Incontro Bersani Berlusconi: è un punto di svolta?

09/04/2013 di Andrea Viscardi

Incontro Bersani Berlusconi – Oggi è stato il grande giorno. Dopo due settimane caratterizzate da tensioni all’interno del PD e da mani tese nel PdL, il tanto atteso incontro tra Bersani e Berlusconi ha avuto luogo. Un inizio, dicono le parti. Sempre meglio di niente, diciamo noi. Le voci parlano di un incontro molto positivo, ma l’impressione, da quello che è uscito sino ad ora, è che la strada per formare un governo – almeno in tempi non lunghissimi- sia ben lungi dall’essere stata intrapresa.

Incontro Bersani e Berlusconi

Quirinale sì. Governo no – L’incontro, infatti, sarebbe stato dedicato alla ricerca di un accordo per quanto riguarda il prossimo inquilino del Quirinale. Nomi, sembra, non ne sono usciti. Si è cercato solamente di comprendere le linee da seguire, le caratteristiche – decise in comune accordo – sulle quali ricercare dei candidati papabili per la successione al trono di Re Giorgio. Chiusa, sembra, la strada di un governo allargato. Pier Luigi Bersani, infatti, ha tenuto a precisare di non avere alcuna intenzione di trattare con il PdL per formare un governo di larghe intese. Il Paese, allora, dovrà attendere. E i tempi non sembrano neanche così brevi.

Patata bollente – Di sicuro, Napolitano è riuscito a salvarsi in extremis. Dopo averle provate tutte – diciamocelo – l’invenzione dei dieci saggi – e che saggi – è stato un espediente per arrivare alla fine del proprio mandato senza trasmettere il messaggio che nulla potesse essere fatto. La realtà, però, era proprio quella. Il Presidente della Repubblica, più di invitare le forze in gioco a cercare un dialogo, un’intesa, per il bene dello Stato e dei suoi cittadini, non ha potuto fare. Qui, però, s’inserisce Bersani. Il leader del PD ha detto che spetterà al prossimo inquilino del Colle decidere cosa fare riguardo alla questione governo. Insomma, sembra prendere ancora tempo. Scaricata la responsabilità da Napolitano e caricata sopra al prossimo nome, il futuro sembra essere in stallo. Il 18 aprile – il mandato di Re Giorgio scadrà il 15 maggio – il parlamento si riunirà in seduta comune per eleggere il Presidente. Quanto tempo ci vorrà perché possano arrivare le sue prime decisioni?

Bersani – Facendo un po’ di fantapolitica, in realtà, non si capisce più di tanto la strategia di Bersani. Già, perché vi era una coerenza nel suo atteggiamento – per quanto, a giudizio di chi scrive, poco condivisibile – qualora il PD avesse cercato di portare al colle un suo uomo, o qualcuno vicino al partito. A quel punto – con una presa di responsabilità mica da poco da parte del nuovo Presidente – magari vi era un margine di gioco per tentare di formare un governo che escludesse il PdL. Portando al Colle un nome condiviso, invece, il Segretario del PD rischia di ritrovarsi, tra qualche settimana, in una morsa piuttosto stretta: un nuovo invito – questa volta difficilmente rifiutabile – a creare una legislatura di larghe intese. La salvezza potrebbe essere uno scambio: al Quirinale una scelta sì condivisa, ma più dal PdL che dal PD e in parlamento un voto di fiducia ad un governo di minoranza guidato da Bersani. Ipotesi difficile, perché il Partito Democratico non vuole cedere a ricatti.

Ma… – Sempre che, tra le intenzioni di Bersani non vi sia quella di prendere ancora tempo e soddisfare quanti, nel partito, chiedono a gran voce il dialogo. Magari mettendo, contemporaneamente, alle strette il PdL. Come? Imponendo, in sostanza, un uomo vicino al PD – come Prodi o D’Alema – ma considerato accettabile anche da parte berlusconiana e minacciando, in caso contrario, di andare diritto per la sua strada eleggendo da solo – i numeri vi sarebbero – il prossimo Presidente della Repubblica. Così facendo, però, la situazione futura non appare delle più rosee per il Partito Democratico. Premesso che i margini di creazione per un governo di minoranza rimarrebbero gli stessi, e che la fiducia difficilmente sarebbe votata, a quel punto il ritorno alle urne sarebbe cosa (quasi) sicura. Il pugno di ferro, nel frattempo, potrebbe spingere Renzi alla spallata e riportare alla ribalta le tensioni interne al partito, così come la possibilità di una sua implosione. Quanto guadagnerebbe il PD da un ritorno al voto successivo a una mossa di questo tipo? La risposta sembra scontata, ma questa, per adesso, è ancora fantapolitica.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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