Il terzo plenum del PCC, il futuro della Cina e un grande paradosso

03/12/2013 di Martina Viscusi

Ne avevamo parlato alla vigilia, e le indicazioni di fine novembre, successive al plenum sembrano darci ragione: la Cina favorirà, almeno in parte, un implemento del libero mercato nonchè lo sviluppo di aziende private

Terzo plenum in Cina, per guardare al futuro

Il terzo plenum del Partito Comunista Cinese si è concluso il 12 novembre dopo una quattro giorni di dibattiti, che ci piace immaginare serratissimi, in un albergo alla periferia di Pechino.  È stato vietato l’accesso a giornali, stampa, televisioni, insomma a chiunque non fosse uno dei 376 dirigenti del PCC. Di conseguenza, possiamo solo ipotizzare cosa sia accaduto.  Unico documento chiave, cui fare riferimento, è il comunicato finale. Inutile marcare l’importanza cruciale da esso rivestita. Tale comunicato segna l’agenda politica ed economica del paese che si prepara a divenire nel 2017 la potenza con il più forte potere di acquisto, secondo quanto stabilito dall’ “Economist Intelligence Unit”.

Economia e aziende private – Nella lettura del comunicato non si riscontrano grandi novità politiche quanto, piuttosto, economiche. Ciò che subito è evidente è la differenza di trattamento delle due questioni da parte del Plenum. Una diversità che fa emergere chiaro quello che potremmo definire “il paradosso cinese”.  È stato reso noto che per continuare a tenere alti i tassi di crescita e sviluppo, nonostante i cali di PIL registrati tra il 2007 e il 2009, passato dal 14,2% al 9,2%, bisogna favorire il libero mercato e le imprese private e cercare di ridurre il potere delle SOE (le imprese statali). Ad oggi 113 e operanti in 15 settori industriali differenti, rappresentano il pilastro dell’economia cinese.Per questo motivo il comunicato finale apre alle riforme ma, nello stesso tempo, vuole riassicurare i potenti mandarini che “le imprese pubbliche costituiscono un elemento fondamentale del nostro sistema”. Dato che a trarre benefici dal buon andamento sono soprattutto i manager pubblici, scelti dalla politica e fedeli al partito. Tuttavia, non può verificarsi un cambiamento repentino, in quanto nelle campagne ancora viva e fondamentale è la presenza e il supporto dello Stato, sebbene i molteplici scandali e la corruzione nella gestione delle risorse facciano dubitare della buona riuscita di tale controllo. Per farla breve, le imprese pubbliche vanno riformate e le aziende private supportate. Il cambiamento in favore del libero mercato quindi dovrà verificarsi, di certo non avverrà in un giorno, ma il Partito promette che avverrà.

Cina, congresso del Partito comunistaParadosso cinese – Il paradosso consiste proprio nel garantire decine di volte la volontà di un cambiamento economico, ma contemporaneamente non paventare mai nemmeno la più remota ipotesi di una modifica dell’ordinamento politico che includa una maggiore partecipazione della popolazione né a livello locale né centrale. Si resta fedeli “al modello socialista, alla realtà nazionale e alle condizioni fondamentali del popolo cinese”. È evidente, quindi, che in campo politico le democrazie occidentali non sono prese come esempio da seguire. Ma anzi, pur di continuare ad avere tutto sottocontrollo, si è sancita la nascita di una nuova commissione per la sicurezza. Un nuovo organo centrale che si occuperà di “migliorare il sistema di sicurezza dello stato e portare avanti le priorità strategiche in questo campo”, assicurando la salvaguardia degli interessi del popolo. Consisterà in un ufficio trasversale che includerà rappresentanti di dipartimenti dei ministeri della difesa, della propaganda e dell’informazione, dato proprio il peggioramento dei rapporti con i vicini, specie per la sovranità marina. Pechino ha deciso di sforzarsi al massimo per limitare i danni, poiché forti sono le preoccupazioni in merito alla tenuta della stabilità sociale.

In conclusione, quello che emerge è ancora una volta la concezione ciclica che i cinesi hanno della storia e del mondo. Il loro perseverare secondo cui affinché tutto cambi, nulla debba cambiare.

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Martina Viscusi

Nasce in Molise nel 1989. Dopo la maturità scientifica decide di trasferirsi a Roma per frequentare la facoltà di Scienze Politiche presso la Luiss Guido Carli, dove rimarrà anche per gli studi magistrali, dopo l’esperienza Erasmus all’Universitet i Oslo. È attualmente laureanda in Relazioni Internazionali. Appassionata di sudest asiatico e America Latina.
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