Il TAR si pronuncia: Ingroia andrà ad Aosta

01/05/2013 di Luca Tritto

Nelle ultime settimane ha tenuto banco una polemica, passata inosservata sotto i riflettori dei media. La vicenda dell’ex candidato premier di Rivoluzione Civile, Antonio Ingroia, ha aggiunto un nuovo capitolo: il TAR del Lazio ha rifilato il nullAosta all’ex pubblico ministero di Palermo.

Ingroia AostaI fatti – Dopo la mancata elezione nelle ultime consultazioni elettorali, il leader di Rivoluzione Civile – ora Azione Civile – si trovava ancora in situazione di aspettativa elettorale, ovviamente richiesta per concorrere alle politiche. Il problema nasce quando, lo scorso 8 aprile, il Presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, decide di affidare ad Ingroia l’incarico di dirigere l’ente Riscossione Sicilia, organo deputato alla raccolta delle tasse della regione. Già il 10 aprile, il Consiglio Superiore della Magistratura si dichiara, con ampia maggioranza, contrario alla nuova destinazione. Inoltre, viene deciso di trasferire Ingroia come sostituto in sovrannumero alla Procura di Aosta, nel rispetto del divieto previsto dall’art 8 del DPR 30 marzo 1957 n. 361, il quale prevede che i magistrati candidati e non eletti “non possono esercitare per un periodo di cinque anni le loro funzioni nella circoscrizione nel cui ambito si sono svolte le elezioni”. Si direbbe, anche, per una ovvia questione di imparzialità del potere giudiziario. Tuttavia, l’ex pm non ci sta e fa ricorso al Tribunale Amministrativo per una provvedimento di sospensiva del decreto.

La pronuncia del TAR – Il decreto del Tribunale ha rigettato la richiesta di Ingroia, mentre l’udienza collegiale si terrà il prossimo 23 maggio. In base a quanto deciso, l’aspettativa elettorale scade oggi, anche se è stata concessa una proroga di due settimane, richiesta dall’ex pm, per motivazioni personali. Dunque, dal prossimo 16 maggio, ben prima dell’udienza collegiale del TAR, Ingroia sarà a tutti gli effetti un sostituto procuratore nel capoluogo valdostano. Dal profondo Sud al profondo Nord, passando per una elezione mancata. Di certo non è un passo da nulla nella vita di una persona, soprattutto per le tematiche – la mafia – affrontate nella propria carriera.

Le reazioni – Sicuramente, qualcuno avrà pensato ad una decisione punitiva per il magistrato buttatosi in politica. Tuttavia, lo stesso Ingroia ha dichiarato di rispettare totalmente la decisione di mandarlo ad Aosta, in quanto viene semplicemente applicata la regola. In totale disaccordo, invece, è il Codacons. L’associazione dei consumatori ha dichiarato di fare ricorso al TAR contro il reinserimento in magistratura del leader di Azione Civile, in quanto “I magistrati non possono passare dal mondo della giustizia a quello politico per poi tornare a fare i magistrati perché le informazioni acquisite nel corso dell’attività di pm potrebbero essere utilizzate a fini politici, mentre l’imparzialità del loro operato non sarebbe più garantita in caso di rientro in magistratura“. Una posizione netta, sicuramente un ottimo spunto di discussione.

Il revolving door – La mancanza di una legislazione definitiva sul fenomeno del revolving door è alla base di polemiche come queste. In pratica, alcuni Paesi stabiliscono un periodo di tempo prima del quale una persona non può passare ad occuparsi di altre mansioni collegate alla precedente o un ritorno all’attività iniziale. In tal caso, Ingroia non potrebbe tornare a fare il magistrato, se non dopo un ragionevole periodo di tempo. Dovrà comunque aspettare 5 anni prima di poter chiedere il trasferimento da Aosta, previa la pronuncia definitiva del TAR o, in caso, del Consiglio di Stato.

Tuttavia, verrebbe da chiedersi, come ha sottolineato il Codacons: quali garanzie si hanno della totale imparzialità dell’organo giudicante? È possibile essere leader di un movimento politico, con tutte le posizioni da assumere, contemporaneamente allo svolgimento di un lavoro in magistratura?

Ingroia non è nuovo a queste polemiche. Senza una verità accertata in via giudiziaria, ha mosso pesanti accuse contro Silvio Berlusconi e altri personaggi politici. Ancora, ha partecipato a manifestazioni di partito quando era ancora a tutti gli effetti un magistrato. Infine, con i suoi articoli ha espresso pareri politici in contrasto con la sua figura professionalmente imparziale. Il dubbio è più che legittimo. Al TAR, dunque, l’ardua sentenza.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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