Il programma di Renzi e la fiducia al Senato: troppa carne al fuoco?

25/02/2014 di Luca Andrea Palmieri

Una giornata campale al Senato, quella che ha consegnato la prima parte della fiducia al Governo Renzi. Il primo ministro l’ha iniziata con un discorso lungo, declamato per lo più a braccio. Tra l’ampio dibattito, le dichiarazioni di voto e un Consiglio dei ministri d’urgenza per la questione Piemonte, il voto è arrivato solo in nottata. A l’una meno un quarto, minuto più minuto meno, il responso della seconda chiama nominale è stato di 169 si e 139 no. Un risultato non del tutto esaltante, contro i 158 si della maggioranza assoluta e rispetto ai 173 si che avevano accompagnato l’ultima fiducia al governo Letta. Ma che, vuoi per disciplina di partito vuoi per convinzione, vuoi per soddisfazione nella composizione del governo, ha compattato i democratici, e non era scontato. E che consegna al Nuovo Centro Destra, questo sì scontato, il ruolo di sigillo della maggioranza, che deve la sua solidità relativa anche a centristi e montiani, come già era per il governo Letta.

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Il primo ministro Renzi al Senato

Gente e malumori – L’accoglienza del pomeriggio per Renzi è stata freddina, sia dal punto di vista politico che da parte degli innumerevoli commentatori concentrati a capire quali sarebbero state le sue proposte. E di carne al fuoco ce n’è stata molta. Le parole di Renzi in effetti sembravano più uscite dalla chiusura della Leopolda che da un discorso istituzionale e, come la senatrice Finocchiaro ha confermato, hanno sorpreso una platea abituata a un tono e un modo di porsi ben diverso. Tant’è che i malumori sono stati molti: soprattutto dallo stesso gruppo democratico sono venute critiche severe (come nel caso del bersaniano Paolo Corsini, che ha accusato il primo ministro di non aver capito la differenza tra l’aula e il consiglio comunale). Ma Renzi, ben consapevole della diretta televisiva, ha probabilmente scelto di parlare alla gente, più che alla platea, proponendo un cambio di stile in linea con la sua idea di cambiamento. Tant’è che è stata richiamata la stessa riforma del Senato, che di fatto ne svuoterebbe le prerogative, proprio davanti a chi ne subirebbe le conseguenze. Il discorso comunque è stato in parte molto retorico, forse anche troppo (si pensi ai soliti richiami alla “vita vera”, come nel caso dell’assenza di reato di omicidio stradale).

Ambizioni e coperture – Programmaticamente l’ambizione è enorme, senza forse. Difficile immaginare che un solo governo riesca a fare quel che negli ultimi vent’anni nessuno ha mai potuto (o voluto) completare, dal punto di vista delle riforme. Oltre alle ormai note riforme istituzionali (Italicum, Senato e Titolo V), si è parlato dello sblocco totale dei debiti della pubblica amministrazione, attraverso un uso “non convenzionale” della cassa depositi e prestiti, di un fondo di garanzia al credito per le piccole e medie imprese e soprattutto di riduzione del cuneo fiscale, con cifre a doppio numero (in percentuali o in assoluto? Un particolare non da poco, visto che ballano tra i 10 e i 30 miliardi di euro). Tre impegni che già richiedono molta spinta nell’impegno del governo, ma appaiono difficili, soprattutto per un problema di coperture. Qui la genericità del discorso di Renzi si è fatta sentire: solo per il cuneo fiscale ballano una ventina di miliardi, mentre sull’ammontare dei debiti della pubblica amministrazione siamo ancora sul piano dell’ipotesi: c’è chi parla di 80-100 miliardi, in attesa dei dati definitivi (se mai arriveranno) dalle Regioni. Avere sentito di più su questo punto sarebbe stato quantomeno rassicurante.

Il tema scuola – Il tema della scuola è stato uno di quelli su cui il primo ministro ha spinto di più nel discorso programmatico, definendolo un tema fondamentale da cui ripartire dalla crisi. Renzi ha promesso un miliardo di investimenti per ammodernare gli edifici, anche a scapito del patto di stabilità (sarà possibile? Comunque sarebbe un investimento di grande importanza). E’ tornato inoltre sul problema degli asili nido, suo storico cavallo di battaglia, con la necessità di una spinta verso gli obiettivi di Lisbona sulla loro diffusione (che in certe aree è molto carente, soprattutto al sud).

