Il vuoto che Forza Italia lascerà

03/12/2015 di Luca Andrea Palmieri

In Parlamento il partito di Berlusconi è sempre più spaccato, tra fuoriuscite e faide interne. Sul territorio, nonostante sporadici segni di vitalità, la presenza forzista è sempre più diradata e in difficoltà. Segno di un partito morente? E se fosse così, chi ne raccoglierà l’eredità?

L’ultima notizia è il fuoco incrociato, interno, di Forza Italia contro il suo capogruppo alla Camera, Renato Brunetta: Elio Vito, secondo alcuni con il consenso di Silvio Berlusconi, ieri ha chiesto le dimissioni dell’ex ministro dal suo incarico. Tra le questioni contestate, oltre alla mancanza di collegialità nella gestione del gruppo, anche la direzione presa dalla rivista di riferimento dei parlamentari Forzisti, il Mattinale, che ormai non rappresenterebbe più altra posizione se non quella dello stesso Brunetta.

La riunione dei Deputati, tuttavia, ha sancito la sua salvezza, seppur con poteri ridotti. Merito della sua stessa promessa di una maggiore collegialità che, volenti o nolenti, dovrà essere mantenuta (salvo il rischio di spaccature drammatiche). Tuttavia il problema, o meglio, i problemi restano. Il gruppo forzista alla Camera nel corso della legislatura si è dimezzato. I membri rimanenti sono però tutt’altro che coesi: i principali quotidiani parlano di “bande”, gruppetti che di fatto portano avanti gli interessi specifici che rappresentano e che sembrano rimanere insieme solo sotto l’egida della solita “paterna” figura di Berlusconi, garante di tutto e di tutti. Un garante sempre più anziano, stanco e poco efficace, come mostrato dalla recente manifestazione leghista di Bologna.

Insomma, per Forza Italia la situazione è grave, anche perché la diaspora numerica si traduce in un vuoto politico, di idee e di persone altrettanto largo sui territori, dove FI è sempre meno presente. Non è un caso che nelle grandi città, dove il nome conta anche più del simbolo e la tradizione forzista dovrebbe aiutare, la caccia al candidato riguarda sempre nomi esterni al partito: a Roma si corteggia Alfio Marchini, pur di non dare spazi ad ulteriori diaspore a favore di Giorgia Meloni. A Milano la situazione pare quantomeno nebulosa. La Lega è grande protagonista ma, non volendocandidare Salvini, non riesce a trovare un accordo con i forzisti, che nella loro città di nascita contano ancora qualcosa .

Proprio la Lega, da molti punti di vista, è la più grande favorita dall’imperterrito crollo forzista: non dimentichiamo che l’ultimo berlusconiano di ferro ad aver vinto un’elezione, Toti in Liguria, deve il suo successo proprio ai voti leghisti. Ormai Salvini & co. hanno messo un’ipoteca sulla leadership del centro-destra, difficilmente esauribile prima delle elezioni del 2018. Un successo costruito sulla combinazione dell’adozione di un linguaggio populista, evoluzione di quello del primo Bossi e senza dubbio influenzato dai successi grillini, e di un attacco serrato al vuoto lasciato dalla scomparsa di AN e dal crollo della destra nel paese, il cui bacino elettorale è sopravvissuto alla frammentazione e alla subordinazione a Berlusconi.

Salvini ora però ha un problema. Cannibalizzare Berlusconi lo ha messo in una posizione di forza, ma quel che rischia di mancare sono le basi per vincere. Perché la storia insegna che in Italia non si può pensare di governare senza il voto moderato. Una lezione che Renzi tiene ben presente. E se Forza Italia continuasse a smantellarsi, o, peggio ancora, Berlusconi si ritirasse, facendo cadere quell’unico residuo collante che tiene il partito insieme, è difficile pensare che il blocco moderato degli elettori di centro-destra si appoggi “senza se e senza ma” al leaderismo di destra salviniano.

Cosa succederebbe in questi casi? Probabilmente il primo ad esultare sarebbe proprio Renzi: finita l’epoca berlusconiana, nel contesto politico attuale, per il blocco moderato rimarrebbe lui l’unica figura di riferimento. Molto più di un Salvini o anche di un Grillo, le cui proposte provocatorie attirano ormai quasi un terzo del paese, ma spaventano o lasciano perplessa una fascia ancora molto ampia.

Altro soggetto pronto a raccogliere l’eredità di Berlusconi è Italia Unica di Corrado Passera. La creatura politica dell’ex ministro del governo Monti compirà a breve i due anni, ma ancora non si è mai spesa in competizioni elettorali. Tutto questo nonostante nelle grandi città, di tanto in tanto, campeggino pubblicità a ricordarne l’esistenza. Intanto pare pronta a entrare in Parlamento, raggruppando proprio molti dei fuoriusciti da Forza Italia e dal Nuovo Centro Destra, che per ora siedono nel Gruppo Misto. Il momento individuato per il grande debutto sarebbero proprio le elezioni comunali di Milano. Difficile dire quale sarà il risultato. Tuttavia percentuali a doppia cifra potrebbero sancire senza dubbio un ingresso importante nel panorama politico italiano per la nuova forza politica di centro-destra a ispirazione liberale. E sarebbe un ulteriore problema per Salvini, verso il quale Passera non ha mai finora mostrato grande simpatia: si inaugurerebbe così una stagione di frammentazione del centro-destra nazionale nuova, di solito appannaggio delle sinistre.

Tuttavia, ad oggi, è difficile stabilire se questa previsione sia accurata o meno. Volendo c’è ancora spazio per un’evoluzione di Forza Italia, per quanto giorno dopo giorno appaia sempre più problematica. E non è detto che il vuoto che lascerebbe, in caso contrario, sia riempito immediatamente. Certo, Stellati e PD avrebbero di che esultare, ma sarebbe un bene per il paese? Un’assenza di rappresentatività costituisce sempre un problema, e di questi tempi tutto c’è bisogno tranne che mancanza di dialogo. Dialogo che, purtroppo, la nostra spaccatissima politica nazionale trova sempre più difficile portare avanti, a danno di tutti.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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