Il progetto di riforma dell’Istruzione, sperando in una scuola con gli studenti in testa

03/07/2014 di Eleonora Pintore

La riforma dell’Istruzione è uno dei cavalli di battaglia del governo Renzi. Da che era il fulcro della sua retorica nella campagna elettorale per le primarie, inizia in questi giorni a delinearsi un vero e proprio progetto, ancora del tutto aperto a modifiche e confronti con le parti sociali.

Il progetto di riforma è il primo grande lavoro del nuovo Ministero dell’Istruzione, ad opera, su esplicito mandato di Renzi, del Ministro Giannini e dal sottosegretario, ex sindaco di Piacenza Roberto Reggi. Le maggiori novitàriguardano l’orario di lavoro degli insegnati, che da 18 aumenterebbe a 36 ore, e l’obbligo di formazione e controllo di chi, per lavoro, insegna ai ragazzi. Tutto il progetto non prevede, al momento, nessun extra budget: la macchina istruzione pubblica dovrà ridestinare i suoi fondi senza aumentarli, un obiettivo quantomeno ambizioso.

Ancora una volta la riforma parte perché“è necessaria adeguarsi all’Europa”: come se non fosse evidente che, Europa o meno, l’attuale sistema scolastico è oggi profondamente in crisi, sia per efficienza della formazione (chi si ricorda degli Invalsi?) sia per il tasso di abbandono scolastico.

Aumento dell’orario – Come accennato, le ore di lavoro degli insegnanti aumenterebbe da 18 a 36 ore, per adeguarle agli altri dipendenti pubblici. Un sistema di incentivi dovrebbe premiare chi si assume carichi e responsabilità aggiuntive oltre gli orari di cattedra. Le scuole dovrebbero aumentare i loro orari di apertura al pubblico e agli studenti, si procederàgradualmente, da un orario pomeridiano si arriveràfino alla chiusura in tarda serata, alle 22. Rimane dubbio come il Ministero possa riuscire a convincere i bidelli e il personale tecnico a gestire il nuovo orario senza modificarne lo stipendio.

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Stefania Giannini, Ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca

Una “scuola baby-sitter” è il rimedio che Reggi propone per “l’emergenza scolastica”: ma l’apertura prolungata di istituiti che spesso stentano ad offrire la carta igienica agli studenti è davvero un modo per riavvicinare i ragazzi alle aule? Il tempo libero dopo le lezioni non deve essere per forza stringato nelle aule per avere una buona qualità: il problema dell’assenza di stimoli, grandissima falla nel sistema e genitrice degli “studenti perduti”, puòessere trattata nelle ore mattutine, rivoluzionando gli standard e i metodi di coinvolgimento e apprendimento degli studenti.

Gli stipendi – Uno stipendio migliore dovrebbe essere reso agli insegnanti che si impegnano maggiormente attraverso attività extra: la decisione spetta al dirigente scolastico. Quest’ultimo potrebbe rendere “un premio”anche ai professori più meritevoli, anche se appare al momento confuso il criterio che dovrebbe essere utilizzato per valutare i docenti. Reggi accenna a criteri esterni affrancabili alla discrezione del dirigente: l’ambiente di insegnamento in primis.

Uno dei punti più duramente attaccati dai sindacati è il taglio delle supplenze esterne: l’aumento di orario dei professori dovrebbe essere finalizzato anche alle supplenze dei colleghi vicini d’aula, risparmiando sugli insegnanti non di ruolo. Secondo i sindacati sarebbero 120mila i supplenti licenziati. Il problema delle supplenze è nuovamente affrontato solo dal punto di vista economico, tralasciandone l’implicazione più importante: l’assenza di un insegnate si tramuta per gran parte degli studenti in un buco formativo, un periodo improduttivo in cui, di fatto, non si impara nulla. Perché nessuno parla di metodi efficaci per standardizzare al meglio i sistemi di comunicazione tra docente temporaneo e docente di ruolo assente affinché i programmi siano svolti, e gli studenti non subiscano ritardi ingiustificati nel loro percorso?

Quattro o cinque – Nella  bozza che dovrebbe approdare nei prossimi giorni al consiglio dei ministri è presente anche un riferimento ad un eventuale taglio dell’ultimo anno di scuola superiore secondaria: ben 1,5 miliardi risparmiati. Ma l’esistenza del quinto anno di scuole superiori non comporta solo un onere finanziario, ma anche temporale: i ragazzi italiani sono gli unici, o comunque tra i pochi, a diplomarsi al diciannovesimo anno di età. Se vogliamo seriamente  affrontare il fatto che i lavoratori di domani debbano essere competitivi su un mercato europeo (non è un opinione, ma un dato di fatto), sono necessarie le condizioni per affrontare un percorso paritario, unendo una formazione in tempi europei ai grandi pregi del nostro sistema educativo. Nonostante questa manovra costi licenziamenti dannosi per il tessuto sociale, una riforma dell’istruzione non puòprescindere dal suo scopo: garantire la migliore istruzione pubblica possibile agli studenti. Una buona idea potrebbe essere quella di sfruttare il ricambio generazionale della classe insegnante, per affrontare questo passo importante.

Le proteste – oltre ai sindacati, forti sono state le contestazioni degli studenti: “il governo pensa solo a tagliare senza un’idea di scuola”; manca un progetto unitario, mentre l’unico obiettivo resta tagliare i fondi indiscriminatamente. In un paese in cui gli studenti sono costretti a ribadire la loro evidente centralitànel sistema educativo, forse si dovrebbe riflettere di piùsulle loro esigenze. La crescita dipende dagli studenti, magari futuri insegnanti: se questa riforma dovrà essere la coccarda sulla giacca del Premier del Pd, dovrà tener conto delle loro esigenze e del mondo del lavoro che devono affrontare, prima di qualsiasi altra questione.

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Eleonora Pintore

Nasce a Sassari nel 1993. Nella sua città si diploma al Liceo Classico “Azuni”, si trasferisce a Roma per gli studi universitari. Grande appassionata di politica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla LUISS Guido Carli.
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