Imprese, export e decentralizzazione

21/07/2015 di Federico Nascimben

Un working paper di Bruegel analizza le scelte organizzative attuate da imprese esportatrici per far fronte alla concorrenza: la decentralizzazione stimolerebbe la qualità della produzione

La scorsa settimana il think tank Bruegel ha pubblicato un working paper che analizza come 14.000 imprese esportatrici provenienti da sette Paesi europei si organizzino per far fronte alla concorrenza. In particolare viene preso in esame il modello di business per l’export dell’impresa esportatrice mediana (cioè quella che si trova nel mezzo della distribuzione) e del top 1% in ogni Stato.

Secondo gli autori, queste imprese “superstar” delle esportazioni hanno molti più punti in comune in termini di performance rispetto alle caratteristiche macro dei sette Stati di provenienza. Da una parte troviamo, infatti, Austria, Germania e Spagna come esempi di grande successo, mentre dall’altra Italia, Francia e Regno Unito registrano una crescita dell’export molto più moderata.

In sostanza, il successo da imputare ai primi sarebbe legato alla qualità dei prodotti derivante dalla decentralizzazione della gestione, utilizzata per incentivare i lavoratori a farsi venire in mente nuove idee per permettere una crescita qualitativa della produzione. Le imprese dei secondi tre Paesi, invece, si focalizzerebbero più sui prezzi decentralizzando parte del processo dove i salari sono più bassi.

Un paio di grafici

Per comprendere meglio il contesto un paio di grafici possono aiutare. La figura 1 mostra l’andamento delle esportazioni in alcune economie europee fra il 2000 e il 2013 dalla quale emergono conferme rispetto a quanto sopra affermato, con la bipartizione fra prime e seconde tre economie.

Figura 1: Esportazioni dell'industria manifatturiera in alcune economie europee (ai prezzi del 2000). Fonte: Comtrade, Eurostat.
Figura 1: Esportazioni dell’industria manifatturiera in alcune economie europee (ai prezzi del 2000). Fonte: Comtrade, Eurostat.

Una delle possibili spiegazioni di tali difficoltà è data dall’andamento dei costi unitari del lavoro che, secondo la definizione dell’Ocse, “misurano il costo medio del lavoro per unità di prodotto e sono calcolati come rapporto tra costo totale del lavoro e output reale”. Come emerge dalla figura 2, il nostro Paese rispetto al 2000 fa segnare l’andamento peggiore e specularmente inverso rispetto a quello tedesco.

Figura 2: Costi unitari del lavoro nell'industria manifatturiera dal 2000 al 2013. Fonte: Database della produttività Ocse.
Figura 2: Costi unitari del lavoro nell’industria manifatturiera dal 2000 al 2013. Fonte: Database della produttività Ocse.

Organizzazione ed export

Gli autori concludono che, in primis, la quota export di mercato dell’impresa esportatrice mediana è più che triplicata (in alcuni casi decuplicata) per chi combina la gestione decentrata con la delocalizzazione della produzione in Paesi a basso salario, perché ciò consente ovviamente di competere sul prezzo abbattendo i costi. Tutte le imprese esportatrici che invece non adeguano la propria organizzazione vanno molto male, mentre la gestione decentrata dà incentivi ai lavoratori per il miglioramento del prodotto, consentendo di competere sulla qualità, come detto.

In secondo luogo, sempre in termini di qualità, la Germania è il primo esportatore in Europa seguito da Austria e Spagna. E tra il top 10% dei primi due Paesi citati non esiste una sola impresa di produzione di bassa qualità.

In terzo luogo, gli autori hanno trovato che l’export tedesco è meno vulnerabile agli aumenti di prezzo, mentre le esportazioni di Francia e Italia risentono fortemente delle variazioni di prezzo, sicché delocalizzazioni avvantaggerebbero maggiormente questi Stati.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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