Il terrorismo internazionale in Nigeria: Boko Haram, Ansaru e Al-Qaeda nel Maghreb Islamico

16/04/2014 di Stefano Sarsale

Boko Haram

Lunedì 14 aprile, circa 70 persone sono rimaste uccise in un’esplosione in una stazione degli autobus nella capitale nigeriana Abuja. I militanti a cui è stata attribuita la responsabilità dell’attentato fanno parte del gruppo terrorista Boko Haram. Secondo gli alti funzionari nigeriani, i cui uffici si trovano a pochi chilometri dall’esplosione, quello di lunedì è uno dei peggior attacchi della capitale, dopo i gravi attentati del 2011 alla sede della Nazioni Unite e mette nuovamente in evidenza il pericolo rappresentato da questo gruppo terrorista. Qui di seguito, approfondiamo il gruppo Boko Haram nei modi, obiettivi e legami, partendo dalle sue origini.

Le origini. Boko Haram (BH) è stata fondata nel 2001 nella città di Maiduguri dal defunto Ustaz Mohammed Yusuf che ne ha ricoperto il ruolo di guida spirituale dopo gli studi religiosi condotti tra Arabia Saudita e Pakistan. Da allora, l’attività del “Popolo per la propagazione degli insegnamenti del profeta e del jihad” ha subìto una profonda trasformazione che ne ha ampliato portata e diffusione. In origine, il gruppo è nato come movimento locale concentrato nello Stato del Borno, sito nel nord della Nigeria, il cui obiettivo è l’instaurazione di uno Stato islamico nel Paese. Per tentare di contrastare BH, il governo di Abuja ha attuato una forte repressione che ha portato nel 2009 all’uccisione del leader Yusuf. La conseguente lotta per la leadership del movimento ha visto contrapposti due schieramenti interni a BH: uno di questi intendeva continuare il progetto del defunto leader focalizzandosi sugli aspetti interni nigeriani, mentre l’altro, più estremista, intendeva non solo combattere il governo centrale di Jonathan, ma iniziare un vero e proprio jihad.

Boko Haram
Alcuni militanti di Boko Haram

L’internazionalizzazione. Nella diatriba interna, a prevalere è stata la componente estremista. Di conseguenza, il leader Abubakar Shekau ha lanciato la sua campagna militare contro il governo centrale, ma è dal 2010 che BH ha dato segni di crescente cooperazione con gruppi terroristici come al-Shabaab e al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI), proprio in relazione agli intenti del leader. Il momento che ha però segnato nello specifico l’evoluzione di BH da fenomeno prettamente nigeriano ad attore del jihadismo internazionale, è stato il duplice attacco alla sede delle Nazioni Unite e al quartier generale della polizia ad Abuja, avvenuto il 26 agosto 2011. L’importanza di questi attentati è da imputare a due aspetti significativi: il primo consiste nell’aver attaccato la sede di un’organizzazione internazionale come le Nazioni Unite, che ha messo in rilevo la volontà politica di BH, dando altresì al gruppo una rilevanza e un’attenzione senza precedenti da parte della comunità internazionale. Il secondo aspetto riguarda, invece, armamenti e modalità di attacco: in precedenza questi erano portati a termine secondo tattiche rudimentali e con l’utilizzo di sole armi leggere, mentre quelli alla sede delle Nazioni Unite e al quartier generale della polizia sono stati organizzati e portati a termine con l’utilizzo di autobomba e attacchi suicidi, mettendo in evidenza la capacità di BH di colpire con le modalità tipiche del terrorismo islamico. In relazione agli attentati di Abuja, lo State Security Service (SSS) nigeriano ha inoltre individuato in Mamman Nur, influente comandante di BH responsabile dei rapporti con al-Shabaab e al tempo da poco tornato dalla Somalia, la mente organizzatrice dell’attentato.

Radicalismo Islamico. L’aspetto più importante che emerge in relazione all’attività di BH riguarda l’esordio del radicalismo islamico di matrice salafita e di ispirazione qaedista all’interno del Paese, che rappresenta l’ideologia d’ispirazione del movimento. L’accettazione dell’apostasia tramite la dottrina tafkiri permette che anche i mussulmani definiti apostati possano essere uccisi per perseguire gli obbiettivi del jihad. La conseguente diffusione del fondamentalismo ha permesso ad al-Qaeda, grazie alla conflittualità etnica, al sottosviluppo e alla debolezza statale, di penetrare nel movimento e di aprire un nuovo fronte del jihad mondiale.

