto 194 cm- o la presunta storia d’amore con la regina Elena. Tali racconti, in parte romanzati, non fecero altro che rendere più interessanti e seguiti i suoi report.

La resa. Il resto, prima ancor che nei ricordi del giornalista, è storia. Vi sono le tante descrizioni del bombardamento su Helsinki, delle case sventrate e delle famiglie straziate dal conflitto. Vi sono i racconti dalla prima linea del fronte e del comportamento eroico dei finlandesi: di come affrontavano i carri armati sovietici e di come compivano atti di guerriglia contro le divisioni sovietiche. C’è la famosa intervista al prigioniero sovietico che vede polverizzate tutte le sue certezze ideologiche e il ritratto della città di Tampere, bombardata dall’aviazione sovietica per “regalo di sessantuno anni al compagno Stalin”.

Indro Montanelli. Il giornalista rimase in Finlandia fino alla ratifica della Pace di Mosca, firmata il 12 marzo del 1940. La Finlandia, resasi conto di non poter continuare ad oltranza una guerra già eroicamente portata avanti per tre mesi, cedette all’Urss la regione della Carelia, corrispondente al 10% del suo territorio nazionale. Tali pesanti condizioni, spinsero poi il governo finlandese ad avvicinarsi ai tedeschi e riprendere, nel giugno 1941, le ostilità contro i sovietici  nella cosiddetta Guerrra di Continuazione. Il giovane reporter si spostò, poi, in Norvegia per seguire da vicino l’invasione del paese ad opera dei tedeschi. Poi in maggio rientrò in Italia e, con l’entrata in guerra da parte di quest’ultima, venne inviato prima in Francia e poi nei Balcani.

Da questa corrispondenza finlandese nacque, in seguito, l’idea di pubblicare, nel volume “I cento giorni della Finlandia” (edito da Garzanti nel 1940), le corrispondenze scritte da lui dal fronte finlandese con in allegato episodi e racconti inediti. Molti anni più tardi, in un convegno svoltosi nella citta finnica di Tampere, concluse un suo intervento – rispondendo a chi lo aveva accusato di aver alcune volte alterato la veridicità degli eventi – con queste emblematiche parole:

“Forse non fui obiettivo, ma certo riuscii a descrivere quel che successe. Allora imparai che l’unico padrone del giornalista è il lettore. E quando lo si ha dalla propria parte, non c’é potere che possa vincerti, nemmeno quello di un dittatore”.

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Lorenzo

Nato a Roma, appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali Si occupa di storia e di esteri.
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