Il Santo Padre si “dimette”. Motivi di salute, ma non solo…

12/02/2013 di Luca Tritto

papa-ratzinger-dimesso

L’annuncio è di quelli che non passano inosservati. Il Sommo Pontefice della Chiesa Cattolica di Roma, Benedetto XVI, ha annunciato, durante il Concistoro per la canonizzazione dei Martiri di Otranto, di rinunciare al Trono di Pietro a partire dal 28 febbraio.

È una scelta ardua, preparata da mesi, a quanto riferiscono le persone a lui più vicine. In un discorso tenuto in latino, il Santo Padre ha addotto motivazioni di ordine personale, ossia la sua precaria situazione fisica, debilitata da stress, anzianità e, forse, un male non detto. Non è la prima volta che un Papa rinunci al Ministero Petrino, è già il settimo caso. Tuttavia, fa effetto sentire una storia del genere nel terzo millennio.

Già da tempo, circolava la voce in ambienti vicini alla Chiesa della debolezza del Pontefice. I numerosi viaggi, le fatiche letterali di riflessione teologica e il governo della Chiesa Cattolica hanno minato la salute di Ratzinger, oggi 86enne. È un Uomo di grande cultura, di grande rigore e fautore di una apertura progressista della Chiesa. Il suo Pontificato non è stato di quelli facili. La successione di un Papa amato e stimato come Giovanni Paolo II doveva rispecchiare una politica di continuità. Bisogna però notare come, a differenza del predecessore, Benedetto XVI abbia concentrato le sue energie sulla riconciliazione delle varie anime della Chiesa, da concepire come un unico corpo composto da diverse correnti. Le sue opere letterarie hanno segnato un avvicinamento della Chiesa alla comunità dei credenti: le opere sulla vita di Gesù e, su tutte, l’Enciclica Caritas in Veritate, una riflessione teologica che ha riguardato anche il discorso, forse più materiale, della trasparenza. E non è un caso che quest’opera sia stata molto apprezzata dall’ex capo dello IOR, Ettore Gotti Tedeschi, il quale, proprio su indicazione del Pontefice, ha permesso all’Istituto di adeguarsi alla normativa sulla trasparenza delle operazioni finanziarie voluta dall’Unione Europea. Da qui può nascere uno dei filoni del nostro discorso. Il Segretario di Stato, Cardinale Tarcisio Bertone, il quale ricopre anche la delicatissima carica di Camerlengo, sembrò non apprezzare tale manovra, di fatto sfiduciando il Banchiere cattolico, dimessosi poi dalla carica.

Proprio fra tali gesti e lotte di potere, si potrebbe trovare la chiave di lettura della scelta di Ratzinger. In particolare, lo scandalo Vatilileaks e le dichiarazioni del “corvo” Paolo Gabriele, maggiordomo di Sua Santità, hanno colpito nel profondo il riflessivo Papa. La notizia del suo arresto spinse Benedetto XVI al pianto, ma la reazione immediata avvenne il giorno dopo, il 26 Maggio 2012, quando disse in Piazza San Pietro: “Il vento scuote la Casa di Dio, ma essa ha le sue fondamenta nella roccia”. Parafrasando San Paolo, il Papa ribadì la solidità del suo dicastero attraverso una frase dal significato immenso, segno di un uomo profondamente colto. Gabriele, come si sa, ha beneficiato del perdono del Santo Padre. Gli scontri interni alla Chiesa, le pressioni, potrebbero aver spinto il Successore di Pietro a farsi da parte, in modo tale da permettere a qualcuno, più forte e vigoroso, di porre fine a questi giochi occulti e riportare la Chiesa in mezzo ai suoi fedeli.

Bisogna saper leggere tra le righe del discorso pronunciato ieri. E può darsi che queste non siano solo illazioni. C’è chi accusa Ratinger di aver fatto un gesto egoistico, a differenza del suo predecessore, il Beato Giovanni Paolo II, il quale portò avanti la sua opera fino a soccombere alla malattia, come Gesù, il quale non “scese” dalla Croce, ma vi rimase fino alla morte. Personalmente, credo il contrario. Il gesto di Bendetto XVI, uomo lungi dall’essere egoista, dimostra, invece, un grande amore per la Chiesa. Proprio la Chiesa, vive oggi un periodo difficile, dettato da scandali, scontri interni, interessamento di aspetti temporali piuttosto che spirituali. Il Papa, nella Sua opera, ha cercato di invertire questa tendenza, favorendo il dialogo interreligioso, aprendo alla modernità senza perdere la propria identità, senza restare chiusi tra le mura d’Oltretevere. E il fatto che il Santo Padre possa credere sia arrivato il momento di un Pontefice, forte, fisicamente, moralmente, spiritualmente a guidare la Chiesa di Cristo i questa delicatissima fase, dimostra la grandiosità del Suo gesto.

Non sapremo mai se questa rappresenta la realtà delle coseì. Non sono decisioni che si prendono a cuor leggero. Ora spetterà ai 117 Cardinali riuniti in Conclave designare il 266° successore di Pietro. A prescindere da chi sarà, lo aspetta un compito arduo, quello di proteggere e difendere la Fede e le sue istituzioni, nella più totale armonia con la modernità e, soprattutto, con la comunità dei fedeli. Non mi resta che augurare il meglio per Joseph Ratzinger, e aspettare la fumata bianca dal Palazzo Apostolico.

The following two tabs change content below.

Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
blog comments powered by Disqus