Il risveglio del gigante: Hollywood 1970-1980

30/07/2015 di Jacopo Mercuro

Come visto nel precedente appuntamento, Hollywood, dopo un decennio di difficoltà, provò a rialzare la testa. Il risveglio del gigante venne favorito in primis dalla scomparsa di una rigida censura, permettendo l’uscita in sala, di pellicole più vicine alle nuove generazioni.

Alla fine degli anni ’60 l’industria cinematografica statunitense capì che era giunto il momento di dare un taglio con il passato, muovendo i primi passi verso il futuro. Le innovazioni tecnologiche, rappresentavano uno step necessario al rinnovamento. Sul finire del decennio, erano sempre di più i film a colori, realizzati con la Eastman Color. I formati panoramici si prestavano alla spettacolarizzazione delle immagini. Le riprese vennero aiutate dall’introduzione delle macchina da presa a mano, che donavano più dinamicità alle pellicole. Anche le vecchie macchine da presa fisse vennero mandate in pensione da attrezzature sempre più leggere. Arrivò inoltre la steadycam, una macchina da presa che, grazie ad un imbracatura indossata dall’operatore, permetteva la realizzazione di riprese in movimento, con uno stile mai visto prima. Oltre alle immagini, anche il mondo del sonoro iniziava ad entrare in una nuova epoca, grazie soprattutto alle registrazioni a piste multiple durante la produzione. Agli inizi degli anni Settanta, Dolby era in grado di fornire nuove tecnologie per la riproduzione del suono, messe in atto per la prima volta da Stanley Kubrick in Arancia Meccanica. Le sale, dopo una necessaria ristrutturazione, erano pronte a proiettare il primo Star Wars di George Lucas, pellicola che rese la riproduzione stereofonica uno standard per le grandi produzioni.

L’inizio di una nuova era, venne sancita dal lento ritiro della vecchia scuola di registi, favorendo la nascita di quella che sarà chiamata la New Hollywood, sorretta da artisti come Woody Allen, George Lucas, Francis Ford Coppola, Brian de Palma, Steven Spielberg e Martin Scorsese. Le nuove leve, subito soprannominate Movie Brats, alternavano lavori basati su generi già consolidati, ad un nuovo tipo di cinema, più vicino a quello d’arte europeo. La necessità di una lettura simbolica e il finale aperto di 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, si poteva intuire la direzione che stava prendendo la nuova Hollywood. La sperimentazione venne attuata in film giovanili sulla controcultura. Il trasgressivo Easy Rider, accompagnato da una colonna sonora rock, riuscì a coinvolgere un gran numero di spettatori, facendo da spartiacque con il passato. I movie brats abbracciavano la politica sulla’autore, studiata nelle scuole di cinema, convivendo con l’ambizione di diventare artisti di livello, come quelli della tanto amata Nouvelle Vague.

Anche le istituzioni intervennero in aiuto dell’industria cinematografica. Grazie ad una legge del 1971, venivano riconosciuti dei crediti d’imposta per favorire gli investimenti nelle produzioni nazionali. Le major riuscirono a produrre film originali e di grande successo come Qualcuno volò sul nido del cuculo e Taxi driver. La vera forza della grande Hollywood, come già detto, era ormai evidentemente costituita dalla nuova generazione di registi; i movie brats, nonostante il loro credo in un cinema d’arte, diedero vita anche a pellicole in grado di coinvolgere un numero sempre maggiore di pubblico. Prime visioni come Il padrino, Lo squalo, L’esorcista, Rocky e Guerre stellari, infransero tutti i record d’incassi, portando milioni di dollari nelle casse degli studios. Il ritorno al successo delle megaproduzioni, momentaneamente in pensione dopo gli insuccessi degli anni Sessanta, riportarono in auge i blockbuster. Tuttavia, i produttori, ancora scottati dal periodo di crisi, restavano poco propensi a lasciare troppa libertà di scelta ai registi. L’uscita dei grandi film, era studiata in ogni dettaglio, dalla data di inizio programmazione, alla campagna pubblicitaria. I successi degli anni Settanta aprirono le porte ai sequel, creando saghe come Rocky, Star Trek e Star Wars, vive più che mai nei nostri giorni.

Nonostante la fondamentale importanza dei movie brats, nella rinascita di Hollywood, i dirigenti delle major si lamentavano del loro operato, a cause delle richieste sopra le righe. I giovani registi ambivano a creare film d’autore dai costi eccessivi, non necessari al successo dei blockbuster. Al film artistico, le major preferivano le megaproduzioni, in grado di abbracciare un pubblico sempre più amplio. La fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta segnarono l’inizio di un nuovo periodo: l’era dei blockbuster; pellicole ricche di star ed effetti speciali, accompagnati da un grande lavoro mediatico e da un merchandising, in grado di far guadagnare più degli stessi biglietti biglietti.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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