Il ritorno dei gattopardi

16/01/2013 di Luca Tritto

moggiLa caduta del governo di Berlusconi ed il conseguente governo tecnico di Monti, avevano acceso le speranze, anche dei più scettici, per un profondo rinnovamento politico, sociale e culturale dell’Italia. Invece, dopo un anno di tasse, spread, polemiche e tentativi falliti di cambiamento, ci sembra di ritornare al punto in cui ci eravamo lasciati.

A dire il vero, qualche faccia nuova si vede – non sempre è un bene – e qualcuno si rifà vivo dopo un anno di silenzio. Ma procediamo con ordine. Partendo dall’estrema sinistra vediamo un Nichi Vendola agguerrito, deciso ed anche un po’ provocatorio con certe uscite. E fin qui ci può stare. Poi vediamo la Rivoluzione Civile del Dott. Ingroia. Ospite nella puntata di ieri a Ballarò, l’ex magistrato è sembrato tentennante nel rispondere ad una domanda di Floris sull’Imu e tasse varie, segno di un po’ di confusione sul tema. Del resto, provenendo da altri ambienti, ha avuto la correttezza di dire che il suo movimento ha dietro degli economisti per questioni del genere. Una cosa più che giusta, però, la dice: la detassazione potrebbe realizzarsi se si aggredissero i patrimoni illeciti della criminalità organizzata e se si recuperassero i capitali dell’evasione fiscale. L’economia non sarà il suo forte, ma la legalità – finora incredibilmente poco trattata dalle altre forze politiche – posta come punto centrale della sua campagna elettorale da un grande segnale. Chissà come la pensa l’elettorato, giudice supremo della contesa.

Passiamo al PD: sembrava che il tentativo di rottamazione di Renzi avesse avuto comunque buone ripercussioni sul partito. Ci sono state promesse di rinnovamento, le tanto agognate primarie per i candidati. E invece? Eccoci al punto di partenza. Non solo abbiamo assistito alla deroga dei tre mandati parlamentari, previsti dallo Statuto del partito, per i vari Bindi, Turco, Finocchiaro e compagnia, ma i vincitori veri delle primarie si sono visti soppiantati nelle liste dalle famigerate nomine dall’alto. Ebbene si: anche il PD ha questo vizietto, tanto criticato se fatto da altri (vedasi PDL, ma ci arriviamo). Si può parlare di democrazia interna? I dubbi ci sono. Sebbene venga posto in risalto la grande presenza delle donne a capo delle liste (magari era ora), il Segretario ha provveduto bene, tramite il suo famigerato “pacchetto”, a sistemare chi voleva lui a scapito dei veri eletti nelle primarie. A tal proposito, da buon calabrese mi chiedo cosa ci faccia la Bindi capolista in Calabria. Davvero così impresentabile agli elettori da ricorrere ai notabili calabresi per ridarle il tanto agognato seggio? Già immagino con quali argomenti possa presentarsi in una regione per la quale non sembra abbia fatto molto, quando di cose da fare ce ne sarebbero fin troppe.

Passiamo al grande centro di Monti-Fini-Casini-Montezemolo. Sembrerebbe la novità del panorama politico, vista la “salita” del Professore e l’ingresso del Presidente della Ferrari. Anche qui i toni duri della campagna elettorale non mancano. È bene però fare attenzione a ciò che si dice. Infatti, Monti sta cercando di convincere gli elettori promettendo di modificare l’Imu, detassare e ripartire. È chiaro quanto certe misure siano state dettate dalla criticità di un momento non ancora concluso. Sono manovre per aggiustare qualcosa rotto da altri. Eppure ci si può chiedere: se si può detassare o esistono altri metodi per la soluzione della crisi del debito pubblico, come mai vengono spolverate sotto forma di promesse in campagna elettorale? Siamo pur sempre in una situazione delicata. Non ci si poteva pensare prima? Altra piccola annotazione: l’apertura alla società civile è di nobili intenti. La candidatura, però, di persone come la grande campionessa di scherma Valentina Vezzali sembra un colpo alla ricerca del consenso nazional-popolare di altri tempi. Speriamo la schermitrice, abituata al fioretto, possa resistere alle sciabolate della politica. Di certo questa coalizione è la rappresentazione di gruppi di interesse e di potere di alto livello. Tuttavia, si spera, il lavoro fatto da Monti come tecnico non deve fare da deterrente per una scelta nei suoi confronti. È stato chiamato, ha fatto ciò che doveva (magari anche voleva), ora sta a noi decidere se crederci. Agli elettori l’ardua sentenza.

Si arriva infine allo schieramento di centro-destra, dove il Cavaliere ogni giorno ne tira fuori una dal cilindro. L’ultima trovata è la ripresentazione di Nicola Cosentino al terzo posto nella lista del PDL in Campania per il Senato. Collegare l’epiteto “impresentabile” a Cosentino è fare poco: inquisito più volte per presunti legami con la Camorra dei Casalesi, è stato salvato dal voto della Camera su intercettazioni scottanti che lo riguardavano. Del resto, per come stanno le cose, anche la criminalità vota. Non vorrei poi dimenticare il ritorno di Luciano Moggi, candidato da Stefania Craxi. Anche qui il consenso nazional-popolare di medio-basso livello si cerca presentando un impresentabile, già condannato per Calciopoli, vero esemplare della vergogna e dell’immoralità vigenti nel nostro calcio.

Ciò che si vuole sottolineare, concludendo, è quanto, in tutti gli schieramenti, troviamo gli stessi volti protagonisti, negli ultimi 20 anni, nella gestione del Paese. Sono cambiate le sigle, gli accordi, le posizioni, ma i leader sono sempre quelli. Sarà anche colpa del Porcellum, ma la verità è una mancanza di volontarietà, o di capacità, di rinnovamento. Sembra tutto inutile. I politici si rinnovano con movimenti, contenitori, correnti, ma restano sempre gli stessi. Novità non se ne vedono. È qui mi torna in mente il Gattopardo. Bisogna che tutto cambi affinchè le cose restino come sono. Ma al posto dei veri Gattopardi, come direbbe il Principe di Salina, ancora oggi troviamo le iene e gli sciacalli, esponenti di una classe dirigente colpevole di averci portati a questo punto e ancora incapaci di farsi da parte nella lotta per il potere.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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