Il ritorno del centrodestra: Milano, Bologna, Roma.

20/11/2015 di Ludovico Martocchia

Un patto “Be.Sa.Me” per l’unità dei “conservatori italiani”: il centrodestra vuole ritrovarsi per le amministrative del prossimo anno. Per Palazzo Marino dovrebbe scegliere Berlusconi, per Palazzo d’Accursio Salvini. Mentre la Meloni sarà il candidato per il Campidoglio?

Che Berlusconi non mollasse mai, non lo scopriamo di certo oggi. Il piano per le prossime amministrative sembra parzialmente promettente e competitivo. Tre città su tutte. A Milano, di fronte ad un centrosinistra barcollante che non è riuscito a riproporre Pisapia, l’ipotesi Sallusti potrebbe funzionare. A Bologna, il traino della Lega di Salvini potrebbe permettergli un risultato clamoroso. Così come a Roma, dove ancora nulla è deciso, se Giorgia Meloni accettasse l’investitura, il centrodestra potrebbe addirittura tornare al Campidoglio dopo gli scandali di Mafia Capitale, grazie ad un Pd su percentuali irrisorie che pagherebbe la gestione Marino.

Palazzo Marino. Il direttore de Il Giornale, proprietà della famiglia Berlusconi, è ad un passo dal sì. Alessandro Sallusti sta valutando le varie opzioni nel caso non venisse eletto – una direzione di Mediaset o di Panorama. Insomma un paracadute sicuro per il giornalista c’è. Il suo sfidante potrebbe essere Giuseppe Sala, il commissario speciale di Expo. Non ha ancora sciolto la riserva, ma sembra che il Pd punti su di lui. Qui l’asse tra Berlusconi e Salvini, rinvigorito dagli ultimi incontri, sembra rigido, in grado di contendere la poltrona di sindaco al centrosinistra e al M5S.

Palazzo d’Accursio. A Bologna il Carroccio vorrebbe dettare legge. Così dichiara Libero: Salvini preme per Lucia Bergonzoni. Sarebbe una sorta di spartizione, a Milano deciderebbe prevalentemente Forza Italia, mentre la parola a Bologna spetterebbe alla Lega Nord. Berlusconi non sembrerebbe totalmente propizio a riguardo, ma ormai gli equilibri interni al centrodestra sono cambiati. Dopo il congresso di Bologna, gli ultimi sondaggi e i risultati elettorali, sembra esserci una comune veduta di intenti e una parità di poteri.

Il Campidoglio. Qui la situazione è più complessa, pesa il veto della leader di Fratelli d’Italia Meloni su Alfio Marchini. Anche se Tajani ha già avvertito Berlusconi: «Guarda che o candidiamo Alfio Marchini o si perde» (Merlo su Il Foglio). Roma è probabilmente la città più difficile in cui districarsi: la destra è molto forte, ma ancora divisa. Giorgia Meloni non ha sciolto ancora gli ultimi dubbi. Berlusconi vuole una sua candidatura in assenza del sostegno a Marchini. La leader di Fdi vorrebbe annunciare la corsa al colle più alto della Capitale solamente il prossimo 7 febbraio in occasione di una grande manifestazione. Dal resto del centrodestra fanno sapere: troppo tardi. La stessa campagna elettorale potrebbe logorarla, i suoi sondaggi non sono altissimi e sua sorella è indagata per corruzione dalla procura di Roma. Eppure i fattori che danno una qualche speranza ci sono: un centrosinistra immobile e diviso, un Movimento 5 Stelle che ancora non ha scelto il suo nome e rischia di disgregare il suo vantaggio, Alfio Marchini che può erodere il consenso non solo del centrodestra ma di tutti i candidati in gioco.

La legge della politica italiana però potrebbe ripetersi: un centrodestra unito è sempre competitivo e contro un centrosinistra diviso ha la strada spianata. Si è visto per esempio in Liguria, dove la divisione tra il Partito democratico che sosteneva Raffaella Paita e il resto della sinistra che appoggiava Luca Pastorino, ha portato al disastro alle urne. La Lega e Forza Italia insieme rimangono maggioritari in molte regioni d’Italia. Sebbene Berlusconi abbia perso quella capacità leaderistica che gli permetteva di essere “il grande federatore” della destra italiana, la volontà di Salvini e del resto dei “conservatori italiani” sembra andare nella direzione privilegiata dal suo ex-padrone. Il vertice tenutosi ieri a Palazzo Grazioli lo dimostra: “il patto Be.Sa.Me” (Berlusconi, Salvini, Meloni) tiene duro. Testimonia anche Fabio Rampelli di Fdi – molto vicino a Giorgia Meloni: «La notizia è che si andrà insieme in tutte le grandi città. Non vedremo gli spettacoli indecenti offerti nelle Marche, Toscana e Puglia, dove le nostre divisioni hanno oggettivamente favorito la sinistra».

D’altronde, il congresso di Bologna potrebbe aver sancito qualcosa di nuovo, un passaggio della staffetta tra il Cavaliere e il segretario del Carroccio: si capirà solo nei pressi delle prossime elezioni amministrative se il nuovo progetto reggerà e se l’equilibrio tripolare tra Pd, M5S e un centrodestra unito verrà confermato, con la possibilità per tutte e tre le forze politiche di aspirare alle poltrone più scottanti in ballo. Renzi è avvertito, gli ultimi sondaggi potrebbero spaventarlo.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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