Il ridimensionamento di al-Shabaab e il terrorismo in Kenya

04/04/2014 di Stefano Sarsale

al-Shaab, Kenya

Abubakar Shariff Ahmed, conosciuto anche come Makaburi (che significa “cimitero” in lingua Swahili), è stato trovato morto lungo una strada della città costiera di Mombasa in Kenya. Era sostanzialmente un religioso, noto tuttavia alle Nazioni Unite per essere uno dei principali reclutatori per il movimento terrorista al-Shabaab, gruppo insurrezionale islamista somalo nato nel 2006. Il movimento ha però ottenuto un maggior rilievo internazionale a partire dal 2012 quando, in un video ufficiale, il leader Moktar Ali Zubeyr ha annunciato che il movimento sarebbe entrato a far parte di al-Qaeda.

al-Shabaab, ascesa di un gruppo. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a seguito di numerose indagini, aveva etichettato Abubakar Shariff Ahmed come facilitatore e reclutatore di giovani keniani mussulmani, i quali avrebbero poi compiuto attentati per conto di al-Shabaab. In un’intervista dello scorso mese, Abubakar Shariff Ahmed aveva dichiarato alla BBC che nonostante fosse probabile che i servizi di sicurezza keniani lo uccidessero, egli non temeva per la propria incolumità: “So che stanno per uccidermi. Ma io sono un musulmano. Credo che la mia vita e la morte sono nelle mani di Allah”. Quest’ultima azione è da inquadrare nel contesto generale di sicurezza keniota che ha subìto un drammatico colpo a seguito dell’azione co­ndotta al centro commerciale Westgate Mall di Nairobi: gli attentati hanno confermato le capacità operative, ideologiche e propagandistiche del movimenti. Infatti, nonostante le difficoltà dovute ai conflitti interni, ma soprattutto alla sconfitta militare in Somalia, al-Shabaab ed il terrorismo islamico somalo sono lungi dall’essere un problema risolto, rimanendo una minaccia sia interna che internazionale.

al-Shabaab, terrorismo in AfricaWestgate Mall. Quando l’emiro di al-Shabaab, Abu Zubeyr Godane ha rivendicato l’attacco al Westgate Mall, ha dichiarato che era una rappresaglia diretta alla partecipazione keniana in AMISOM (African Union Mission in Somalia), intendendo altresì colpire i Paesi coinvolti nel processo di stabilità della Somalia, e grazie ai quali è stata possibile la riconquista di alcune delle roccaforti di al-Shabaab. L’obiettivo, senza dubbio ambizioso, costituisce il presupposto per la sopravvivenza del movimento, che ha subito un duro colpo a seguito della caduta di Mogadiscio e Kisimayo, avendo visto le proprie capacità di sostentamento economico e, conseguentemente di controllo del territorio, fortemente ridotte.

Attenzione internazionale. Ulteriore difficoltà per le milizie islamiche è l’incremento esponenziale dell’attenzione della comunità internazionale sulla minaccia del qaedismo nel Corno d’Africa. Dopo le sanguinose e radicali diatribe del recente passato nella definizione della linea di comando dell’organizzazione, gli scopi del movimento somalo appaiono decisamente troppo ambiziosi per le effettive capacità e risultano di difficile conseguimento per due ragioni : la prima è anzitutto la posizione internazionale del movimento, che ha attirato su di sé l’attenzione di una pluralità di grandi attori globali decisi ormai a tutto pur di risolvere il problema dell’instabilità della Somalia. La seconda consiste nell’interesse di diversi attori regionali nel poter partecipare alla ricostruzione della Somalia e alla ridefinizione delle sue prerogative economiche. Primi fra tutti Etiopia e Kenya, ma anche il Burundi e l’Uganda. Questi Paesi hanno infatti un manifesto interesse ad enfatizzare la dimensione della minaccia rappresentata da al-Shabaab, al fine di poter concentrare ogni risorsa, e dedicare qualsiasi sforzo alla sua soluzione.

L’Occidente. Sul fronte occidentale, medesimi interessi muovono gli Stati Uniti, la Turchia e la Gran Bretagna, che sulla Somalia hanno iniziato ad investire molto, nonostante non intendano in alcun modo commettere nuovamente l’errore di un intervento diretto per la pacificazione, visti i risultati disastrosi del passato. In conclusione, la consistenza di al-Shabaab e la sua capacità d’azione risultano in gran modo ridefinite e l’uccisione del leader religioso sembra aver tolto di scena un’ulteriore importante pedina del movimento.

Il futuro. La delocalizzazione ne ha di fatto mutato le priorità e le potenzialità, spostando le mire su nuovi fronti: l’obiettivo è diventato quindi quello di colpire gli attori della presenza militare in Somalia, con azioni terroristiche sul loro territorio, e non più gestire esclusivamente i propri traffici in roccaforti come Mogadiscio e Kisimayo. Le milizie islamiche sono destinate a sopravvivere, ma rientreranno nell’ambito di una dimensione e di una capacità d’azione del tutto differente e ridotta, rispetto al passato, mancando il supporto dovuto alle attività precedentemente svolte.Il movimento continuerà quindi a rappresentare non solo una minaccia per la sicurezza della ripresa economica e sociale della Somalia, ma anche per le truppe straniere impegnate nella stabilizzazione. A queste ultime andranno aggiunti anche i Paesi vicini che saranno probabilmente oggetto di attentati ed azioni a cadenza periodica, intenti a rivendicare il proprio ruolo nell’area. Nonostante i passi in avanti fatti siano stati molti, non va sottovaluta la minaccia rappresentata da al-Shabaab : come hanno infatti dimostrato nell’attacco al centro commerciale, essi sono capaci di provocare decine di vittime con pochi uomini e di recare serissimi danni alla già fragile economia del Paese.

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Stefano Sarsale

Dopo la laurea triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali a Pisa 2011, consegue quella Magistale presso la LUISS Guido Carli di Roma con votazione 110. Consegue succesivamente una seconda laurea Magistale in Security and Terrorism presso l'università di Kent, Canterbury. Esperienze lavorative presso il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) a Roma, Il Conflict Analysis Research Centre (CARC) a Canterbury, l'nstitute for National SecurityStudies (INSS) a Tel Aviv e l'European Strategic Intelligence and Security Centre (ESISC) a Bruxelles.
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