In principio era il Sogno Americano

30/08/2015 di Nicolò Di Girolamo

Faulkner in ‘Privacy’, che lui stesso definisce una conferenza, è stato definito come profeta e come poeta vate, ma ciò non è del tutto esatto

William Faulkner

“La lingua è mobile, qual più mal vento”, questa è cosa nota da tempo ormai, ma non finisce di stupire lo studioso quanto essa possa essere elastica, disordinata e talvolta perfino confusionaria. Il cadere in disgrazia dei congiuntivi, delle eufoniche e delle sharfes S è in qualche modo comprensibile e in fondo ce ne si può fare una ragione, quello che è più sconvolgente è lo stravolgersi del campo semantico dei sostantivi che si allarga e si stringe come un bruco, fino a spostarsi del tutto in una nuova e inedita collocazione.

Questo fenomeno tradisce l’evoluzione di un’intera società, a volte di una civiltà persino. Se i termini cambiano di significato vuol dire che gli uomini hanno cambiato opinione riguardo a quel dato concetto. Un chiaro esempio di ciò è il termine ‘privacy’. Certamente non ha bisogno di traduzione in quanto ormai lo abbiamo accolto nel nostro dizionario. Ma dovremmo interrogarci riguardo all’averne compreso appieno il significato.

Se infatti avessimo l’intenzione di compilarne il campo semantico utilizzeremmo probabilmente parole quali ‘gossip’, ‘intercettazioni’, nel migliore dei casi ‘area domestica’ e ‘stato di diritto’. È interessante invece scoprire cosa vi associa William Faulkner nell’omonimo pamphlet pubblicato nel 1955.

Per Faulkner la parola privacy contiene i concetti di libertà, democrazia, dignità e uguaglianza: l’intero Sogno Americano! Privacy in questa accezione è quindi la pietra d’angolo di un sistema democratico il quale non può prescindere da essa se non vuole degradarsi in una barbara oligarchia di confusionario capitalismo, ovvero un ambiente dominato dalla legge del più forte (economicamente). Privacy è lo spazio d’aria delimitato dalle libertà individuali limitrofe, uno spazio sacro e inviolabile; degno di ogni rispetto.

Tutto ciò è molto lontano dall’artifizio, dalla scappatoia giuridica che troppo spesso ha assunto lo stesso nome dalle nostre parti. La causa scatenante di questa invettiva infuocata contro la società americana a lui contemporanea è stata in Faulkner una violazione di questo suo santuario privato. Ovvero un articolo scritto non su Faulkner lo scrittore, ma sull’uomo chino sullo scrittoio, l’involucro di carne del suo pensiero. Ciò ha fatto infuriare l’aristocratico e introverso letterato americano.

Proprio lui che in tutti i modi aveva rifiutato qualsiasi contatto con qualunque persona la cui nazione non fosse lambita dalle torbide acque del Mississipi, lui che aveva iniziato uno splendido discorso per l’accettazione del premio Nobel con queste esatte parole:

‘Sento che questo premio è stato dato non a me in quanto individuo, ma al mio lavoro – il lavoro di una vita nel tormento e il sudore dello spirito umano, non per gloria e tantomeno per profitto, ma per creare dai materiali dello spirito umano qualcosa che prima non esisteva.’

Per questi motivi non potè frenarsi dal pubblicare questo scritto, con toni severi e dall’altisonanza quasi biblica nel linguaggio, al fine del ricordare a tutti che i grandi ideali influenzano anche le piccole azioni del quotidiano, che quello che può apparire un piccolo sgarbo a volte è una lesione dei diritti inalienabili di un cittadino di una nazione democratica.

Faulkner in ‘Privacy’, che lui stesso definisce una conferenza, è stato definito come profeta e come poeta vate, ma ciò non è del tutto esatto. Nel testo non si trovano vaghi vaticini o profezie, ma bensì una lucida analisi del mondo che lo circonda offerta ad un popolo sonnecchiante e inerte davanti fronte ad una profonda crisi della democrazia: la sua è la biblica vox clamans in deserto, unico grido disperato in un coro di silenzio.

Sicuramente la discussione è molto attuale e ben si confà alle problematiche dei nostri tempi. Infatti Faulkner ci ricorda che l’America primordiale era un esperimento di libertà e democrazia a beneficio dell’umanità tutta e se ad oggi riflettiamo sugli esiti di questo esperimento non è facile ritenersi pienamente soddisfatti. Così spesso rivelazioni nuove si nascondono in testi antichi e polverosi, così come le risposte a domande insolute, e se oggi la vostra domanda è: ‘cosa significa vivere in una reale democrazia?’, basterà che vi rivolgiate a Faulkner, che ha le idee ben chiare in proposito.

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Nicolò Di Girolamo

Nasce a Trieste nel 1993 e consegue la maturità classica alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. In seguito si iscrive al corso di lettere moderne all'università di Firenze. Lettore accanito fin dalla tenera età, divide le proprie passioni tra vela, cinema e, naturalmente, libri di vario genere.
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