La rete di Boko Haram, Ansaru. Prova evidente di questa intenzione da parte del movimento guidato da Ayman al-Zawahiri è rappresentata dalla nascita del gruppo Ansaru, costola di BH nata nel gennaio 2012 e costituito in prevalenza da combattenti di etnia Hausa Fulani (che al contrario non superano il 20% nel movimento principale). Ansaru condivide infatti obiettivi col network qaedista e i suoi affiliati africani nel maghreb islamico (AQMI) e mantiene stretti rapporti col movimento al-Shabaab. Il gruppo è concentrato prevalentemente nel nord della Nigeria, nello Stato di Kano ed è marcatamente più anti-occidentale e proiettata a livello internazionale nella sua pratica rispetto al movimento originario. Dal punto di vista ideologico, Ansaru è un’organizzazione fedele al radicalismo islamico salafita di tipo qaedista. Tuttavia, a differenza di BH, rifiuta la dottrina takfiri, ma la maggiore e più importante differenza col movimento originario consiste nel non riconoscere la centralità dell’elemento etnico: Ansaru è infatti aperta al reclutamento di membri di qualsiasi gruppo tribale ed intende rivolgersi a tutti i musulmani nigeriani senza distinzione di razza o clan. Così facendo, Khalid al-Barnawi ha inteso superare il grosso limite di BH, ossia l’esclusività etnica. Aspetto da sottolineare, è che Ansaru ha adottato un’ideologia simile al Movimento per l’Unicità e il Jihad in Africa Occidentale (MUJAO), gruppo terrorista islamista nato nel 2011 a seguito di una scissione dal gruppo AQMI, con l’obiettivo di portare il jihad anche nei territori dell’Africa nord-occidentale. Nel novembre del 2012, MUJAIO e AQMI hanno catturato la città rurale di Ménaka, nella regione del Gao, nel Mali del sud, togliendola dal controllo del Movimento Nazionale diLiberazione dell’Azawad (MNLA). Al-Barnawi, è in stretti legami con MUJAO e AQMI che operano in Mali ed in particolare con il leader jihadista algerino Mokhtar Belmokhtar. A Belmokhtar sono stati inviati oltre 200 miliziani di BH in supporto che hanno combattuto a fianco delle forze di AQMI, MUJAO e i tuareg di Ansar al-Din, nella guerra civile del 2012-13.

L’attività di BH ha conosciuto un espansione unica, arrivando a rappresentare una problematica non soltanto nigeriana, bensì un fenomeno capace di destabilizzare l’intera area del Sahel e dell’Africa occidentale. Il pericolo maggiore è rappresentato tuttavia dai legami e dalle ideologie condivise con AQMI ed il mosaico jihadista del Sahel, grazie al quale potrebbe consolidarsi un nuovo fronte del jihadismo internazionale che interesserebbe in particolare Nigeria, Camerun, Niger, Ciad, Sudan e Somalia, fino a raggiungere le coste del Mar Mediterraneo, in Algeria e Libia. La vastità della regione mette in evidenza la difficoltà nel tenere sotto controllo le attività jihadiste, a cui va aggiunta all’oggettiva mancanza di strumenti per il pattugliamento delle frontiere dei Paesi in questione. BH rischia quindi, se non opportunamente contrastata, di diventare in breve tempo un movimento terrorista capace di minacciare la sicurezza internazionale.

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Stefano Sarsale

Dopo la laurea triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali a Pisa 2011, consegue quella Magistale presso la LUISS Guido Carli di Roma con votazione 110. Consegue succesivamente una seconda laurea Magistale in Security and Terrorism presso l'università di Kent, Canterbury. Esperienze lavorative presso il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) a Roma, Il Conflict Analysis Research Centre (CARC) a Canterbury, l'nstitute for National SecurityStudies (INSS) a Tel Aviv e l'European Strategic Intelligence and Security Centre (ESISC) a Bruxelles.
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