Il Sole delle Arti. Raffaello in mostra a Torino

23/11/2015 di Simone Di Dato

La mostra, alla Reggia di Venaria di Torino, ripercorre le tappe principali dell'intera carriera dell'artista, dagli anni giovanili di Raffaello, passando alla sua formazione artistica tra Urbino e Città di Castello, sino alla prima maturità, tra Perugia, Siena e Firenze

Il sole delle arti

Fino al prossimo 24 gennaio sarà possibile visitare, nella prestigiosa cornice della Reggia di Venaria, un nucleo selezionato di alcuni dei più celebri capolavori del “divino” Raffaello, accompagnati per l’occasione da opere di maestri che hanno avuto un ruolo fondamentale nella carriera artistica del pittore di Urbino. “Raffaello. Il Sole delle Arti” è il nome della mostra che guarda al grande esponente del Rinascimento italiano da un singolare punto divista, vale a dire raccontando il suo impegno creativo rispetto alle cosiddette “arti applicate”, alla ricerca dell’ideale di classicità e alla grammatica compositiva che si traduce in tecniche e modelli unici nelle sue opere.

All’appello centotrenta opere, tra cui i dieci dipinti di Raffaello accompagnati da arazzi, maioliche, monete, cristalli di rocca, placchette, smalti, vetri, armature e intagli di grandi maestri che hanno influenzato il maestro o  da lui stesso influenzati. Si tratta di prestiti che hanno coinvolto le più  importanti istituzioni museali italiane e internazionali, basti pensare ai Musei Vaticani, il Residenzschloss di Dresda, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, il Victoria and Albert Museum di Londra, gli Uffizi, la Galleria Palatina di Palazzo Pitti, il Museo Nazionale del Bargello, il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, la Galleria Nazionale delle Marche di Urbino e il Museo di Capodimonte di Napoli tra tutti.

Raffaello, Ritratto di Elisabetta Gonzaga, 1504-1505 circa.
Raffaello, Ritratto di Elisabetta Gonzaga, 1504-1505 circa.

Quanto largo e benigno si dimostri talora il cielo nell’accumulare in una persona sola l’infinite ricchezze de’ suoi tesori e tutte quelle grazie e’ più rari doni che in luogo spazio di tempo suol comparire fra molti individui, chiaramente potè vedersi nel non meno eccellente che grazioso Raffello Sanzio da Urbino.” E’ con queste parole che Giorgio Vasari comincia la sua biografia di Raffaello nelle Vite de’ più eccellenti pittori, scultori ed architettori, esaltando le grandi doti di artista e di simbolo di un revival incentrato sul mito dell’età classica che alimentò un’epoca intera. E di fatto fu proprio lui ad incarnare il sogno estetico del Rinascimento, sempre legatissimo a quella Urbino, dove nacque il 6 aprile 1483, che per una serie di felici circostanze fu uno dei centri rinascimentali più innovativi in campo artistico e culturale, dove furono accolti illustri personalità straniere e della penisola italiana. Di questa città Raffaello porterà con sè l’amore per la perfezione stilistica, quel “decoro” che divenne l’ideale del tempo, ma sopratutto la colta e raffinata eredità della corte di Guidobaldo di Montefeltro, cenacolo del neoplatonismo di Marsilio Ficino. Tra tutti i pittori del Rinascimento, Raffaello è forse uno dei più complessi, così chiaro e sereno, si può dire perfetto, quasi da apparire sfuggente, nell’ampio respiro delle sue composizioni in bilico tra il prodigioso godimento visivo e l’inafferrabile.

Raffaello, La Muta, 1507
Raffaello, La Muta, 1507

La mostra, che ripercorre le tappe principali dell’intera carriera dell’artista, si apre con gli anni giovanili di Raffaello, della sua formazione artistica tra Urbino e Città di Castello, per poi giungere alla prima maturità, tra Perugia, Siena e Firenze. A influenzare questi anni giovanili Luca della Robbia, il Perugino, Pintoricchio e Luca Signorelli. Risaltano immediatamente tre bellissimi dipinti di Raffaello: “Ritratto di giovane con la mela” databile al 1505 circa e l’altro prestito degli Uffizi, “Elisabetta Gonzaga Montefeltro”, bellissimo ritratto in cui aspetti tipici dell’arte fiamminga, che ebbe alla corte urbinate grande fortuna, si traducono nella cura con cui è eseguita la veste, nella meticolosa attenzione ai particolari e nello studio della psicologia della nobildonna. A questi si aggiunge “Ritratto di donna. La Muta“, in cui oltre all’impostazione leonardesca si fanno notare l’abbigliamento sfarzoso della donna e la resa di una “complessa e sottile realtà psicologica”.

Raffaello, Madonna del Granduca, 1504.
Raffaello, Madonna del Granduca, 1504.

Si prosegue dunque verso uno spazio dedicato alle incisioni tratte dalle opere del maestro che portano tra gli altri la firma di Marcantonio Raimondi, Marco Dente da Ravenna e Ugo da Carpi, per poi giungere ad una serie di oggetti tra cui maioliche istoriate, vetri,  placchette in metallo, armature, smalti e intagli lignei. Cori di angeli e strumenti musicali che perdono ogni valore nell’armonia celestiale delle “Estasi di Santa Cecilia” della Pinacoteca Comunale di Bologna ed Evangelisti, figure celestiali attorno a Dio Padre come nella descrizione dell’Apocalisse di San Giovanni nel dipinto “Visione di Ezechiele, da Palazzo Pitti. Verso la fine del percorso una sezione dedicata  al tema della “Madonna col bambino”, rappresentato dalla “Madonna del Granduca” di Raffello, prestito di Palazzo Pitti, replicata nella “Madonna Bridgewater”, tela attribuita al periodo fiorentino maturo dell’artista e nella “Madonna d’Orléans” di Gerolamo Giovenone. Uno spazio dedicato a quegli  arazzi i cui cartoni erano stati commissionati da Leone X per la Cappella Sistina, chiude la mostra con il contributo del maestro alla ”pittura di storia”, a compimento di una carriera artistica prodigiosa le cui opere rendono Raffaello uno degli artisti più celebrati di sempre.

…persegue sempre, nella vita dell’arte, il sogno di una grandezza oltre i confini dell’anima; di una dignità più solenne d’ogni magnificenza.
A. Venturi
, Raffaello, 1935

Info:
Raffaelo. Il Sole delle Arti
Reggia di Venaria Reale, Sale delle Arti, II piano.
Dal 26 settembre 2015 al 24 gennaio 2016
a cura di Gabriele Barucca e Sylvia Ferino, con un comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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