Il proporzionale che non ti aspetti e la probabile ingovernabilità

06/12/2013 di Giacomo Bandini

La sentenza Proporzionale – L’unico effetto veramente sortito dalla sentenza della Corte Costituzionale, in attesa delle famose motivazioni, è il ritorno al sistema elettorale proporzionale puro, senza liste bloccate né premio di maggioranza oramai dichiarati incostituzionali. La mossa politica della Corte non ha però permesso di conoscere esattamente, nell’estremo caso di scioglimento anticipato delle Camere, i dettagli fondamentali della legge elettorale in vigore da ieri: quante preferenze (si ricordi il referendum del 1991) e quali differenze fra circoscrizioni, quale metodo di calcolo utilizzare per il riparto dei seggi.  Resta dunque compito dell’ “illegittimo parlamento” cambiare immediatamente il meccanismo elettivo per non regredire nuovamente allo status quo della Prima Repubblica.

Tre strade per il futuro – Il nuovo scenario, emerso dopo il verdetto, permette di visualizzare tre chiare opzioni corrispondenti alla rotta che si intenderà percorrere nei prossimi anni dal punto di vista politico: 1) la maggioranza di governo cade schiacciata dal peso delle riforme mai fatte e dalle scissioni partitiche e dunque si procede ad elezioni immediate con il vecchio proporzionale; 2) si ritorna al vecchio Mattarellum con tutte le conseguenze e le difficoltà del caso; 3) si procede all’approvazione di una nuova legge elettorale maggioritaria o proporzionale corretta che sancisca la prima riforma riuscita, sotto l’impulso della Corte, all’arena decisionale italiana da un po’ di anni a questa parte, capace di garantire una continuità dell’esecutivo.

legge-elettorale-sentenza-corteProporzionalità, senza governo – Esaminando la prima soluzione è necessario considerare che nell’attuale situazione italiana il sistema proporzionale puro, descritto dettagliatamente nel nostro speciale, rischia di diventare l’ennesima occasione per rimanere fermi in balia dello stallo partitico e dell’ingovernabilità. Con una tripartizione quasi perfetta dell’arena elettorale che vede tre forze preminenti e quasi alla pari, il proporzionale imporrebbe un’altra volta la scelta della Grande Coalizione di governo, come avviene ad esempio in Germania. L’Italia sta subendo in questo buio periodo gli effetti negativi delle Larghe Intese ed è palese come l’attuale  governo di coalizione soffra di eccessivo immobilismo, rivelandosi debole come uno dei tanti della Prima Repubblica. Si pensi solamente all’affaire Berlusconi e alla fiducia concessa all’ultimo secondo. Un simile rinnovato esperimento nel nostro Paese è, alla luce dei fatti, poco auspicabile sotto vari aspetti. Su questo ad esempio gioca tutto Beppe Grillo, assai contento di tornare a votare con un sistema proporzionale e di sfruttare politicamente la sua pubblica avversione alla Grosse Koalition. Altro rischio da non sottovalutare è l’ennesima metamorfosi destinata ad impadronirsi dei partiti, che si presenterebbero alle urne con alleanze pigliatutto, con l’ennesimo rischio di dare alla luce coalizioni di governo senza capo né coda.

Il passo falso all’indietro – Nella seconda strada si vedrebbe il ritorno del Mattarellum. Una legge piuttosto incompleta ed esposta a numerosi difetti, descrivibile come una “finta svolta maggioritaria” in quanto non garantisce affatto la governabilità. Anch’esso riporta alla luce la probabilità di creazione di grandi e instabili coalizioni elettorali ed inoltre, pur superando la porcheria delle liste bloccate all’italiana, permetterebbe lo stesso una forte ingerenza dei partiti nelle preferenze espresse dall’elettore. Ossia la possibilità di paracadutare i candidati nei collegi favoriti o di creare le liste civetta per superare il meccanismo dello scorporo. A meno che non si voglia nuovamente vedere un Berlusconi eletto in Molise e una Bindi in Calabria, anche il ritorno al Mattarellum pare poco auspicabile.

It’s a long way to the top – Infine rimane la strada migliore da seguire, come al solito la più difficile ed impervia: lavorare su una nuova legge elettorale che garantisca finalmente una stabilità di governo all’Italia dello scempio. Chiaramente resterà la divisione netta fra favorevoli ad un maggioritario e ad un proporzionale con le dovute correzioni, ma in entrambi i casi non è ormai possibile prescindere dalla questione governabilità. Le due strade maggiormente assimilabili dal nostro impianto politico-istituzionale sono quella francese, senza semi-presidenzialismo, e quella spagnola, adattabile senza alcuna modifica costituzionale. La scelta di un nuovo sistema elettorale consiste però solo alla metà del vero percorso riformista di cui il Paese necessita da tempo. In ordine cronologico la riforma istituzionale, in particolare del Senato, sarebbe dovuta essere la prima, ma ormai è risaputo: in Italia le cose girano sempre al contrario, quando non rimangono immobili come sempre.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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