In politica c’è posto per tutti

09/02/2015 di Federico Nascimben

Un articolo di Rizzo sul Corriere sui non rieletti del Pd riciclati presso altri enti pubblici e il caso del cambio di casacca di massa dei parlamentari di Scelta Civica ci portano a riflettere sugli eccessivi margini di intermediazione della politica

Parlamento

Due notizie di questi giorni ci fanno riflettere sul fatto che in politica le porte sono troppo spesso scorrevoli: entrata e uscita si confondono in un Paese in cui questa ha un potere di intermediazione eccessivamente elevato e diffuso. Nulla di nuovo comunque, ma solo l’ennesima triste conferma.

Ieri il giornalista Sergio Rizzo sul Corriere ha segnalato in maniera puntuale come, fra i 135 parlamentari democratici non rieletti dalla scorsa legislatura, “in questi due anni si è assistito a una strisciante e metodica opera di risistemazione dei parlamentari bocciati o esclusi dalle liste. E se il termine riciclati può apparire in qualche caso esagerato, vero è che una buona metà ha avuto un incarico pubblico o ha intercettato un ruolo legato in qualche modo alla politica“. Per dare una dimensione numerica, di questi: 6 sono stati rieletti o ricandidati in altri partiti; 6 hanno avuto incarichi in amministrazioni locali; 13 hanno sono stati destinatari di incarichi di partito; 5 hanno incarichi di Governo; 11 hanno ricevuto incarichi in società pubbliche e parapubbliche; 18 hanno ricevuto altri incarichi publici in enti, fondazioni e authority; 11 hanno avuto incarichi privati legati alla politica. Il totale fa 70 su 135.

Scelta Civica
Il logo di Scelta Civica.

Ciò significa che oltre la metà dei non rieletti Pd alle elezioni del 2013, sfruttando il proprio capitale politico/relazionale accumulato nel corso dell’esperienza parlamentare, è riuscito a trovare un posto di lavoro all’interno di quell’estesa zona grigia in cui la politica ha un esteso margine di intermediazione. Occorrerebbe ridurre tale spazio: per esempio riordinando la legislazione in relazione ai poteri di nomina (per avere commissioni che siano veramente terze ed indipendenti: problema comunque di non semplice soluzione) e ai falsi regimi privatistici (si veda alla voce società partecipate).

L’altro caso riguarda invece il “cambio di casacca” di due deputati, cinque senatori (fra cui il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini) ed un viceministro, passati da Scelta Civica al Pd. In questo modo il gruppo del Senato si è sciolto (Mario Monti è senatore a vita, mentre Benedetto Della Vedova ha smentito un approccio al Pd). Il fatto che ciò avvenga a pochi giorni dalla presunta fine del patto del Nazareno non è importante, visto che i numeri della maggioranza non cambiano. Qui conta sottolineare altro.

Relativamente a questo fatto sta circolando in rete un video in cui l’attuale presidente del Consiglio e segretario del Pd, Matteo Renzi, nel corso di una trasmissione di Porta a Porta del 2010 si rivolge a Paola Binetti, ex parlamentare democratica passata all’Udc, utilizzando queste parole: “dovevate avere il coraggio di dimettervi dal Pd e di dimettervi dal Parlamento perché non si sta in Parlamento con i voti presi dal Pd per andare contro il Pd. È ora di finirla con chi viene eletto con qualcuno e poi passa di là. Vale per tutti”.

Al contrario del Renzi versione 2010, per provare a limitare il fenomeno non occorre ventilare dimissioni, ma servirebbe modificare (e rispettare) i regolamenti parlamentari. Un paio di possibili soluzioni: prima di tutto, se per costituire un gruppo alla Camera e al Senato occorrono 20 deputati e 10 senatori, non vi dovrebbero poter essere autorizzazioni o deroghe da parte della Presidenza delle due Camere; in secondo luogo, chi nel corso della legislatura ritiene di non far più parte di un determinato gruppo, dovrebbe finire nel gruppo misto, all’interno del quale non vi possono essere componenti politiche. Ciò contribuirebbe a diminuire i c.d. giochi di Palazzo, con la formazione di nuovi partiti che trovano la loro prima essenza in diatribe parlamentari e giochi di potere interni; e limiterebbe atteggiamenti trasformisti, dato che tutta una serie di prerogative legate all’appartenenza ad un gruppo politico/partitico verrebbero meno.

The following two tabs change content below.
Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
blog comments powered by Disqus