Il rimpasto è servito: dall’incarico a Delrio alla débâcle Ncd

03/04/2015 di Luca Andrea Palmieri

Con Graziano Delrio alle Infrastrutture, sale ancora il peso del Pd di Renzi nelle sorti del paese. Ma alcune poltrone vanno ancora assegnate, tra cui quella degli Affari Regionali, che dovrebbe andare a Ncd. Ma la salute del partito di Alfano è tutt’altro che buona.

Graziano Delrio è il nuovo ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Alla fine, per risolvere il pasticcio Lupi, Matteo Renzi ha deciso di affidarsi a un suo fedelissimo. Anzi, forse al più fedele dei suoi collaboratori, un “renziano della prima ora”, al suo fianco da ben prima della ribalta nazionale, quando il successo del sindaco di Firenze era poco più di una scommessa.

Dalla manovra esce dunque rafforzato il premier, indipendentemente da chi otterrà un dicastero dalle parti di Ncd. La fine del doppio mandato di Lupi – che Renzi aveva confermato già dal governo Letta – riporta un ministero importante, ed economicamente molto rilevante, nelle mani del Pd renziano. A sentir molti, Lupi si lascia alle spalle l’importante influenza di Comunione e Liberazione sulla difficile partita delle grandi e piccole infrastrutture del nostro paese. “Non esistono infrastrutture né grandi né piccole ma infrastrutture che sono utili alla comunità” ha invece già dichiarato Delrio, arrivato stamattina in bicicletta a piazzale di Porta Pia.

Temporalmente, la carriera di Graziano Delrio precede anche quella del premier. Medico e ricercatore universitario, Delrio è entrato nel Consiglio Comunale di Reggio Emilia nel 1999. Del capoluogo emiliano è diventato sindaco del 2004, al primo turno col 63,2% dei voti, primo sindaco non comunista della città dal lontano 1945. Nel 2011, durante il suo secondo mandato, è diventato presidente dell’ANCI, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani, succedendo a Sergio Chiamparino. Nel 2013 diviene il Ministro per gli Affari Regionali del governo Letta, prima di diventare Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con la salita di Matteo Renzi. Una carriera politica piuttosto lineare la sua, nonché priva di scandali, contorniata solo dalla particolarità di avere ben nove figli. Nel nuovo incarico Delrio ha già dichiarato che “bisogna lavorare con trasparenza”, annunciando per questo una “stretta collaborazione” con il presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone per tutto l’ambito delle grandi opere, Expo compreso.

Intanto resta il nodo accennato, quello del nuovo ministero per il Nuovo Centro Destra. Il partito di Angelino Alfano esce ancora una volta depotenziato: c’è da chiedersi come faccia a non serpeggiare rassegnazione in un partito devastato da sfiducia, scandali e che sembra sempre più condannato all’irrilevanza. Lo dicono i numeri: la media dei sondaggi di marzo dava Alfano e i suoi al 2,7%. Meno ancora della soglia di sbarramento al 3% prevista dall’Italicum e abbassata proprio su richiesta di Ncd. Insomma, se cade il governo, l’irrilevanza più che un rischio è una certezza. E certo non c’è lo spazio per altre manovre sulla legge elettorale. Così non stupisce la facilità con cui l’ex delfino di Berlusconi appaia sempre più sottomesso al decisionismo di Renzi: il ritorno al voto, che sia con il Consultellum o l’Italicum, sancirebbe la sua scomparsa politica. A questo punto, per Alfano e i suoi, è meglio mantenere il (poco) potere rimasto, finché può durare.

In ogni caso Ncd dovrebbe riottenere un ministero a breve. Lo sviluppo più probabile è che la delega alle politiche di coesione territoriale di Delrio torni a un dicastero senza portafoglio, come prima delle dimissioni di Maria Carmela Lanzetta, magari con l’aggiunta delle deleghe per il Sud Italia. Non però quella per i fondi europei, che già aveva Delrio e che rimarrà sotto l’egida di Renzi, nell’ottica del piano già avviato dal suo braccio destro per risolvere la questione delle risorse che annualmente tornano a Bruxelles. Intanto, il nome di Alfano è già pronto, ed è quello di Gaetano Quagliariello. L’ex ministro per le Riforme Costituzionali del governo Letta è l’uomo più influente del partito di centro-destra, tra quelli che non hanno ricevuto incarichi. Eppure il suo ritorno agli uffici di palazzo Chigi sembra essere osteggiato proprio da Renzi, che preferirebbe la promozione di una donna, dopo che la nomina di Paolo Gentiloni agli Esteri al posto di Federica Mogherini ha rotto l’equilibrio di genere.

Scartata immediatamente Nunzia De Girolamo, ormai ai ferri corti con la dirigenza del suo stesso partito (a causa del suo compagno, il dissidente Pd Francesco Boccia?), per Ncd ad oggi le alternative più probabili sono Dorina Bianchi (centrista e avvezza a cambi di casacca, già ex Pdl e Pd), e la portavoce Valentina Castaldini. Pubblicamente resta però tutto da decidere: la scelta definitiva verrà annunciata dopo Pasqua. Non si tratta, tra l’altro, dell’unica poltrona da riassegnare.

Delrio ha infatti lasciato un vuoto anche per quel che riguarda il Segretariato al Consiglio dei Ministri. Per il nuovo vice più “diretto” di Renzi le candidature sono troppe per fare una vera previsione. Si parla del sottosegretario alla Pubblica Aministrazione, Angelo Rughetti, di Maria Elena Boschi (difficile però che lascia il dicastero per le Riforme), del vicecapogruppo alla Camera Ettore Rosato, della vicepresidente del Senato Valeria Fedeli, dell’ex viceministro allo Sviluppo Economico (governi Monti e Letta) Claudio De Vincenti. Rimbalzano persino i nomi di Franco Bassanini, presidente della Cassa Depositi e Prestiti e già candidato “mediatico” alla Presidenza della Repubblica; o di un allargamento dei ruoli di Luca Lotti, altro uomo tra i più vicini a Renzi, titolare ora della delega alla comunicazione. Insomma, così come per Expo, sul governo grava ancora un cartello “lavori in corso”.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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