Incentivi alla produttività nella legge di stabilità

12/10/2015 di Federico Nascimben

Ritornano gli incentivi alla produttività legati alla contrattazione aziendale che dovrebbero essere inseriti nella prossima legge di stabilità. Facciamo il punto sullo stato dell'arte

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, nella legge di stabilità per il 2016 entreranno anche degli ulteriori incentivi alla produttività, ovviamente legati alla contrattazione a livello aziendale. Per il quotidiano, infatti, “premi e benefit potranno essere scaricati fino ad un massimo di 3.500 euro l’anno, contro i 2 mila di adesso. Mentre il reddito dei lavoratori coinvolti salirà da 30 mila a 40 mila euro lordi l’anno”.

Senza ripetere quanto già trattato la scorsa settimana, il problema produttività-contrattazione (o meglio, contrattazione decentrata) è cosa ben nota all’interno del contesto italiano, tant’è che diversi accordi in vigore da anni prevedono incentivi legati all’aziendalizzazione. Ma per spingere in questa direzione occorre prima dare vera attuazione a forme di misurazione della rappresentanza, definite nel Testo Unico dell’anno scorso, assieme alla definizione di un salario minimo.

In sostanza, si scrive “contrattazione aziendale” ma si legge “produttività” e “costo del lavoro”, cioè le due grandi problematiche che affliggono le imprese italiane che, come noto, sono per la quasi totalità Pmi. Secondo il Centro studi di Confindustria, dal 2009 – anno in cui è stato firmato l’Accordo che regola il modello di contrattazione e sono stati congelati i contratti della P.A. – il blocco degli stipendi pubblici ha permesso di risparmiare finora 11 miliardi di euro allo Stato; mentre la crescita dei salari reali dei dipendenti delle imprese private, che solo negli ultimi tre anni è stata del 4,6%, ha rappresentato un extra-costo annuale da 4,1 miliardi per queste ultime, dati i tempi da encefalogramma piatto dell’inflazione, non previsti nell’ultima tornata contrattuale.

Prezzi, salari e produttività. Fonte: Il Sole 24 Ore su dati REF.
Prezzi, salari e produttività.
Fonte: Il Sole 24 Ore su dati REF.

Il grafico qui sopra mette insieme i dati raccolti da REF: dal 2012 la crescita dei salari reali non ha trovato corrispondenza nella crescita dell’inflazione ed ha avuto un andamento inversamente proporzionale rispetto a quello della produttività, comportando in tal modo un aumento del Costo del lavoro per unità di prodotto (Clup), cosa che equivale ad una perdita di competitività delle nostre imprese.

Resta da capire cosa avverrà sul fronte salariale una volta che, tra mille difficoltà e discrepanze, il nuovo assetto delle relazioni industriali italiane avrà definitivamente preso corso. Dato che il salario minimo non potrà essere posto ad una soglia di insostenibilità economica per le imprese, né dovrà spingere lavoratori verso sommerso e disoccupazione, le possibilità che grazie all’aziendalizzazione si favorisca la compressione del cuneo fiscale tramite la riduzione dei salari netti non è remota.

Questo naturalmente in generale, perché un riallineamento tra domanda e offerta in un Paese in fortissime difficoltà economiche e fiscali comporta dei costi di transizione, ma allo stesso tempo una maggiore corrispondenza tra salari-produttività-contesto produttivo è essenziale per rispondere alle sfide dell’economia moderna.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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