Imprese e cibo: Il futuro dell’alimentazione passa dalle start up

02/02/2016 di Lucio Todisco

Il cambiamento del nostro modo d’intendere il cibo passa inevitabilmente per le nuove forme di comunicazione e le nuove modalità d’approccio sia nella creazione d’azienda, che in quella di reperimento delle risorse necessarie per far nascere un’impresa.

Future Food

Per le startup che offrono servizi e soluzioni legate al mondo del cibo o, semplicemente, hanno voglia di lanciare una propria idea in questo settore e non sanno come muovere i primi passi, è partita la “call” di Future Food Accelerator; un acceleratore verticale “Made in Italy” con sede a Bologna, per aziende appena nate ma con progetti originali e ad alto potenziale di crescita.

Il primo percorso, dedicato al food retail, durerà da aprile a giugno ed ha come scopo quello di testare prototipi sul mercato. Il secondo riguarderà il cibo del futuro, ovvero quello capace di generare impatti positivi in ambito economico, sociale, culturale e ambientale e si realizzerà da settembre a dicembre.

Formare giovani imprenditori del food – Questo innovativo acceleratore è stato presentato a Bruxelles nella sede europea della regione Emilia Romagna, con un video messaggio di Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo; di Giovanni La Via, presidente della Commissione Ambiente Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare e per il lato delle imprese e del digitale di Marco Gay presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, Riccardo Luna, Italian Digital Champion, Rebecca Chesney, dell’Institute for the Future e Future Food Lab, e Tim West, del Future Food Hack di San Francisco.

Ideato e promosso da Andrea Magelli e Sara Roversi, con il contribuito di Antonio Perdichizzi, founder di Tree,  Matteo Vignoli, direttore accademico del Food Innovation Program e Alessandro Pirani del Future Food Institute, si collega proprio a questi due ultimi progetti: il Future Food Institute (Ffi) e il Food Innovation Program che nascono per sostenere lo sviluppo di idee imprenditoriali nuove e formare giovani imprenditori nel mondo del food, capaci di generare con le proprie idee impatti economici, sociali, culturali e ambientali positivi per tutti. Tra i progetti che sono stati lanciati da questi due programmi di diffusione di start up innovative nel settore dell’alimentazione, durante l’Expo di Milano, vi è Wikiexpo, piattaforma crowdsourced che ha mappato e aggregato i contenuti di tutti gli eventi e le conferenze che si sono tenute nel corso dell’Esposizione Universale di Milano.

Il boom delle start up del food – Il mondo delle imprese innovative nel settore del cibo è esploso prepotentemente già prima di Expo e si sta delineando attraverso differenti modelli di business che sono riusciti ad attirare molti finanziamenti da parte dei venture capitalist internazionali. Soprattutto è il take away, attraverso l’uso di app e di smartphone a farne la parte da padrone. Basti pensare che Just Eat, leader delle consegne mobile di pizze ed altri alimenti nel settore del food, è arrivata a coprire ben 15 paesi, creando lavoro per 1.500 dipendenti, riuscendo a raggiungere ricavi per circa 157 milioni di sterline nel 2014.

In Italia? –  Nel nostro paese il settore del food e del mondo delle start up legate all’alimentazione segnano una crescita costante. Alcuni dati mostrano un giro d’affari da 400 milioni di euro soltanto per il food delivery, così come riportato da Il Sole 24 Ore. Il più generico e-commerce del food&grocery, ovvero la vendita online di alimentari, vale il 2% sul mercato B2C italiano ed è fermo allo 0,25% come tasso di penetrazione nel retail di settore. Inoltre, Cortilia, il “mercato agricolo online” che si occupa di vendita diretta di prodotti contadini può contare su una rete di 50mila utenti sul web ed ha incassato nel corso dello scorso anno investimenti per circa 1,5 milioni di euro da P101, società di venture capital specializzata nel settore digitale, così come segnalato dall’Osservatorio Startup Hi-Tech del Politecnico di Milano. Dati che indicano come il nostro Paese, nel settore del cibo, attira investimenti dall’estero e può portare la nascita di tante nuove realtà impenditoriali.

Dati che mostrano come spazi per la crescita in questo settore sono presenti, soprattutto se si offre al consumatore qualcosa in più alla classica “consegna digitale”, aumentando la visibilità dei venditori e potenziare la logistica del servizio, le anime business e consumer che reggono l’intero sistema.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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