In Friuli vince la Serracchiani, delusione invece per il Movimento 5 Stelle

24/04/2013 di Giacomo Bandini

Un testa a testa al cardiopalma quello che fino a ieri sera ha visto protagonisti Debora Serracchiani, candidata del centrosinistra (Pd, Sel, Civica per Serracchiani, Idv e Slovenska skupnost), e Renzo Tondo, candidato del centrodestra (Pdl, Lega, Udc, La Destra, Pensionati e Autonomia Rensponsabile). La battaglia finale ha dato ragione alla leader del Pd, ora alla presidenza della regione. Gli altri competitors erano il Movimento 5 Stelle con Galluccio e Matteo Bandelli alla guida del movimento “Per un’altra regione”, precedentemente affiliato al Pdl.

Debora Serracchiani, nuovo Presidente del Friuli-Venezia Giulia
Debora Serracchiani, nuovo Presidente del Friuli-Venezia Giulia

Una vittoria per pochissimi voti e l’altissimo astensionismo – I numeri recitano una differenza di appena 2000 voti fra la Serracchiani e Tondo, in percentuale 39,39% contro il 39,00%. Galluccio e i suoi hanno invece ottenuto appena il 19,21%, Bandelli il 2,40%. Rispetto alle politiche, con le dovute differenze relative al significato del voto amministrativo rispetto a quello nazionale, il Pd prende il 2% in più, Sel rimane stabile, il Pdl e la Lega guadagnano l’1,5%, mentre il Mov. 5 Stelle perde l’8% e Lista Civica con Monti non si presenta. Il vero vincitore della contesa rimane però estraneo ai giochi di potere e alla campagna elettorale. La riflessione di partenza deve infatti iniziare da una cifra simbolo: quella riguardante l’astensionismo. Nel virtuoso Nord, dove storicamente l’alta affluenza ha caratterizzato le varie tornate questa volta il crollo è risultato vertiginoso. Dopo le nazionali 2013 registranti un 77% abbondante, ieri il dato segnala un impietoso 50,5%: metà degli aventi diritto non si è presentata alle urne.

Perché un astensionismo così elevato rispetto a due mesi fa? – Per rispondere a tale domanda sarebbe necessario attendere ulteriori analisi sui flussi elettorali che tutt’ora non è ancora possibile eseguire. Tuttavia una prima interpretazione va ricercata nelle recenti vicende del Quirinale. Lo scoramento e il disappunto popolare verso lo stallo politico ha sicuramente influenzato il dato relativo alla partecipazione col voto espresso. Da una parte infatti, come ha sottolineato la Serracchiani, la potenziale base elettorale del Pd ha risentito fortemente dell’implosione del partito: un’astensione “contro Roma”, dunque; dall’altra pesa l’ulteriore riconferma di come l’elettorato del centrodestra sia solitamente  meno propenso alla rimobilitazione rispetto a quello del centrosinistra, e si sia legato alla sola figura di Tondo, in assenza di alternative. Sempre riguardo al Pdl, va soppesato il netto calo rispetto alle regionali del 2008 della lista tondiana. Altro dato significativo è la scomparsa netta del centro (12,3% a febbraio) che sicuramente ha distribuito voti alle liste in gioco, ma ha pure gonfiato le fila dell’astensionismo. L’ultima importante motivazione va ritrovata nelle indagini in corso che incriminano praticamente tutto il Consiglio regionale uscente, accusato di aver gonfiato i rimborsi spese a danno dei contribuenti, non poco delusi dalla situazione e sempre meno fiduciosi nella classe dirigente.

Alcune riflessioni sul PD – La vittoria non deve essere interpretata come una ripresa del centrosinistra, nonostante il crollo verticale e caotico in seguito alle candidature per il Colle. L’ipotesi più concreta è il voto legato alla personalità della Serracchiani e alle sue capacità di convincimento come “rottamatrice” insieme all’ormai amico Matteo Renzi. In Friuli la candidata di centrosinistra, piaccia o no,  ha messo al primo posto i programmi, il taglio dei costi della politica e le promesse di rinnovamento rispetto alla vecchia nomenklatura, criticando fortemente il centro romano del Pd al quale ha lanciato proprio ieri un’ultima stoccata: “senza Roma sarebbe stata un’asfaltata. Aggiungendo: “È andata straordinariamente bene, visto che dall’esito delle politiche in poi, non abbiamo brillato per iniziativa politica, fino ad arrivare all’elezione del presidente della Repubblica con tutto quello che è accaduto”. Per nulla conciliante dunque verso i vertici del Pd, subito pronti invece ad elogiare l’eroina del momento.

La doccia fredda dei grillini – Il M5S esce pesantemente ridimensionato dopo il 27% ottenuto in Friuli lo scorso febbraio. Appena il 19%, nonostante la fortissima presenza di Grillo la settimana scorsa in tutta la regione dove ha infuocato gli animi, come da tempo ci ha  abituato. Non senza contestazioni però. Qualche scettico friulano in piazza pare non le abbia mandate a dire all’uomo del momento, ribattendo ad ogni affermazione del comico genovese e accusandolo fortemente di avere avuto un ruolo decisivo nello stallo creatosi in Parlamento. Il candidato Galluccio poi è parso tutt’altro che preparato, ricordando un po’ l’onorevole cittadina Lombardi agli occhi di tutti gli italiani. La dispersione del voto grillino su base territoriale è così stata assorbita proprio dalla Serracchiani, capace di parlare ai delusi della politica, promettendo la pulizia tanto richiesta.

Conclusioni – Per tirare le somme è necessario considerare la differenza naturale fra elezioni nazionali e regionali. Non solo cambia la legislazione e il contorno elettorale, bensì cambiano i valori in gioco. Il fallimento del Mov. 5 Stelle e la vittoria della Serracchiani provengono dalla stessa matrice, l’una è legata all’altra. La capacità e la preparazione della leader di centrosinistra di intercettare le issues dei “potenziali” elettori grillini, mescolata all’impreparazione di Galluccio su molte tematiche care a giovani universitari e lavoratori, hanno fatto la differenza, allentando le dinamiche tecniche più consone ad analizzare a livello macro le tornate elettorali. Certo, il Friuli, zona colpita dalla crisi della piccola-media impresa, ha bisogno ora più che mai di una guida innovativa sulle varie problematiche in atto e se la Serracchiani manterrà molte delle promesse fatte allora da oggi si potrà parlare di un nuovo inizio.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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