Il vecchio che avanza: la gerontocrazia italiana

23/10/2013 di Giacomo Bandini

Chi va a Roma, mantiene la poltrona – Oramai è risaputo che l’Italia non è un Paese per giovani. Non è la fuga dei cervelli a insegnarlo, bensì la costanza con cui i vecchi rimangono in auge. Si chiama gerontocrazia e noi siamo maestri nell’arte di riciclare le persone. Un po’ meno in quella di riciclare i materiali. Oggi sul corriere Sergio Rizzo parla del riciclo dei politici. Non in senso stretto, ahinoi, ma in senso lato. Dove va un politico quanto ha raggiunto la fine della sua carriera? Si ritira a vita privata come gli antichi romani, godendo dei propri beni, accumulati negli anni? No. Viene insignito di un’altra carica per poter continuare a far parte del circuito del potere.

Giri di Valzer – Riccardo Villari è un medico epatologo entrato in politica negli anni’80 con la democrazia cristiana (e chi sennò). Successivamente si lega al nuovo PPI di Buttiglione, all’Udeur di Mastella, entra in parlamento nelle liste dell’Ulivo di Prodi evolvendosi insieme al partito che diventa Pd. Viene eletto presidente della Commissione di vigilanza della Rai, con le sole preferenze degli avversari, mentre gli alleati gli preferivano Leoluca Orlando. Quando i suoi gli chiedono di dimettersi per essere sostituito da Zavoli, in comune accordo col Pdl, Villari si rifiuta e viene espulso dal Pd nel 2008. Si riavvicina dunque agli amici Radicali di cui diventa tesserato, ma nello stesso anno si segnala la sua ufficiale adesione al Movimento per le Autonomie di Lombardo. Anche qui, non deve aver fatto troppa presa sui nuovi amici, che silurano la sua candidatura alla Presidenza della Campania. Offeso, esce dal MPA e si iscrive al gruppo parlamentare Coesione Nazionale in sostegno del governo Berlusconi da cui riceve una nomina a Sottosegretario di Stato al Ministero dei Beni Culturali. Anche questa carica ha breve durata. Pochi mesi dopo l’esecutivo cade ai piedi di Monti, ma lui rimane senatore col Pdl.

Il senatore Villari
Il senatore Villari

Il vecchio che avanza – Ammesso e non concesso che a qualcuno interessi davvero che fine ha fatto Villari, la sua storia è purtroppo la risposta ai quesiti posti in precedenza. Il cursus honorum del nostro pareva essere giunto ad un binario morto. Semplice e anonimo senatore, non si segnala per alcuna iniziativa in particolare. Nelle tv nazionali non lascia troppe tracce di sé. Sembra il canto del cigno. Ma tale non è. Anzi, lo aspetta un altro grande incarico, alla guida del porto di Napoli. In fondo ha solo quasi sessant’anni e gira nell’ambiente da più di trenta. Nella direzione del porto farà un po’ di esperienza.

La Repubblica dei vecchi – Questa breve narrazione è uno dei tanti esempi di come la politica in Italia sia un monopolio del passato, e come tanti altri aspetti della società, sia priva di un qualsiasi meccanismo di ricambio e merito. Un regime totalitario gerontocratico. Ossia letteralmente “un sistema politico in cui il potere è detenuto dagli anziani, di stampo non riformista. Essa si fonda sul grado di influenza ed autorevolezza che generalmente viene attribuito agli anziani, sul presupposto di una loro maggiore esperienza e di una riconosciuta probità.” Sulla prima parte niente da dire. Rispecchia perfettamente la nostra realtà, soprattutto quel “non riformista”. La seconda invece descrive l’utopica visione della gerontocrazia. In Italia piuttosto latitante. Maggiore esperienza e riconosciuta probità in questo Paese andrebbero trasposti in “riciclo delle cariche senza competenza” e “furbizia nel mantenerle il più a lungo possibile”.

Giovani in catene – Meritocrazia, riformismo, innovazione, ricambio generazionale. La nostra situazione è simile alla caverna di Platone. Seduti con le spalle al fuoco, con la testa bloccata in una sola direzione vediamo solo delle ombre proiettate sopra di noi e un gran frastuono. Dunque pensiamo che queste ombre siano le più svariate cose, ma in realtà sono altri uomini che trasportano queste forme. Non abbiamo idea del potenziale che ci circonda, poiché siamo come incatenati e assuefatti ad una certa cinica visione della realtà. Basterebbe un po’ di autocritica da parte delle vecchie generazioni e un po’ più di fiducia in quelle nuove per poter uscire dalla caverna in cui siamo rinchiusi. Con una sola avvertenza. Quando si è chiusi per troppo tempo nel buio, l’incontro con la luce è sempre molto difficile e si fa fatica a vedere bene. Per questo talvolta abbiamo bisogno di chi la luce almeno una volta l’ha vista: i nostri anziani.

The following two tabs change content below.

Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus