Il rally di Piazza Affari è destinato a durare?

15/04/2015 di Alessandro Mauri

Piazza Affari ha fatto registrare ottime performance dall'inizio dell'anno, non solo per merito della Bce e del deprezzamento dell'Euro

Il 2015 è iniziato con un’eccellente performance di Piazza Affari, trainata dai titoli bancari e da quelli del lusso. Gran parte del merito va al Quantitative easing (Qe) della Bce e ai suoi effetti sul cambio euro-dollaro, ma ci sono anche altri elementi positivi.

Titoli finanziari – Il comparto legato alle società presenti sui mercati finanziari è stato ovviamente uno dei più performanti da inizio anno a Piazza Affari, risentendo positivamente della liquidità presente sul mercato e di altri importanti elementi. Per quanto riguarda il settore bancario (+30% dall’inizio dell’anno) gli acquisti sono scaturiti innanzitutto per la ripresa della profittabilità delle banche, legata all’aumento generalizzato del prezzo dei titoli in portafoglio (in particolare dei titoli di Stato), nonché alla riforma delle banche popolari, che è stata molto apprezzata dal mercato, tanto che la sola Banca Popolare di Milano ha ottenuto un +76% dallo scorso gennaio. Anche i risultati degli stress test dello scorso novembre, che hanno promosso sostanzialmente l’intero sistema bancario italiano (escluse Mps e Carige) hanno contribuito a creare un clima di fiducia nei confronti degli istituti di credito del nostro Paese. Bene anche le società di investimento, con particolare riferimento ad Azimut, che hanno anch’esse risentito degli effetti benefici del Quantitative easing sul valore delle attività finanziarie.

Bene anche il lusso – Un altro settore che ha fatto registrare importanti aumenti del valore delle proprie azioni quotate a Piazza Affari è quello della moda e del lusso. Da Salvatore Ferragamo a Moncler, le imprese che puntano forte sui mercati internazionali, e quindi sull’export, hanno beneficiato dell’andamento molto favorevole del tasso di cambio euro-dollaro. Il fatto che la Bce abbia appena iniziato ad immettere liquidità, lasciando presupporre che continuerà a farlo ancora a lungo, e che invece la Federal Reserve si appresti a rialzare i tassi, ha spinto il cambio euro-dollaro su valori molto vicini alla parità, mentre solo qualche mese fa si aggirava attorno a 1,40. A testimoniare la salute del mercato, anche la ripresa delle operazioni di fusione e acquisizione, che sta coinvolgendo società come Yoox e World Duty Free (la società che gestisce Autogrill).

Un’euforia razionale? – Viene naturalmente da chiedersi quanto di questo rally di borsa sia da attribuire alle politiche espansive della Banca Centrale Europea e quanto invece ad un miglioramento generalizzato delle condizioni macroeconomiche e delle performance delle singole imprese quotate. Sicuramente il Qe sta spingendo le risorse dai titoli precedentemente più diffusi (titoli di Stato), verso attività più rischiose e redditizie, tra cui il comparto azionario, ma ci sono anche altri ottimi motivi economici che spingono gli investitori verso Piazza Affari. Innanzitutto occorre dire che gran parte dei valori azionari che si osservavano sul mercato fino a qualche tempo fa erano fortemente sottovalutati, risentendo pesantemente del rischio Paese, legato alla possibilità di insolvenza dell’Italia nella fase più acuta della crisi dei debiti sovrani. Basti considerare che i valori attuali (circa 23.000 punti) del FTSE Mib sono ancora meno della metà del punto più alto, raggiunto nei primi anni 2000. Certo, allora eravamo in piena bolla finanziaria (quella della cosiddette dotcom), ma comunque è abbastanza evidente come ci sia ancora un certo margine di ripresa. Un altro elemento che avvalora il buono stato di salute di Piazza Affari è il monte dividendi che saranno pagati quest’anno, e che supera i 15 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 13,7 dello scorso anno, con un dividend yield medio che si aggira attorno al 2,5%, ma che presenta punte del 6-7%.

Spazio alla ripresa – Se i segnali di ripresa, pur se piuttosto debole, saranno confermati, è evidente come questo trend sia destinato a perdurare ancora, trascinato anche dalle operazioni della Bce che continueranno fino a settembre 2016. Ovviamente questo nella migliore delle ipotesi perché, data l’elevata volatilità dei mercati azionari, e in particolare di quello italiano, ci sono numerose mine vaganti che potrebbero riportare Piazza Affari a livelli decisamente più bassi di quelli attuali. Prima di tutto il rischio di default della Grecia che non è ancora stato eliminato, mentre lo stallo nelle trattative contribuisce a mantenere una notevole incertezza sul futuro dei mercati finanziari; in secondo luogo ancora non è chiaro come reagiranno i mercati ad un rialzo dei tassi negli Stati Uniti: se Wall Street dovesse invertire la rotta e iniziare a calare, quanto sarà in grado Piazza Affari di reggere l’urto? Come se non bastasse, tutte le principali borse europee sono ai massimi storici, e prima o poi le quotazioni diminuiranno, trascinando con sé anche gli indici (come quello italiano) che non hanno avuto una performance così eccezionale. Il Qe della Bce dovrebbe in qualche modo attenuare la probabilità e l’entità di questi scenari, che però non sono assolutamente improbabili.

Lo scenario più plausibile è quello che prevede ancora qualche margine di crescita degli indici azionari, per poi lasciare spazio a fluttuazioni contenute. Il tutto finché la Bce garantirà liquidità ai mercati, poi saranno le reali condizioni economiche dell’Italia a determinare l’andamento della borsa: sarà un banco di prova importante delle riforme del Governo.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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