Indiana Jones e i predatori… delle idee perdute

14/04/2015 di Jacopo Mercuro

Analizzando i dati del cinema hollywoodiano, industria di riferimento del settore, constatiamo come la mancanza di originalità degli script, non sia solo una nostra chimera, ma un problema globale, che va seriamente affrontato

Hollywood

Poco più di un anno fa, prendendo ad esame la manifestazione del Premio Solinas (festival italiano dedicato alla scrittura per il cinema), al termine della quale si decise di non proclamare nessun vincitore vista la scarsa qualità delle sceneggiature presentate, avevamo fatto una riflessione sulla crisi di idee, che il cinema nostrano stava attraversando. Ad oggi, analizzando i dati del cinema hollywoodiano, industria di riferimento del settore, constatiamo come la mancanza di originalità degli script, non sia solo una nostra chimera, ma un problema globale, che va seriamente affrontato.

Coma da titolo, scomodiamo uno dei personaggi più amati dal grande pubblico, protagonista di una delle saghe più fortunate dell’odierno cinema americano. Ai produttori hollywoodiani servirebbe la metà del coraggio del nostro Indiana Jones, invece di continuare a mettere la testa sotto terra e far finta di niente; in fondo, finché le tasche rimangono piene, non c’è alcun motivo per preoccuparsi. Oggi, le idee originali rappresentano solamente un rischio che di rado si decide di correre. Si preferisce puntare a prodotti sicuri, studiati a tavolino, ricorrendo a sequel, crossover e ancor peggio ai remake. I film con sceneggiature non originali superano di gran lunga quelle originali, testimoniando la crisi di idee che sta vivendo il grande schermo. Il problema sta nell’intendere e vivere il cinema come un’industria, e sempre meno come un’arte; ancora una volta, la passione scompare per far posto ai grandi guadagni.

I supereroi Marvel e DC Comics non combattono più per salvare il pianeta, ma per conquistare il botteghino. Il superhero movie è un genere in ascesa, in grado di ammaliare una grande fetta di pubblico, senza limiti di età. Sfruttando le nuove tecnologie multimediali i supereroi tornano sul grande schermo sotto nuove vesti. Lo SpiderMan di Sam Raimi è stato ben presto mandato in pensione dalla nuova trilogia di Marc Webb, con il reboot The Amazing Spiderman, che si è accattivato gli spettatori grazie al 3D.

Insomma, l’Hollywood di oggi, dati alla mano, non può che soddisfare la richiesta del pubblico, puntando su prodotti di sicuro successo. Produrre un film sui super eroi, o sulle grandi saghe come Star Wars, Indiana Jones e Star Trek è una vittoria economica, ancor prima che escano i risultati del botteghino. Gli spettatori, a prescindere, acquistano il biglietto per vedere i loro beniamini preferiti, e poco importa se a fine proiezione il film sia stato di loro gradimento o meno, tornerà sicuramente alla prossima uscita, curioso di vedere i nuovi sviluppi. Gli Studios si sono ritrovati tra le mani una macchina ben oliata, una gallina dalle uova d’oro, e allora perché rischiare di perdere i propri soldi?

Le grandi case produttrici, vista la crisi economica che ha colpito il pianeta, seguono un rigidissimo programma controllato, un po’ come accadde dopo la crisi vissuta dalle major negli anni sessanta. Stiamo assitendo ad un forte ritorno dei blockbuster, simili a quelli degli anni settanta, quando i produttori erano poco propensi a correre rischi. Siamo tornati indietro di quarant’anni, nessuno è più disposto a percorrere nuove strade. Dalla fine degli anni settanta ad oggi, il meccanismo sembra essere lo stesso. Già negli anni settanta i film sui supereroi rappresentavano una fonte sicura di investimento; nel 1978, dopo due anni di lavorazione, uscì Superman di Richard Donner, e sicuri del grande riscontro che avrebbe avuto tra il pubblico, si girò contemporaneamente il sequel. Il film di Donner, al botteghino, superò gli ottanta milioni di dollari, dando luogo a tre sequel, seguito da un merchandising milionario; nel 2015 assistiamo allo stesso meccanismo di megaproduzione.

In un’industria sempre più asettica e meno passionale, sono rari i film di registi che puntano forte sulla propria idea di cinema. Tutti amiamo i grandi blockbuster e i cine comics, ma la settima arte ha ancora bisogno di perle rare, come ad esempio quelle che ci sta regalando il regista messicano Iñárritu, che dopo film come 21 grammi e Babel, si è consacrato con Birdman. Proprio attraverso il suo ultimo film, Iñárritu ha criticato aspramente gli studios a stelle e strisce, che tendono a proporre solo un cinema commerciale, che confeziona prodotti su misura, per un pubblico sempre più accecato dagli effetti speciali. Un altro tipo di cinema è ancora possibile.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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