Incontro PD e M5s: lo streaming del nulla di fatto

18/07/2014 di Eleonora Pintore

Ieri PD e M5s si sono incontrati a Montecitorio, per discutere una comune proposta di legge elettorale.

M5S

E’ stato un incontro di Leader, di scambi taglienti, ma che, anche se più conciliatore del precedente, si chiude comunque con un altro nulla di fatto. Nel confronto, naturalmente, non è stato dato alcuno spazio alle opinioni dissidenti dei partiti, ormai messe in ombra da tempo, lasciando spazio solo ad un battibecco serrato e patinato, che tradisce, forse, la mancanza di una reale intenzione di conciliazione. Di Maio emerge come leader indiscusso, i suoi colleghi rimangono sostanzialmente in silenzio di fronte alla delegazione del PD. Un atteggiamento coerente con la prepotenza centripeta di tutti i partiti, sempre più disposti a mandare avanti la loro linea a spese della dignità del dissenso interno: Renzi fa un accenno alla necessità di “mettere insieme tutti i nostri, e ce ne vuole”, ma, in realtà le opinioni del PD non Renziano restano in sordina. Se i partiti paiono trarne beneficio in termini di governabilità, pare d’altro canto improbabile che la pace interna possa durare a lungo: le rigide idee del M5s sono state portate avanti a suon di purghe , mentre le vecchie faide dei democratici sono state, per il momento, nascoste sotto il tappeto.

Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio
Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio

Se a questo modus operandi si aggiunge una diretta streaming a scatti, l’effetto non può che essere inconcludente: troppi slogan, buoni propositi ma nessun compromesso per il momento. La telecamere puntata sul tavolo del confronto ha acceso i toni, spinto verso le accuse polemiche, e portato la discussione a disperdersi, pur di citare i grandi temi che tanto piacciono al web, dall’immunità dei parlamentari alla sanità. Temi che, nonostante siano di cruciale importanza, non apparivano del tutto coerenti con l’obiettivo dell’incontro, ovvero un accordo sulla legge elettorale. Gli accordi, però, hanno un costo politico, è improbabile che siano redatti alla luce della telecamera. E’ per questo motivo che all’interno del nostro parlamento vengono istituite diverse commissioni, adibite allo studio e alle proposte inerenti un ambito specifico: è al loro interno che tutti i partiti, debitamente rappresentati, possono negoziare liberamente un compromesso. E’ infatti il compromesso la chiave del nostro sistema parlamentare, nonostante, negli ultimi tempi, sia stato ingiustamente interpretato dalle nuove forze politiche, Il Movimento di Grillo in primis, come segno di debolezza, se non addirittura di truffa.

E’ così che, alla fine dell’incontro, viene fissata l’ennesima scadenza difficilmente rispettabile, nonostante, dopo anni di proroghe, stabilire una scaletta in termini di legge elettorale appaia irrisorio. Tuttavia Renzi per primo riconosce che l’incontro sia stato dibattuto con un apertura assente in precedenza: spunta infatti, nella proposta dei pentastellati, un secondo turno maggioritario, in aggiunta all’originale progetto puramente proporzionale. Un’apertura che, per quanto propizia, non porta alcuna soluzione immediata. Non è infatti chiaro quanto il M5s sia disposto a dialogare con le forze politiche non presenti al tavolo, come Renzi prova a fare da tempo. Proprio Di Maio, mentre Renzi discute del doppio turno, lo sbeffaggia: “su questo (punto) comanda Berlusconi, Presidente”. Ma una legge elettorale non è fatta per i patiti che la approvano, deve essere modellata sulle caratteristiche che una società possiede e sulle correnti di opinione che la attraversano.

Tutti devono partecipare: un punto cruciale, che i cinque stelle non possono più ignorare se davvero vogliono fare la differenza al parlamento. Ben venga dunque l’intervento di ogni forza politica, il confronto aperto, una legge finale di compromesso che garantisca, responsabilmente, la governabilità. Se il M5s riuscirà a mettere da parte la videocamera e lo streaming, così come ha malleato la sua intolleranza verso gli schieramenti di sinistra, forse l’ultimo ostacolo alla formazione delle legge che più di tutte continua ad essere rimandata a domani, sarà eliminato.

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Eleonora Pintore

Nasce a Sassari nel 1993. Nella sua città si diploma al Liceo Classico “Azuni”, si trasferisce a Roma per gli studi universitari. Grande appassionata di politica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla LUISS Guido Carli.
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