In Italia i conti pubblici ballano sempre – 2

23/05/2015 di Federico Nascimben

La Commissione europea ha bocciato la norma sulla reverse charge, mentre si attende il giudizio sullo split payment. Da qui a fine anno sono attese tre sentenze della Consulta. Potenzialmente, la somma di tutto ciò fa 17 miliardi di euro

In Italia i conti pubblici ballano sempre (2); e questa volta non per colpa della Corte Costituzionale, verrebbe da dire, anche se da qui alla fine dell’anno sono attese tre sentenze che rischiano di avere un impatto molto importante sul bilancio dello Stato. Torniamo ad occuparci perciò di due misure contenute nella legge di stabilità per il 2015, una delle quali (quella sulla reverse charge, come preannunciato) è stata bocciata dalla Commissione europea, mentre quella sullo split payment è ancora sotto esame. Il Governo avrà ora tempo fino al 30 giugno per evitare che scatti una prima clausola di salvaguardia da 728 milioni, che comporterebbe l’aumento delle accise su gasolio e benzina.

Sulla reverse charge la portavoce della Commissione europea per i servizi finanziari, Vanessa Mock, ha spiegato in una nota che non ci sono “prove sufficienti che la misura richiesta contribuirebbe a contrastare le frodi. La Commissione ritiene anzi che questa misura implicherebbe seri rischi di frode a scapito del settore delle vendite al dettaglio e a scapito di altri stati membri”. Nel qual caso venisse bocciata anche la norma sullo split payment l’esecutivo dovrebbe reperire risorse per 1,7 miliardi di euro.

Come accennato, però, tre sentenze della Consulta rischiano di minare la stabilità di bilancio, in un’infinita replica di quanto già abbiamo visto recentemente per le pensioni. Scrive Giorgio Ponziano su Italia Oggi che la prima di queste riguarda “la costituzionalità o meno del blocco del rinnovo della parte economica dei contratti degli statali, in vigore da 5 anni”, il cui mancato adeguamento vale circa 12 miliardi. La seconda riguarda il ricorso di “alcuni contribuenti che sostengono l’incostituzionalità dell’aggio che varia dal 4,5% all’8% che Equitalia fa gravare sulle cartelle esattoriali”: se tale misura non venisse giudicata legittima “Equitalia dovrebbe trovare 3 miliardi di euro per rimborsare l’aggio indebitamente incamerato e dovrebbe andare a bussare alle porte del governo”, dato che la società è partecipata al 51% dall’Agenzia delle Entrate e al 49% dall’Inps. La terza sentenza, invece, riguarda “il contributo di solidarietà tra il 6% e il 18% imposto dal governo Letta nel 2013 alle pensioni superiori a 90 mila euro”, il cui ricavo per l’erario è molto limitato: 52 milioni all’anno al netto dei mancati incassi fiscali.

Naturalmente l’aleatorietà estremamente elevata richiede di prendere quanto scritto con una notevole cautela, ma è sempre opportuno avere bene a mente che la somma di reverse charge, split payment, sentenza sui contratti degli statali, sentenza sull’aggio di Equitalia e sentenza sul contributo di solidarietà delle pensioni d’oro potenzialmente apre un buco da circa 17 miliardi di euro per le casse dello Stato. A cui vanno aggiunte le clausole di salvaguardia da 16 miliardi. Ora, quindi, incrociamo le dita e speriamo nella ripresa.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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