In Italia i conti pubblici ballano sempre

23/04/2015 di Federico Nascimben

Split payment, reverse charge e lenta approvazione della riforma della P.A. mettono a rischio la stabilità di bilancio che, invece, il Governo con il suo "tesoretto" dà per assodata. Incrociamo le dita perché perdurino le straordinarie condizioni esogene a cui stiamo assistendo

Il Sole 24 Ore di oggi ci ricorda con due articoli le notevoli problematiche che ruotano attorno alla stabilizzazione dei conti pubblici italiani, anche alla luce dell’onirico dibattito che ruota attorno al “tesoretto” da 1,6 miliardi – che in realtà è solo deficit aggiuntivo.

Il primo dei due pezzi del Sole evidenzia il mancato via libera da parte di Bruxelles – destinato quasi certamente a trasformarsi in un “no”, almeno parziale – alle misure aggiuntive previste nella legge di stabilità per il 2015, per venire incontro agli obiettivi di riduzione del deficit strutturale richiesti dalla Commissione. In particolare sono a rischio circa 1,8 miliardi di introiti per lo Stato:

– Quasi un miliardo di euro derivanti dallo split payment, cioè il pagamento dell’Iva da parte della Pubblica Amministrazione direttamente all’erario e non più ai fornitori. Tale normativa è entrata in vigore dal 1° gennaio in assenza di autorizzazione comunitaria e sarebbe oltremodo incompatibile con la direttiva Ue sui ritardi nei pagamenti della P.A e con il principio “think small first” contenuto nello Small Business Act, secondo quanto denunciano Cna, Confartigianato, Ance e Cooperative del settore;

– Circa 730 milioni derivanti dalla reverse charge per la grande distribuzione, cioè il meccanismo di inversione contabile che di fatto elimina la detrazione Iva sugli acquisti. Secondo il quotidiano di Confindustria, qui il “no” del Consiglio della Ue appare ormai scontato. Naturalmente nel caso di mancato via libera a queste due misure è prevista una clausola di salvaguardia che farebbe aumentare le accise su gasolio e benzina in maniera tale da assicurare all’erario 1,7 miliardi.

– Circa 100 milioni potrebbero inoltre mancare in quanto è molto probabile, ad una settimana dalla scadenza, che i concessionari di giochi e slot non riescano a versare i 200 milioni (sui 500 totali) della prima rata sulle tasse dovute allo Stato.

Nel secondo pezzo, invece, si mette in luce “il pericolo di non avere subito a disposizione per il 2016 almeno 3-4 miliardi di risparmi dei 10 indicati nell’ultimo Def come obiettivo della revisione della spesa nel prossimo anno”. Questo si deve al lentissimo processo di approvazione della riforma della P.A., alla mancata riduzione a 35 stazioni appaltanti della P.A. per gli acquisti di beni e servizi e ai ritardi dei Comuni nella comunicazione dei piani per la riduzione delle società partecipate.

Tornando al tesoretto, oggi è stata presentata una bozza di risoluzione di maggioranza che prevede prudenzialmente l’accantonamento di risorse già stanziate a bilancio per 1,6 miliardi: cosa che rende ulteriormente conto dell’assurdità di tale manovrina/espressione linguistica. Non bastasse, anche il presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Giuseppe Tesauro, qualche giorno fa aveva espresso “perplessità abbastanza forti” su tale operazione, perché una “deviazione anche molto modesta del quadro macro o dei tassi di interesse dalle previsioni annullerebbe quel miglioramento e provocherebbe un allontanamento significativo dal percorso di avvicinamento all’obiettivo di medio termine. A nostro giudizio sembra prematuro in questa fase dell’anno, quando ancora non si conosce il saldo dell’autotassazione, pensare di utilizzare risorse, sebbene di entità limitata, reputandole già acquisite. Una decisione presa ad aprile di spendere nell’anno corrente l’effetto del miglioramento del quadro macro rispetto alla previsione dell’autunno precedente, senza attendere prima che tale miglioramento si materializzi, sembra contraria a considerazioni di prudenza”.

Queste deviazioni anche molto modeste dal quadro macro o dei tassi di interesse, a noi sembra ad esempio che potrebbero derivare da un peggioramento delle trattative fra Ue e Grecia, visto il nulla di fatto a cui fin qui abbiamo assistito, e visto il continuo e inesorabile peggioramento delle casse ateniesi. Perché un epilogo negativo ci porterebbe a navigare in acque inesplorate, come ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, che colpirebbe in primis l’Italia che, oltre ad essere esposta per circa 40 miliardi nei confronti dell’economia ellenica, si troverebbe quasi sicuramente ad una manovra di bilancio aggiuntiva, a causa della necessità di rifinanziare il Fondo Salva Stati.

Occorre incrociare le dita perché le straordinarie condizioni esogene a cui stiamo assistendo (Qe, calo di euro, petrolio e tassi di interesse) perdurino, senza notizie negative dell’ultim’ora; e perché queste ci portino a crescere di gran lunga più delle attese, cosicché il gettito necessario a coprire nuovi buchi di bilancio si generi da un processo positivo e virtuoso. Ciò rimanendo consapevoli che siamo pur sempre il fanalino di coda dell’Europa: e su questo purtroppo i numeri non permettono interpretazioni.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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