Investimenti stranieri e diritti civili – Tra gli altri punti Renzi ha insistito molto, richiamandola più volte, sulla necessità di attirare investimenti dall’estero. “L’interesse nazionale è il posto di lavoro che si crea” ha detto il premier, richiamando a un atteggiamento più positivo davanti alla possibilità di investimenti (strizzando un occhio al caso Alitalia?), richiamando così alla necessità di “trovare punti di contatto”. Un accenno è andato anche alla questione dello Ius Soli, dove il premier ha esplicitamente richiesto una legge che permetta ai bambini stranieri nati in Italia di ottenere la cittadinanza dopo un ciclo scolastico; d’altro canto ha anche chiesto che finisca il “muro contro muro” ideologico sul tema, a favore dello sforzo per un compromesso.

La difficile battaglia sulla PA – Importantissimo anche il discorso sull’organizzazione della pubblica amministrazione, già definita più di una volta “la madre di tutte le battaglie”. Due i punti fondamentali su questo piano: garantire la trasparenza assoluta di tutti i suoi costi, grazie alla loro pubblicazione su ogni singolo sito delle amministrazioni (come già proponeva Monti) e eliminare il tempo indeterminato nella dirigenza della PA. Questo secondo punto, che può apparire secondario, in realtà non solo è di enorme importanza (la dirigenza della PA è quasi sempre il collo di bottiglia che impedisce l’implementazione di molte misure), ma anche il più difficile da realizzare, viste le resistenze, fortissime, che sicuramente verranno incontrate.

L’infinita epopea della giustizia – Un altro richiamo è stato fatto alla giustizia, con un evidente accenno al conflitto ideologico degli ultimi vent’anni: “Le posizioni sono calcificate” sul tema, ha detto il premier. E’ stata proposta (anche qua però senza citare misure concrete) una riforma complessiva, sia sulla giustizia amministrativa che su quella civile, che vada a colpire soprattutto la lunghezza del processo e tutte le difficoltà connesse (sempre in ottica delle possibilità di investire, tra l’altro). Un ultimo accenno è andato alla vicenda Marò, su cui il premier ha definito “allucinante” l’atteggiamento indiano, ed ha promesso un impegno personale al riguardo.

Graziano Del Rio, di fatto il braccio destro di Renzi al governo.
Graziano Del Rio, di fatto il braccio destro di Renzi al governo.

Qualche mancanza, tante difficoltà – Il discorso dunque è stato ampio, e non mancano gli spunti. Dire che sia stato vuoto di contenuti è sbagliato, ma sicuramente sarebbe stato meglio che le “scatole” propositive fossero un po’ più piene di sostanza. E qua che si annidano i dubbi maggiori. Certo, qualcosa è mancato. Sarebbe stato un bene ricordare, e promettere impegno, sull’ormai annosa vicenda degli esodati. E un accenno ad una vera legge sul conflitto d’interessi avrebbe lanciato un segnale forte. Ma il problema principale è che l’ambizione alla base di queste misure è enorme. Sarebbe tanto, in un paese come il nostro, aspettarsi che uno, forse due dei punti fondamentali siano portati a compimento da una legislatura, e non senza compromessi. Invece Renzi, indipendentemente dalla necessità (impellente) di dare sostanza alle proposte, ha parlato di rivoluzionare in buona parte il paese.

Ne sarà capace? Difficile a dirsi. E francamente, difficile aspettarselo. Certo, ogni risultato che porterà a casa potrà essere tanto di guadagnato (ma ciò dipende, inevitabilmente, non solo dal “se” le cose saranno fatte, ma anche dal “come”). Rimane che su di una cosa il primo ministro ha ragione: i numeri dell’Italia parlano di un tracollo. Ed il paese ha più che mai bisogno di misure concrete. Speriamo che sia, per davvero e senza retorica politica, la volta buona.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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