Il voto tedesco, l’Europa al bivio

29/09/2013 di Roberto Lollino

Il punto di vista di Michael Braun, Giampiero Gramaglia e Stefano Milia sul risultato delle elezioni tedesche e sul futuro atteggiamento tedesco in Europa

Il 23 settembre, presso la sede del Movimento Federalista Europeo, ha avuto luogo la conferenza “La Germania al voto, l’Europa al bivio”, dedicata al risultato delle elezioni tedesche. Ospiti Michael Braun, corrispondente in Italia del Tageszeitung e vincitore del premio giornalistico Altiero Spinelli 2013, Giampiero Gramaglia, Direttore EurActiv.it e Consigliere IAI e Stefano Milia, Segretario generale CIME. Coordinatore il Dott. Paolo Acunzo, Segretario dell’MFE Roma. Tre gli argomenti caldi trattati: il nuovo quadro politico conseguente alle elezioni, le possibili alleanze di Governo e il futuro dell’Europa dopo la rielezione della Cancelliera Angela Merkel.

Elezioni in Germania
Angela Merkel

Vittoria a metà – Braun, in riferimento al primo di questi punti, ha invitato a diffidare da quanto riportato dalla maggior parte delle testate giornalistiche. I tedeschi, infatti, hanno scelto di votare i grandi partiti, Cdu/Csu e Spd su tutti, ma la situazione creatasi in Parlamento, nonostante il trionfo della Merkel, premia maggiormente la sponda di sinistra, creando uno scenario paradossale: la CdU è stata premiata come partito, ma il Bundestag, de facto, si è spostato a sinistra, avendo, aritmeticamente, il trio Verdi – Spd – Die Linke la maggioranza di deputati. In una situazione in cui il Fdp non è riuscito a superare lo sbarramento, l’alleanza con l’Spd, per la Merkel, diviene obbligatoria. Questa volta, “Frau” Merkel, avrà più difficoltà che in passato, i socialdemocratici di Steinbruck, infatti, non vorranno mai ritrovarsi in una situazione simile a quella dell’esperienza passata, e imporranno condizioni più rigide per l’alleanza. In primis, sostiene Braun, l’introduzione del reddito minimo, tanto sostenuto in campagna elettorale.

Europa, grande assente… – Proprio in campagna elettorale – continua Braun – vi è stata una grande assente: l’Europa. L’opposizione ha puntato sul tema della giustizia sociale, sulla situazione dei salari e delle disuguaglianze di reddito, ma mai d’Europa. Questo perché, la partita europea è già stata vinta dalla Merkel. Circa tre quarti dei tedeschi – quindi una percentuale ben maggiore dei voti della Cdu – è a favore della politica sostenuta dalla Cancelliera in Europa. Sconveniente, dunque,  cercare di affrontarla su questo terreno. Sull’argomento, un’interessante punto di vista è stato sostenuto dal Milia. Questi è convinto l’estromissione del tema europeo dai dibattiti sia stata una strategia concordata tra i grandi partiti, per evitare di favorire il partito euroscettico, “Alternative für Deutschland”, rimasto così tagliato fuori, almeno al grande pubblico, dalla contesa elettorale. Forse, grazie anche a questa strategia, il partito non ha raggiunto il 5% e, come affermato da Gramaglia, il non superamento della soglia potrebbe servire da deterrente ad altri partiti euroscettici europei.

…ma quale futuro? – Sul futuro della strategia tedesca verso l’UE, i pareri sono discordanti, tra il mite ottimismo e un pessimismo quasi scaramantico. In realtà, nessuno, prevede grandi sconvolgimenti: la linea europea della Merkel resterà, per lo più, la stessa. Questo, però, non esclude altri tipi di cambiamenti. I punti più interessanti discussi sono, principalmente, due.

Spd fondamentale – Il primo sarebbe conseguenza diretta del ruolo che l’Spd avrebbe all’interno del governo. Un ruolo più forte che in passato, capace, quindi, di ammorbidire la posizione della Cancelliera su alcune questioni, come, ad esempio, una dilazione dei tempi concessi agli stati in difficoltà per attuare le riforme strutturali e un atteggiamento più collaborativo.

E la Merkel europeista? – D’altra parte, nessuno dei tre ospiti dimentica quanto, la “giovane” Merkel, fosse una dei politici con idee più europeiste presenti nella Cdu. Giunta a quello che presumibilmente sarà l’ultimo mandato, la Cancelliera potrebbe sentirsi meno legata alla conquista di preferenze elettorali, lavorando per attuare le sue esistenti idee d’integrazione, magari in un approccio meno “esecutivo” che in precedenza. Senza dimenticarsi che la posizione del Fdp, nei passati anni, era un ostacolo a prescindere a qualsivoglia tentativo “europeista”.  Un futuro europeo, sia ben chiaro, senza particolari stravolgimenti riguardo alla posizione tedesca, ma che potrebbe riservare qualche sorpresa. Perché, come fa notare Gramaglia, la leadership tedesca in Europa è stata e continuerà ad essere un elemento imprescindibile. Speriamo, allora, in un cambiamento, per quanto soft, che possa rendere un po’ meno tedesca l’Europa, e un po’ più europea la Germania.

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