Il Volto del ‘900. Da Matisse a Bacon

30/09/2013 di Simone Di Dato

Il volto del 900, Palazzo Reale, Milano

Il colore brillante di una tavola di Giovanni Bellini o la luce radente sui fanciulli del Caravaggio, i nudi asciutti e taglienti di Egon Schiele ma anche il mistero dei volti di Leonardo: non smette di commuoverci e stupirci il ritratto come rappresentazione della figura umana, nella sua realtà fisica e intellettuale.  Che sia il nobile profilo di un illustre uomo del Rinascimento o gli occhi sfrontati di una modella, gli artisti ammaliano, incantano, colpiscono e lo fanno attraverso una serie infinita di simbologie, significati e storie diverse. Storie di uomini, chiaramente.

Non si può dire con precisione quando sia nata l’intenzione consapevole di ritrarre un singolo individuo nelle sue caratteristiche fisiche e somatiche, ciò che è certo è quanto l’avvento della fotografia abbia decisamente cambiato le carte in tavola. Dopo una lunghissima tradizione artistica infatti, hanno cominciato per primi gli impressionisti a rivoluzionare l’idea di ritratto con la libertà di percepire la vita oltre la semplice osservazione visiva ed è toccato poi alle Avanguardie proseguire questa ricerca del ”Sé interiore”

Il Volto del '900, Palazzo Reale
Frantisek Kupka, Il Rossetto, 1908

Ed è su questo drastico cambiamento che punta la nuova mostra di Palazzo Reale a Milano, iniziata settimana scorsa e che ha già destato l’attenzione di tutti gli appassionati. Non alternativa ma parallela all’irascibile Pollock e seguaci, “Il Volto del ‘900” conferma il grande interesse del Comune di Milano per l’arte del XX secolo e in questo caso per le icone di pittura e scultura in un periodo fondamentale per l’evolversi del ritratto. Con circa 80 opere provenienti dal Centre Pompidou (di cui molte per la prima volta in Italia), l’esposizione riunisce e confronta in un percorso curato da Jean Michel Bouhours, straordinari ritratti e autoritratti, capolavori assoluti di artisti come Matisse, Bonnard, Modigliani, Magritte, Suzanne Valadon, Maurice de Vlaminck, Severini, Bacon, Delaunay, Brancusi, Julio Gonzalez, Derain, Max Ernst, Mirò, De Chirico, Picasso, Giacometti, Tamara de Lempicka, Kupka,  Juan Gris e moltissimi altri autori di opere magistrali a completare un lunghissimo elenco di grande impatto espressivo.

Il mutamento negli stili e nei caratteri della raffigurazione umana, una panoramica delle innovazioni che hanno segnato l’idea di fare ritratti sono solo alcuni dei temi che la mostra, visitabile fino al 9 febbraio 2014,  interpreta: “L’invenzione della psicoanalisi, la negazione dell’individuo operata dai totalitarismi, la distruzione dell’identità nei campi di sterminio nazisti, la diffusione della fotografia messa a servizio della burocrazia per il riconoscimento delle persone (per esempio con le foto d’identità), l’invasione dell’Io da parte di uno pseudo-immaginario collettivo creato dai media: a questo contesto sociale – scrive lo stesso Bouhours – occorre aggiungere il ruolo dell’arte, la spinta all’astrazione, la perdita del soggetto nell’ideale collettivo delle avanguardie: tutto sembra concorrere all’idea dell’arrivo di un mondo senza più volti.”
E nonostante questo, “cresce all’epoca una sorta di frenesia a farsi fare il ritratto, come – spiega ancora l’esperto d’arte francese – per far entrare se stessi in una vertigine di ubiquità e di istantaneità dettate dai media contemporanei: l’immagine della propria immagine si è imposta”.

Gino Severini, Autoritratto, 1912
Gino Severini, Autoritratto, 1912

In questo senso il percorso espositivo è stato concepito come una selezione non cronologica bensì tematica: si parte da “I misteri dell’anima”, titolo preso in prestito dal regista tedesco G.W. Pabst, autore del primo film sulla psicoanalisi: protagonisti di questa sezione sono gli artisti che scavando nell’intimo dei loro soggetti femminili  di inizio secolo, ne hanno svelato i segreti in ritratti dalla forte valenza psicologica ed emotiva. Ed ecco allora Odalisca con pantaloni rossi di Matisse, La camicetta rossa di Pierre Bonnard e Ritratto di Dédie di Modigliani. Segue la sezione dedicata interamente agli “Autoritratti” con tele scelte a rappresentare volutamente diversi concetti. Ben lontani dall’esaltazione del mestiere dell’artista, l’autoritratto novecentesco è piuttosto una presa di coscienza e consapevolezza: spicca l’italiano Gino Severini come rappresentante del futurismo, René Magritte, e le figure contorte di Bacon che tenta in ogni modo di perdere quasi ogni connotato umano. La terza sezione è intitolata “Il volto alla prova del Formalismo” incentrata sui capolavori scultorei di Jacques Lipchitz, i bronzi di Mirò e diversi dipinti di Matisse e Picasso in cui volti e corpi dei soggetti si compenetrano in figure scomposte per il superamento della forma. A contraddire il tutto ci penserà la parte dedicata al Surrealismo, all’attenzione del pubblico Dalì e Magritte che nell’estremo rispetto della forma vedranno sogni e luoghi onirici, regni dell’assurdo e vie di fuga, abitare le tele più belle. Dal caos surreale al “Caos e disordine” di Giacometti e Dubuffet per poi passare alla sezione “Dopo la fotografia” , arriva il momento chiave dell’intera esposizione. Perché come ricorda l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno, “Il grande choc dell’avvento della fotografia ha prodotto nel secolo scorso un nuovo modo di rappresentare il volto umano, provocando un potente fluire di originalità creativa nelle opere di ritratto. Queste sono diventate più complesse e al tempo stesso più libere perché svincolate dalle committenze e dalle esigenze di documentazione e celebrazione”. Chiude “la disintegrazione del soggetto” che dopo opere di grande perizia formale, dalla Valadon a Tamara de Lempicka, presenta il monopolio della raffigurazione realista da parte della forma d’arte emergente, attraverso opere di Errò ed Elizabeth Peyton, a terminare in un complesso gioco di specchi una riflessione di grande rilievo che riguarda tanto gli artisti quanto gli spettatori.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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