Imprese: ancora troppe tasse frenano la crescita

25/05/2015 di Lucio Todisco

Uno studio della Fondazione Bruno Visentini evidenzia l'insostenibile pressione fiscale e il numero di adempimenti a cui le imprese italiane devono far fronte. Ma cambiare è ancora possibile

Tasse, troppe tasse per le imprese italiane che ne limitano il potenziale di crescita e ne segnano il cammino. E’ questo il risultato della ricerca presentata la scorsa settimana alla LUISS – Guido Carli di Roma I lacci e lacciuoli gravanti sulle imprese: il fisco realizzata dalla Fondazione Bruno Visentini insieme al gruppo della Piccola Impresa di Confindustria.

Un enorme dispendio di energie – Un lungo elenco di numeri che fanno capire quanto tempo le aziende perdono nel loro rapporto con il fisco italiano: il lavoro svolto dalla Fondazione Visentini nasce con l’intento di dare una valutazione complessiva del sistema tributario italiano, non contando esclusivamente in numero di tasse che gravano sulle imprese, ma anche valutando il loro impatto in termini di tempo ed energie che poi le imprese sono costrette a dedicare al loro adempimento.

Ci troviamo di fronte a 40 tributi che, attualmente, gravano sulle imprese italiane. La frequenza degli adempimenti fiscali si aggira su un numero annuo da 92 a 251 e che supera il numero complessivo di giornate lavorate – 220 – con 1,14 adempimenti giornalieri. Come possono le aziende italiane essere competitive se devono pagare questo enorme tributo occulto allo Stato?

L’onere complessivo per le imprese italiane stimato dalla Fondazione Visentini è di 29,1 miliardi di euro all’anno, di questi 25,4 miliardi a carico delle micro-imprese e 3,2 miliardi sulle piccole imprese. Sono tutte risorse che vengono tolte alla possibile crescita del nostro comparto industriale e che frena la possibilità di espansione delle piccole aziende che si vedono costrette a pagare un carico enorme in tributi, che con una semplificazione del rapporto tributario potrebbe liberare denaro ed energie per incrementare investimenti nel settore della ricerca e della competitività industriale.

Un esempio su tutti di come degli interventi di sgravi fiscali per le imprese mettono in moto dei meccanismi interessanti di crescita, riguarda gli sgravi presentati nella legge di stabilità di quest’anno per le assunzioni a tempo indeterminato. Come riportato da Il Sole 24 Ore, nei primi tre mesi del 2015 sono stati attivati oltre 1,33 mln di contratti di lavoro a tempo indeterminato, a fronte di 1,012 mln di rapporti conclusi con un saldo positivo di 319.873 unità, ovvero un +138% rispetto al 2014.

Tale ricerca è stata ampiamente condivisa dal gruppo della Piccola Industria di Confindustria e dal suo Presidente Alberto Baban che, ai margini della presentazione del report, ha dichiarato: “uno strumento giusto, la tassazione, è diventato non accettabile. Non riteniamo giusto il sistema perché è arrivato ad opprimere l’economia. Adempiere ad un proprio dovere è diventato difficile”.

Dov’è la semplificazione? – In un Paese con un enorme debito pubblico quale il nostro è difficile poter immaginare delle grandi politiche di riduzione della pressione fiscale, ma il tema della semplificazione fiscale sembra essere stato messo in disparte. Ad esempio, sarebbe necessaria una seria politica di riordino del prelievo locale per molte tipologie di tributi, riducendo in questo modo gli adempimenti delle imprese.

Ma anche proseguire nella strada della digitalizzazione, elemento imprescindibile per un paese che vuole tornare competitivo e vuole raccogliere la sfida del mercato internazionale, dando delle risposte ai timidi segnali di risveglio delle nostro mondo industriale. Il nostro capitalismo, ad esempio, sta esprimendo all’estero un buon dinamismo: gli investimenti italiani all’estero nel corso del 2014 sono stati di circa 12,5 miliardi di euro, il triplo del 2013 e da inizio 2015 hanno raggiunto la cifra di 9,35 miliardi di euro. Investimenti in capitali che vanno verso il Nord America. Immaginando una semplificazione fiscale più attenta alle esigenze delle imprese parte del capitale investito all’estero potrebbe anche essere incanalato in investimenti maggiori nel nostro paese.

Come ha dichiarato il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Enrico Morando, dei passi in avanti si stanno facendo attraverso la delega fiscale, sulla quale il giudizio rimane sospeso fino alla sua approvazione. Inoltre, dobbiamo porci come obiettivo quello di competere con il nostro modello di riferimento, ovvero la Germania che, ad oggi, è il nostro maggior competitor manifatturiero in Europa. Per raggiungere il loro livello di tassazione su lavoro ed imprese occorrerebbe un intervento da circa 36 miliardi di euro all’anno. Una sfida complessa per il nostro paese ma giusta da portare avanti per porre fine ad un gap strutturale che, ancora oggi, segna il percorso di crescita del nostro sistema industriale.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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