Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra

09/02/2016 di Simone Di Dato

La mostra "Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra" porta a Milano fino al 5 giugno, al piano nobile di Palazzo Reale, le più interessanti produzioni artistiche del Simbolismo

Conservano una suggestiva vena immaginifica gli ultimi versi che Dino Campana scrive ne L’Invetriata, una poesia tratta dai “Canti orfici” del 1914,  pervasa di visioni magiche e violente, versi capaci di incarnare perfettamente il complesso universo di cui i Simbolisti furono i più importanti interpreti. Come tutti i momenti terminali di un ciclo, anche il Simbolismo, in qualità di ultimo grande colpo di coda del Romanticismo, fu destinato a custodire alcune istanze romantiche dal cuore dell’Ottocento insieme ad orizzonti avanguardisti dell’arte del secolo successivo. Vergini, sirene, valchirie e streghe, eroi mitici, amore, passione, bellezza onirica, morte: il merito dei simbolisti è sopratutto la capacità di leggere con occhi interiori una realtà completamente trasfigurata, e nel disprezzo della volgare apparenza del visibile, quella di ridurre in essenza i simboli per evocare al meglio immagini che suggeriscono la vera ragione delle cose.

Giorgio Kienerk, La Giovinezza, 1902
Giorgio Kienerk, La Giovinezza, 1902

Promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e Arthemisia Group, la mostra “Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerraporta a Milano fino al 5 giugno, al piano nobile di Palazzo Reale, le più interessanti produzioni artistiche del Simbolismo. Inserita in un preciso programma dedicato all’arte tra fine Ottocento e inizio Novecento e che ha già visto l’inaugurazione di Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau, la mostra ha il merito di portare per la prima volta in Italia alcuni tra i più significativi capolavori del simbolismo europeo, un centinaio di dipinti, oltre alla scultura e un’ eccezionale selezione di grafica, provenienti da importanti istituzioni museali italiane ed europee oltre che da collezioni private.

Klinger, Tritone e Nereide
Max Klinger, Tritone e Nereide (Le Sirene), 1895

Cuarato da Fernando Mazzocca e Claudia Zevi in collaborazione con Michel Draguet, l’allestimento ci introduce immediatamente in un’atmosfera orfica e misteriosa, chiaramente evocativa dei soggetti in mostra e avvolti dal buio. In tutto 21 sezioni accompagnate dalle poesie di Baudelaire, tratte dalla raccolta “I fiori del Male“, un testo sacro, e vero fil rouge della mostra, che con i suoi versi allusivi abbandonati  all’essere e all’interiorità, diventa simbolo di un’altra realtà. All’appello Fernand Khnopff con la sua donna-ghepardo, soggetto di Carezze (L’Arte) e la testa di Orfeo galleggiante sull’acqua di Jean Delville, entrambi provenienti dal Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique di Bruxelles, ma anche le rappresentazioni dei miti di Gustave Moreau, l’enorme, sublime opera di Ferdinand Hodler, intitolata l’Eletto, dall’Osthaus Museum di Hagen e Il silenzio della foresta di Arnold Böcklin, dalla Galleria Nazionale di Poznan. Ancora il mistero di Odillon Redon, il colorismo dei Nabis, le sirene di Max Klinger, Félicien Rops con il suo  Pornokratès, la torbida visione tra lussuria e morte de Il Peccato di Franz von Stuck.

Cressini
Carlo Cressini, Le gelide acque del lago Märjelen, 1908

Accanto ai capolavori europei, i Divisionisti italiani, tra tutti Giovanni Segantini e Gaetano Previati, accanto ai quali si aggiungono gli straordinari lavori di Galileo Chini, Luigi Bonazza, Leo Putz, Giorgio Kienerk e gli scultori Leonardo Bistolfi e Amleto Cataldi, che dialogheranno con le icone dell’arte simbolista, in un confronto fatto di influenze e diverse suggestioni, tra l’esaltazione di linee e colori, reazioni emotive e immagini che custodiscono la levità del sogno.

Le stelle sono bottoni di madreperla e la sera si veste di velluto:
e tremola la sera fatua: è fatua la sera e tremola ma c’è
nel cuore della sera c’è,
sempre una piaga rossa languente.

Dino Campana, L’invetriata, (vv. 8-11)

Info:

Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Époque alla Grande Guerra
a cura di Fernando Mazzocca e Claudia Zevi
in collaborazione con Michel Draguet
03 Febbraio 2016 al 05 Giugno 2016
Palazzo Reale, Milano

 

 

The following two tabs change content below.

Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
blog comments powered by Disqus